CUSTODE DI IMMAGINI BROMURO D' ARGENTO

di Franco LANUCARA
Osservo la tavola periodica degli elementi che occupa uno spazio importante della parete che mi trovo di fronte mentre scrivo. E' contornata da foto in bianco e nero ed a colori, di immagini che sono per me punto di riferimento che mi consentono di riempire i vuoti della mia memoria.
Tra ritratti di antiche parentele, ritrovo la mia storia passata e recente, i miei paesaggi ripresi in tanti anni di amore per la fotografia, i miei viraggi, i miei primi incontri col bromuro d'argento.
Nel sistema periodico trovo sottolineati con la penna rossa i due elementi, bromo e argento, massimi rappresentanti dell'emulsione fotografica e mi soffremo come sempre ad osservare le loro diversità chimico-fisiche. Guardo ancora una volta le loro configurazioni elettroniche, elettronegatività, stati di ossidazione, punti di ebollizione, masse atomiche e numeri atomici, ecc. Li metto a confronto e rifletto sulle loro diversità. Poi per un attimo dimentico le cognizioni scientifiche che mi permettono di razionalizzare i vari processi di combinazione dei due elementi, cancellando dalla mia memoria le conoscenze acquisite. Con la fantasia sistemo orbitali ed elettroni in una reazione di ossido-riduzione impossibile e preparo il mio bromuro d'argento ideale che precipita copiosamente. Ritrovo subito dopo i due elementi sulla mia scrivania: una lastrina d'argento luccicante, ed una fiala di bromo liquido che verso repentinamente in una bottiglia di vetro chiaro con tappo ermetico. La luce della lampada che sta sulla scrivania contribuisce con il suo calore ad aumentare la tensione di vapore dell'unico non metallo liquido. La bottiglia si tinge di rosso bruno con i vapori di bromo. Osservo i due elementi nelle loro solitudini e nelle loro diversità. Le loro anime sono diverse, ma i loro cuori pulsanti di protoni e neutroni, mi fanno sentire i loro battiti, mentre nelle loro periferie ascolto il suono degli elettroni che vibrano negli orbitali.
Ritorno indietro nel tempo e realizzo empiricamente dentro bicchieri da cucina il processo chimico che porta alla formazione di questo meraviglioso sale che racconta la storia degli uomini attravreso le immagini. Sciolgo nel mio bicchiere dell'argento (Ag) con acido nitrico (HNO3). Il cambiamento è in atto ed energie diverse si sviluppano nel processo ossido-riduttivo.
Il nobile metallo si scioglie nell'acido, ritrovo così nella soluzione l'argento come ione mentre circola nel bicchiere. Dò un'occhiata ai potenziali red-ox più per abitudine che per necessità. Il mio nitrato d'argento (AgNO3) è pronto per l'uso. Ne verso una piccola quantità in una soluzione di bromuro di potassio (KBr), la reazione è repentina (AgNO3+KBr AgBr+KNO3), ottengo così il mio sale, bromuro d'argento (AgBr), che precipita nel bicchiere e, colpito dalla luce, pian piano diventa violaceo. Apro ancora richiudendola velocemente la bottiglia che contiene bromo gassoso: presto esso si espande nell'aria colorandola di rosso e rendendola densa e irrespirabile. Mi fermo a pensare e guardo il sistema periodico degli elementi così perfetto e colmo di notizie su tutti gli elementi presenti sulla terra e su quelli preparati in laboratorio.
Ritrovo così la famiglia degli alogeni (generatori di sali) al completo. Mi soffermo a riflettere sul settimo gruppo del sistema periodico degli elementi, trovo le affinità dei primi quattro elementi. L'ultimo della scala degli alogeni, l'astato, con numero atomico 85, è un parente di secondo grado, nato in laboratorio bombardando con particelle alfa il bismuto. E' il meno alogeno del settimo gruppo anche se la configurazione elettronica esterna (Hg)6P5 ne dimostra l'appartenenza. Ha breve vita perchè instabile, non dura che otto ore circa. Lascio le considerazioni sull'astato e le mie attenzioni tornano alla "semplice" molecola del bromuro d'argento che intanto continua ad annerire nel bicchere. Dò ancora uno sguardo alla realtà visibile e concreta dell'emulsione e poi rivolgo la mia attenzione al mondo invisibile degli orbitali. Leggo ancora una volta la configurazione elettroniche dei due elementi con la segreta speranza di cogliere nell'aria lampi di elettroni d'argento e bromo, o qualche "pazzo" orbitale, mentre il bromuro d'argento esposto alla luce assorbe quanti di energia.
Il quantum assorbito, pacchetto di energia associato a radiazioni elettromagnetiche, produce trasformazioni fotochimiche sull'emulsione. Le immagini fotografiche sulla mia scrivania interrogano il sistema periodico degli elementi che traduce comprensibilmente verità scientifiche. Le sue risposte sono sempre attente: la più piccola quantità di energia che un sistema materiale può assorbire da un raggio di luce, si chiama quantum. Nel caso particolare di radiazione elettromagnetiche il quantum di luce emesso o assorbito prende il nome di fotone. Nel processo fotochimico l'assorbimento di un quantum trasforma lo ione bromo presente nel bromuro d'argento in atomo di bromo. Il fotone ha così liberato un elettrone. Inizia adesso la "lunga passeggiata" dell'elettrone che migra all'interno del cristallo del bromuro d'argento cercando accoppiamenti possibili. Lo ione bromuro privato del suo elettrone costituisce un "buco positivo". La realtà dei movimenti della piccolissima carica negativa è confermata dalla conducibilità dei cristalli dell'alogenuro d'argento, che aumenta quando questi sono colpiti dalla luce. Lo ione argento, con la sua carica positiva può muoversi attraverso i vuoti presenti nel reticolo cristallino del bromuro d'argento, e passeggiando casca nel buco positivo (germe di reazione) che tiene intrappolato l'elettrone con il quale si combina dando luogo ad un atomo d'argento. Tanti "buchi positivi" producono altrettanti atomi d'argento che così riuniti formano la sub-immagine latente. Quest'ultima, essendo poco stabile, viene aiutata da sensibilizzatori, così ora, si presenta stabilmente in tutta la sua capacità fotochimica.
Il fotosensibile bromuro d'argento intanto mi osserva dal fondo del bicchiere, sempre più scuro, dimostrandomi, nel mondo reale, la sua fotosensibilità nata dal connubio tra luce e materia. L'immagine latente, per opera di rivelatori, cioè donatori di elettroni (riducenti organici) separa l'argento metallico dal bromuro d'argento. "Il miracolo" è avvenuto, l'immagine fotografica può ora essere letta nella sua verità scientifica. Il meraviglioso bromuro d'argento ha percorso la sua strada lasciando immagini e ricordi.
Questo viaggio fotochimico al bromuro d'argento mi porta inevitabilmente indietro nel tempo alla ricerca della prima immagine fotografica realizzata dal francese Joseph Nicéphore Nièpce (anno 1826). L'emulsione fotografica, lacca d'asfalto, aveva bisogno di otto ore di esposizione alla luce. Nel 1873 il fotografo londinese John Burgess incominciò a vendere in bottiglia emulsione di bromuro d'argento; l'intuizione era felice, ma poco studiata. I sottoprodotti derivati dalla produzione del sale, rendevano l'emulsione poco "credibile".
La vera nascita del bromuro d'argento come emulsione fotografica stabile, risale al 1871 ad opera del medico inglese Maddox.
Qualche anno dopo (1878) il fotosensibile bromuro d'argento con la "maturazione", diventa il sale usato nelle lastre fotografiche. Ebbe così inizio la sua produzione industriale in campo fotochimico.

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