I TRATTATI DI ARCHITETTURA MILITARE DI GALILEO GALILEI.

di Antonino Pellicanò
A tutta la vastissima bibliografia galileiana, sono stati di recente aggiunti due testi che presentano caratteri comuni di analisi del pensiero galileiano. Essi si collegano con una corrente culturale che analizza il pensiero scientifico non solo e non tanto per gli aspetti pratici del progresso, ma cerca di individuare, negli interstizi di praticità, le causali dell'influenza della cultura contemporanea sugli autori studiati, al fine di determinarne gli influssi che portano gli autori a influenzare a loro volta, la loro epoca.
Questi due testi (1) hanno denotato, nel recente periodo, un interesse verso la scienza non più solo pratico, ma indirizzato ai processi complessivi di formazione del pensiero scientifico.
Non è un caso infatti che i recenti sviluppi di storia della scienza tendano a porre questi problemi come elementi formativi della cultura contemporanea e, in quanto tali, degni di essere sottoposti a didattica anche scolastica.
Già Della Volpe (2), per individuare il percorso della dialettica di Galilei verso la costruzione del "suo" metodo, poneva il problema proprio ".. a cominciare dalla critica Galileiana dei fondamenti aprioristici della fisica peripatetica."
Più di recente, L. Geymonat (3) poneva l'attenzione dell'errore che si compie quando si parla di metodo scientifico in generale, che può considerarsi valido solo per la parte ad esso relativa.
Questi ultimi due punti di vista sono indicativi, pure a distanza di tempo, sia del fatto che la diffusione del "nuovo" con la realtà è poco individuabile senza adeguata formazione, che dell'esigenza di meglio affrontare i problemi legati alla diffusione di questo tipo di `modello di sviluppo scientifico'.
Pur se da posizioni minoritarie e marginali queste correnti culturali presentano comunque elementi di stimolo e di costituzione di una base di conoscenza senza dubbio utile e stimolante, quanto meno per tenere contatti con le realtà di altre nazioni e comunità scientifiche. Penso che il periodo in cui visse Galileo Galilei sia senza dubbio ricco di stimoli utili a chiarire i modi di diffusione del nuovo.
E' infatti ormai riconosciuto che il periodo del secondo `500 per quanto riguarda la qualità degli interventi urbani, in particolare di quelli militari, giunge ad una maggiore consapevolezza delle interrelazioni tra tutti i fenomeni urbanistici, pur se a costo di una maggiore perdita di qualità progettuale.
Il contesto quindi in cui si collocano i Trattati di Galileo ha molteplici valenze, e, tra esse alcune mi sembrano particolarmente importanti : tra esse, il tentativo di mediare l'apporto di tutte le specializzazioni e di tutte le tecniche disponibili e, soprattutto, di recuperare alla dimensione urbana da un lato la ricerca architettonica, e dall'altro quella ingegneristica.
Tutto ciò porta a far si che l'Urbanistica stia per diventare, o è già diventata, un'attività di stato.
Gli scritti di G.G. sull'architettura militare risalgono al periodo 1592 - 1593 e sono stati scritti nel primissimo periodo dell'insegnamento nello studio di Padova, ove Galileo era approdato dopo aver vanamente cercato di ottenere la cattedra negli Atenei di Firenze e di Bologna.
Essi costituiscono, nella dinamica del pensiero galileiano, non solo un approfondimento degli aspetti tecnici connessi allo sviluppo dei metodi offensivi e difensivi che erano largamente in uso nella trattatistica del `500, ma anche un singolare momento di riflessione sulla funzione e sugli scopi dell'architettura militare.
Gli approfondimenti che possiamo trovare in questi trattati vanno da quelli linguistico letterari a quelli matematici, che, sullo sfondo di una logica di sintesi linguistica esprimevano, oltre a un controllo puntualissimo sulla `parola' anche un risultato che riecheggia in modo straordinario la modernità dello stile galileiano, cioè la sua capacità non solo di descrivere e spiegare le logiche tecniche contenute nei suoi scritti, ma anche di scavalcare e modificare l'eredità puramente retorica del "trattato" fornendo impulsi a che le capacità individuali potessero valorizzare le varie situazioni alle varie scale di necessità. Ciò è maggiormente comprensibile se si considera che questi scritti servivano a Galilei ad arrotondare i suoi stipendi con lezioni private ai capitani e ai principi.
Qui ci sono già gli elementi di critica alla conservazione di una determinata situazione.
Infatti, se è vero, come dice il Favaro (4), che i Preliminari geometrici della "Breve istruzione all'Architettura militare" sono simili ad altri trattati pubblicati all'epoca ( e qui mi limito ad osservare una grossa differenza tra il parere del Favaro e quello di A.Banfi (5) a proposito del significato dei `Preliminari...', cioè sulla loro maggiore o minore rigorosità) è anche vero che ci sono altri aspetti da annotare e da approfondire:
1) I trattati non ci sono giunti autografi, e si notano diversi errori tra gli scritti degli amanuensi, ciò che potrebbe significare che le copie siano anche derivate da altri testi su cui poi, il Galilei inserisce, con rigore linguistico e tecnico, le nuove scoperte e le nuove tecniche utilizzabili.
2) Sia il Banfi che il Favaro non trattano in modo sufficiente la complessità del lavoro di Galilei, che comprende non solo la trasmissione della conoscenza ma anche la necessità di utilizzare il proprio spirito critico, già fortissimo all'epoca, che doveva confrontarsi sia con le nuove esigenze dei principi che con le nuove (e diverse) tecniche in possesso dei "Cavalieri e soldati"(6) cui occorreva fornire (anche tramite ad es. il compasso geometrico) metodi di lettura uniformi, con ciò identificando una nuova dimensione scientifica.
3) Essi non considerano che questa nuova dimensione trasporta la questione della fortificazione, da semplice lavoro artigianale quale era prima la costruzione delle fortezze, anche alla scelta delle caratteristiche del luogo non solo per motivi di potere del principe, ma anche di economicità e di ingegneria della costruzione; e questi aspetti, pur facenti parte del trattato, sono quasi del tutto ignorati dagli studiosi galileiani. Può dirsi quindi che questi trattati hanno una storia, che diverge da quelle fin qui raccontate; e questo perché è sempre stato sottovalutato uno degli aspetti più interessanti della personalità di G. che è quello più apertamente speculativo e sperimentale del suo lavoro.
Si può infatti dire che i suoi testi hanno sempre una ragione pratica per essere scritti, per lo più per difendersi e per divulgare che per imporre una verità.
E questa può forse essere una risposta a quanto Asor Rosa afferma: "....dobbiamo dire che in Galilei resta un interrogativo irrisolto quanto al modo con cui lo scienziato avrebbe voluto comporre il problema del rapporto tra progresso della conoscenza e sviluppo o conservazione di una determinata realtà sociale e istituzionale."(7)
La modernità di Galilei in questi trattati consiste nel fatto che egli, pur usando testi già consolidati nella pratica, ne adegua il contenuto a nuovi criteri esplicativi , con ciò introducendo un nuovo modello che non si contrappone al vecchio, ma fa in modo di conservarlo , dividendone gli ambiti specialistici e delineando nuove figure operative su diversi livelli di specializzazione, di nuovo sotto la guida di un coordinatore, come già il Brunelleschi al tempo della costruzione del Duomo di Firenze.
Un altro pregio di Galileo in questa occasione consiste nel sapere abilmente cogliere il momento (e la forma) giusti per sperimentare in pratica questa nuova concezione di "modello scientifico".
Questo ultimo aspetto si manifesta infatti in un momento in cui esiste una fase di passaggio tra una tecnologia e l'altra, (non più solo come mera trasmissione di conoscenza come poteva essere nel medioevo con l'alchimia), in un periodo molto più ricco e attento di quelli precedenti. Quindi in questa fase le tecnologie mutano con passaggio di poteri in un quadro contenente elementi di conoscenza preesistente e di conoscenza nuova. Ciò comporta che la conoscenza nuova sia `trainante' nel momento stesso in cui viene individuata la sua utilità e viene definito il campo della sua applicazione, per cui contribuisce più a chiarire che a consolidare una situazione; e ciò accade in un ambito in cui la struttura `retorica' è la componente prevalente.
Se da ciò può costruirsi un modello logico esplicativo di questo passaggio, esso può essere cos" sintetizzato:
A) Nel caso (di prevalenza nel modello scientifico) delle preesistenze, si assisterà ad uno sviluppo basato sulla praticità;
B) Nel caso (di prevalenza nel modello scientifico) delle novità, si passa invece ad una dimostrazione come punto effettivo di passaggio da un punto all'altro, con ciò prevalendo l'aspetto teorico.
Questi aspetti risultano particolarmente importanti se si tiene conto che tra gli sviluppi scientifici maggiori che l'epoca aveva raggiunto non c'erano solo quelli della balistica, ma anche quelli degli strumenti di misura , in particolare della cartografia, che godeva quindi di particolare interesse presso gli studiosi.
A giustificare invece l'interesse di Galilei per le questioni militari c'è la considerazione che mai come tra la fine del `500 e la prima metà del `600 le trasformazioni urbane recano il segno inconfondibile del principe o del regime politico che le ha promosse, e le figure che a ciò maggiormente contribuiscono sono quelle dei tecnici minori, di specialisti delle varie branche, di artisti, che danno i loro disegni, contribuendo cos" ad una diversa definizione dell'ingegnere urbanista diversamente delineata nel secolo precedente.
Le applicazioni pratiche di questa nuova dimensione di conoscenza scientifica in cui e' pienamente presente Galileo sono pertanto quelle della formazione di tecnici che si sostituiscono lentamente alle vecchie figure; ma contemporaneamente, al di sopra di questi poteri viene ad essere necessaria una sempre maggiore connotazione ideologica della città . All'interno della "Breve istruzione sull'Architettura militare" si tiene conto di un altro aspetto non secondario, in quanto, nell'insieme di tecniche ed esperienze dell'architettura militare, la cittadella riveste un interesse speciale in quanto esperimento nuovo di "città in nuce", nella quale vengono definite in precedenza funzioni e forme ad essa più idonee e si produce il condensarsi di necessità e di attività specializzate, che ha effetti anche sul territorio circostante.
Ciò porta ad affrontare il rapporto tra principe - committente e il tecnico - scienziato; rapporto che si basa sulla forma di controllo e di sviluppo del meccanismo di potere che consente lo sviluppo del modello "come - se" ; infatti ove la sinergia di questa forma di rapporto risulti valida essa si manifesterà come forma di conoscenza (più o meno valida e più o meno scientifica rispetto a `quel' particolare settore) che è anche momento di potere (8).
In definitiva il famoso rapporto tra intellettuali e potere. Né va dimenticato che spesso, in questo nuovo ambito, l'incapacità delle maestranze, le difficoltà tecniche delle misurazioni, l'esatta collocazione formale sul territorio erano elementi in grado di cancellare il potere di intere città.
E' perciò a partire di questi aspetti che vanno riletti i mutamenti linguistico - formali contenuti nella prosa scientifica galileiana e i nessi che queste nuove forme logiche consentivano.
Ciò porta a sottolineare l'ulteriore importanza della trasmissione scritta ma anche a non dimenticare quella verbale che cos" comincia ad acquistare un senso più riservato rispetto a prima.
In esso infatti la dicotomia tra potere e informazione si manifesta anche con il mutamento di significato di una parola quale elemento costitutivo dell'esclusività dell'informazione.
Semplificando, il modello trasmissivo può essere cos" descritto: Il ricevente il messaggio ha tre aspetti essenziali da valutare:
1)deve essere in grado di comprendere quanto gli si vuole comunicare ed avere contezza dei vantaggi;
2)Il materiale documentativo deve essere selezionato su questa base , con attenzione dei particolari su elementi di volta in volta da stabilire;
3)Il modo esplicativo deve divenire standard perché il procedimento sarà soggetto a verifica anche solo reiterata;
In questo ambito, l'esame di una particolare opera :
1) Aiuta a comprendere il periodo in cui si colloca in modo più definito ed autonomo (anche con rispetto alle verifiche da fare su altri testi);
2) Permette di sviluppare la conoscenza dei passaggi effettuati nella fase di transizione tra una tecnologia e l'altra;
3) Sviluppa un pensiero portandolo da un solo campo ad un insieme di campi, che sono identificabili secondo un modello immaginario (9).
Note

L'arch. Antonino Pellicanò è stato Assistente per 5 anni presso l'Università di Firenze, Facoltà di Architettura, ha collaborato con diversi docenti universitari, ha redatto piani urbanistici, ha effettuato e pubblicato ricerche per il CNR , ed è stato borsista biennale presso l'Università di Alberta, Edmonton, Canada.

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