Antonella Cinzia Marra
Il Museo Paleontologico, oltre ad essere il luogo dove svolgo la mia attività di ricercatore, ha per me un grande valore affettivo: qui da studennte ho cominciato ad apprezzare il meraviglioso mondo dei fossili. Sala dopo sala, vetrina dopo vetrina, ho imparato, riflettuto e approfondito. E' quindi una grande gioia per me guidare i lettori di Helios Magazine in questa visita nel Museo in cui da ragazzo, per arrotondare, lavoravo per il servizio di sicurezza e spesso potevo osservare alci, lepri, caprioli... no, non soltanto fossili! Avvistavo frequentemente questi animali tra la boscaglia vicino l'edificio. Il vicino bosco, infatti, era in comunicazione con una grande foresta da cui provenivano questi animali. Adesso l'area è più antropizzata e il collegamento è interrotto da una strada.
Così dovrò accontentarmi dei "miei " mammiferi fossili!
Mi auguro che il nostro piccolo viaggio sia di vostro gradimento e che visitiate presto il Museo Paleontologico di Mosca.
Evgenij Maschenko
La storia
Il Museo Paleontologico di Mosca vanta una storia antica che si può fare risalire al 1716, quando Pietro il Grande fondò il "Kunstkamer" per alloggiare la sua collezione di ossa e denti risalenti alle glaciazioni e alcune collezioni naturalistiche. In seguito il materiale fu trasferito presso il Museo Mineralogico dell'Accademia delle Scienze a San Pietroburgo. Nel 1925, in occasione del 200° anniversario dell'Accademia delle Scienze Russa, il museo fu diviso in Museo Geologico e Museo Mineralogico. Particolarmente rilevante era la collezione di vertebrati, curata da A. A. Borisiak, insigne geologo e paleontologo.
Durante la riorganizzazione dell'Accademia, nel 1930, il Museo Geologico venne suddiviso in tre istituti: Paleontologico, Geologico e Petrografico. Infine, nel 1934, l'Istituto di Paleontologia, con l'annesso Museo, venne trasferito a Mosca, ospitato nell'antico palazzo Neskuchny. Il Museo, sotto la guida degli accademici Borisiak, Orlov, Efremov, Heckher e Flerov, si arricchì di nuove collezioni con reperti del paleozoico e cenozoico comprendenti pesci e rettili provenienti dalla Russia e da paesi vicini.
Vista la ricchezza di materiale e il poco spazio a disposizione, l'accademico Orlov caldeggiò presso il Presidente dell'Accademia delle Scienze Kurchatov, uomo molto influente in Unione Sovietica, la costruzione di una sede adeguata per il Museo Paleontologico. I lavori, iniziati nel 1964, furono terminati solo nel 1987.
Il nuovo palazzo è situato fuori dall'anello Sodovoe, in un quartiere nella zona sudovest di Mosca. Oggi l'Istituto e il Museo di Paleontologia hanno a disposizione un'area di 64.000 mq, di cui 4.200 per l'esposizione.
La storia della vita sulla Terra, ripercorribile attraverso i fossili esposti nelle cinque sale, è interpretata artisticamente in un altorilievo in ceramica di A. Belashov, denominato "l'albero della vita": in una gigantesca spirale si succedono i diversi organismi che si sono succeduti sul nostro pianeta, dai più semplici ai più evoluti.
La struttura
L'architettura del Museo è interessante e gioca sull'associazione di mattoni rossi e blocchi di calcare bianco. All'esterno tutto l'edificio è rivestito da mattoncini rossi, in contrasto con il muro di cinta in blocchi di calcare. Le cancellate, sia interna che esterna, sono in ferro battuto, ma riservano una sorpresa: il motivo ricorrente è uno pterodattilo, o il profilo di un plesiosauro, o di un mammifero. Lo stesso vale per le inferriate alle finestre. Entrando poi all'interno anche sui portali in legno gli accessori di ferro battuto riproducono forme di animali, ora un rettile, ora una seppia. L'animale è scelto in relazione alla sala in cui ci si trova o si sta per entrare.
Già questi primi aspetti enfatizzano la cura riservata alla struttura, concepita esclusivamente per ospitare l'Istituto e il Museo Paleontologici. La scelta espositiva, oltre a soddisfare le esigenze di chiarezza e linearità è anche volta a cercare un punto di contatto tra la scienza e l'arte. Proprio per questo motivo molti artisti sono stati invitati a dare la loro interpretazione della vita sulla Terra. Lungo le pareti, sopra le vetrine, altorilievi di ceramica sono alternati a incisioni sul calcare bianco. Così nella sala degli Invertebrati è tutto un fiorire di coralli, crinoidi, polpi, conchiglie; nella sala dei Vertebrati ecco pesci corazzati e anfibi e poi i grandi dinosauri, i piccoli primi mammiferi, i mammut, le tigri dai denti a sciabola. Anche all'interno delle vetrine, talvolta, agli schemi tradizionali sono preferite le ricostruzioni d'autore, piccoli dipinti che rappresentano una summa di tutte le ipotesi e i ritrovamenti relativi al periodo considerato.
L'impatto è volutamente forte: il visitatore deve sentirsi colpito e completamente immerso nei mondi scomparsi del passato, mondi spesso dai contorni sfumati e dai colori indefinibili, che qui invece prendono forma e colore attraverso la fantasia degli artisti.
L'Istituto Paleontologico e lo staff tecnico
Al Museo è annesso l'Istituto Paleontologico, con cui la struttura museale ha una stretta connessione. L'Istituto infatti è deputato alla ricerca e conta numerosi studiosi che si occupano dei diversi periodi geologici e dei diversi organismi. Si tratta di una ricerca sempre molto attiva e produttiva, con molte collaborazioni internazionali. Tutto intorno all'area espositiva si snoda un dedalo di corridoi che porta alle stanze dei ricercatori. Esistono anche spazi per conferenze e, soprattutto, grandi magazzini per custodire i moltissimi reperti che per motivi di spazio o di scelta non possono essere esposti.
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Spesso musei di diverse parti del mondo, non potendo avere gli esemplari originali, commissionano calchi degli esemplari più belli. Eseguire dei buoni calchi non è sempre semplice e richiede un lavoro molto accurato; si ottengono copie identiche all'originale che, pur non avendo lo stesso valore intrinseco, hanno una buona valenza espositiva e didattica.
Sala I: Introduzione
La prima sala è propedeutica alla visita del museo e grazie ad essa il visitatore acquisisce gli elementi e le conoscenze adeguati non solo per proseguire il suo itinerario, ma anche per accostarsi al mondo della paleontologia e trarre spunti per approfondimenti. La sala chiarisce il significato della paleontologia e la sua utilità.
Una serie di vetrine illustra i diversi approcci della paleontologia di fronte ad un fossile. I resti degli organismi, infatti, possono dare diverse indicazioni e sta proprio alla paleontologia individuarli: così un fossile può indicare un periodo di tempo preciso o un ambiente particolare o un certo clima. I fossili possono formarsi secondo diversi processi, che vanno sotto il nome di processi di fossilizzazione e, attraverso le vetrine, si possono comprendere questi processi, che dipendono strettamente sia dal tipo di organismo che dall'ambiente in cui esso viene a trovarsi dopo la morte. Da qui nasce l'esigenza di conoscere a fondo i fossili. Per aiutare il visitatore a familiarizzare con queste vestigia di un passato remoto la sala propone anche una serie di vetrine dedicate alla regione di Mosca. Le didascalie sono spesso accompagnate, oltre che da schemi esplicativi, anche da dipinti di artisti che hanno tentato di ricostruire l'aspetto di alcuni organismi o che illustrano le modalità di fossilizzazione e di recupero.
Un'altra serie di vetrine ripercorre le tappe della paleontologia in Russia, attraverso i grandi paleontologi, i cui ritratti ornano la parete.
Sala II: Paleozoico inferiore e Invertebrati
E' la Sala dedicata a quell'intervallo di tempo (da 570 a 405 milioni di anni fa) in cui la vita esplode con molte forme di Invertebrati. Alcune vetrine sono dedicate al Precambriano e mostrano esposti campioni molto rari e molto preziosi di rocce contenenti tracce di organismi risalenti a questa antichissima era in cui la vita nasce e muove i primi passi.
Nel Paleozoico la vita non è più una novità, ma una realtà consolidata che sperimentava nuove forme. E' l'esplosione degli Invertebrati: Protozoi, Poriferi, Celenterati, Brachiopodi, Molluschi, Echinodermi popolano gli antichi oceani con una grande varietà di forme e, probabilmente, di colori. E proprio in questi oceani scomparsi ci conducono le vetrine di questa sezione dove, accanto agli eccezionali fossili, gli sfondi e i dipinti degli artisti ci riportano magicamente indietro di 500 milioni di anni. Tutta la zona centrale espone fossili di Invertebrati secondo criteri tassonomici, biostratigrafici e paleoecologici.
Una serie di vetrine disposta lungo un'ampia parete ripercorre inoltre tutta la storia delle piante, dalle Alghe fino alle Angiosperme, soffermandosi sull'evoluzione e sulla distribuzione globale.
Sala III: Paleozoico superiore
L'esposizione comprende fossili risalenti a periodi geologici che vanno da 405 a 235 milioni di anni fa ed è imperniata sulla sistematica e sulla filogenesi dei Vertebrati.
I primi Vertebrati sono già comparsi nell'Ordoviciano (da 500 a 440 milioni di anni fa), mentre le piante cominciano a colonizzare le terre emerse. Nei mari del Paleozoico superiore nuotano diverse varietà di pesci (pesci cartilaginei, pesci corazzati e i primi pesci ossei, simili a quelli attuali) e sulla terraferma le piante sono sempre meglio adattate. Tutto è pronto per lo "sbarco" e tra Invertebrati e Vertebrati cominciano a comparire diverse forme adattate alla vita subaerea.
Le numerose vetrine ripercorrono queste tappe dei Vertebrati sia da un punto di vista filogenetico, chiarendone cioè l'origine, che da un punto di vista evolutivo e adattativo, mostrandone la varietà e diversità. La quantità di esemplari è notevole, di particolare completezza e ricchezza sono le collezioni di pesci corazzati, di anfibi e di rettili primitivi.
Sala IV: Mesozoico
Il Mesozoico (Era che va da 235 a 65 milioni di anni fa) presenta una tale ricchezza di reperti da richiedere due piani. E' l'Era dei dinosauri, che la fanno da padroni anche oggi: grandi scheletri dominano gli spazi del Museo.
Il gigantesco erbivoro Diplodocus e il temibile carnivoro Tarbosaurus bataar troneggiano nella sezione del primo piano e, grazie alle scale dirette al piano superiore, gli si può girare intorno, guardarli dall'alto. Accanto ai due grandi scheletri si possono osservare vetrine che custodiscono nidi di dinosauri con le uova fossilizzate disposte in cerchio, rocce che portano impresse impronte di pelle e di zampe di dinosauri e molti altri fossili.
Il rimanente spazio della sala è dedicato ad altri viventi dell'era dei dinosauri che dinosauri però non erano e dunque ecco ittiosauri, pterodattili, invertebrati, tra cui molte ammoniti. Una piccola sezione è dedicata all'evoluzione degli uccelli, documentata, oltre che dall'immancabile calco di Archaeopteryx, da molti esemplari originali.
Sala V: Cenozoico e Neozoico
L'ultima sala si riferisce alle due ere a noi più vicine. il Cenozoico (da 65 a 2 milioni di anni fa) e il Neozoico (da 2 milioni di anni fa ad oggi), in cui viviamo. L'esposizione è dedicata ai Mammiferi, di cui si considerano sia l'origine che l'evoluzione e la varietà.
Nel Cenozoico cominciano a comparire animali e piante più simili a quelli che oggi popolano la Terra mentre sono scomparsi gli antichi dominatori, i dinosauri. I Mammiferi conoscono un grande sviluppo, anche grazie alla capacità di adattarsi ai frequenti cambiamenti climatici e rapidamente si diversificano in moltissime specie.
Il Neozoico è caratterizzato dall'alternarsi di fasi fredde (glaciali) a fasi calde (interglaciali), che hanno ovviamente influito sulla distribuzione e sulla selezione dei viventi. Dai Mammiferi più primitivi si passa via via a forme più moderne, fino ad arrivare ai grandi protagonisti delle glaciazioni: mammut, rinoceronti lanosi, leoni delle caverne, alci, megaceri.
Alcuni reperti hanno anche un notevole valore storico , perchè appartengono alle prime collezioni di fossili che hanno costituito il nnucleo iniziale del Museo.
Il Museo Paleontologico di Mosca, come si può intuire da questo breve reportage, rappresenta un bene di importanza mondiale non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per il semplice turista che, accanto alle magnifiche opere dell'arte russa, può soffermarsi sulla storia della vita sulla Terra usufruendo di collezioni ecccezionali in una gradevole sede espositiva. E di fronte alle magnifiche "invenzioni" della vita l'uomo non può fare a meno di sentirsi piccolo piccolo.
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HELIOS Magazine ANNO II - n.1
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