FRAGILE ADOLESCENZA

di Elisabetta FELLETTI
L'adolescenza è l'età del cambiamento, come la stessa etimologia della parola implica: "adolescere" significa in latino "crescere". Nell'adolescente vi è un duplice movimento: da una parte rinnegamento della sua infanzia e dall'altra ricerca di uno statuto stabile di adulto. Da qui la crisi che ogni adolescente attraversa. Da un punto di vista fisiologico la pubertà si caratterizza per la comparsa dei caratteri sessuali secondari. Ciò avviene tra i dieci anni e mezzo e gli undici anni nella femmina, tra i dodici anni e mezzo e i tredici nel maschio.
foto Tali cambiamenti hanno profonde ripercussioni psicologiche sia a livello di realtà concreta che a livello immaginario e simbolico. Così lo sviluppo degli organi genitali, della peluria, dei seni, la comparsa dei primi flussi mestruali e dell'erezione seguita dall'eiaculazione, la possibilità di avere rapporti sessuali e di procreare hanno un impatto fondamentale sul processo adolescenziale. Alle modifiche fisiologiche e pulsionali si aggiunge un altro movimento intrapsichico, legato all'esperienza di separazione dalle figure autorevoli dell'infanzia, questo movimento può essere paragonato ad un lavoro di elaborazione del lutto.
Vi è quindi nell'adolescente una "perdita dell'oggetto" nel senso psicoanalitico del termine. Tale perdita può essere analizzata a due livelli: perdita dell'oggetto primario (cioè quello materno) e perdita dello "oggetto edipico". L'adolescente è indotto a conquistare la propria indipendenza, a liberarsi dall'ascendente che i genitori hanno su di lui e a liquidare la situazione edipica (A. Haim).
Di fronte ai conflitti di cui sopra, l'adolescente organizza una serie di modalità difensive. Le difese più frequentemente utilizzate da quest'ultimo sono: l'intellettualizzazione e l'ascetismo, la scissione ed i meccanismi associato, il passaggio all'atto. In particolare l'intellettualizzazione è secondo Freud un meccanismo di difesa volto al controllo delle pulsioni a livello del corpo. Alla base dell'ascetismo vi è il tentativo di controllo dei desideri sessuali, in particolare della masturbazione.
La scissione ed i meccanismi ad essa associati rappresentano la ricomparsa dei meccanismi arcaici.
La scissione consiste nel separare nettamente due stati affettivi opposti ed in conflitto. Essa ha lo scopo di proteggere l'adolescente dal conflitto di ambivalenza centrato sul legame con le immagini genitoriali.
Infine il passaggio all'atto protegge l'adolescente dall'interiorizzazione del conflitto e dalla sofferenza psichica, ma ostacola qualsiasi possibilità di maturazione al punto tale che la ripetizione incessante di tale passaggio all'atto rimane spesso come l'unica via di uscita.
Secondo E. H. Erikson, l'adolescente posto davanti alla crisi di identità, fondamentale nella fase adolescenziale, reagisce secondo modalità che dipenderanno da come, nell'infanzia egli ha integrato i differenti elementi dell'identità. In tal modo Erikson considera l'identità come una "costruzione" progressiva dal bambino all'adulto passando per l'adolescente. E. Kestemberg sostiene invece che l'adolescenza si connota innanzitutto per il rigetto delle identificazioni precedenti, conseguenza del rigetto degli oggetti genitoriali. Questo rigetto degli oggetti genitoriali, di se in quanto essere sessuato e dunque delle identificazioni con il genitore dello stesso sesso ma soprattutto di quello con il genitore con il sesso opposto, suscita un'angoscia più profonda di quella indotta dal conflitto edipico, angoscia che ha a che fare con la coesione della propria persona e dunque della propria identità.
Per uscire da questo vicolo cieco, l'adolescente moltiplicherà le esperienze.
Anche l'incontro con la droga può rientrare nell'ambito di tali esperienze. Le sostanze stupefacenti possono essere usate nel tentativo di facilitare la masturbazione e di liberare il Sè dalla dipendenza infantile dai genitori. Si tratta in questo caso di adolescenti che, senza droghe, potrebbero provare un senso di perdita dell'autonomia individuale in rapporto alle figure autoritarie.
Vi sono altri due motivi che sono stati individuati alla base dell'utilizzo di sostanze stupefacenti da parte degli adolescenti: i conflitti sessuali e la scarsa tolleranza alla sofferenza psichica. Nel primo caso, la droga è assunta come sostitutivo del rapporto sessuale, per alleviare l'ansia derivante dalla paura dell'impotenza. Nel secondo caso le droghe sono assunte con lo scopo di alleviare la tensione psichica, di conseguenza evitare l'esperienza dell'ansia.
Anche la perdita traumatica di un oggetto d'amore è spesso causa di utilizzo di sostanze stupefacenti da parte degli adolescenti. Poichè la consapevolezza della morte costituisce una minaccia al sentimento di immortalità necessario all'adolescente, l'azione della droga lo difende da questo, permettendogli di ritornare ai sentimenti di onnipotenza dell'infanzia. Ma poichè l'uso sconsiderato e prolungato di droga mette anche in pericolo la sua vita, l'adolescente talvolta l'assume per un senso di autodistruzione, abbandonandosi ad un vero gioco d'azzardo con la propria salute fisica e mentale, quasi volesse sfidare la distruzione giocando con il pericolo.

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