di Rosario MIRANDA
La morfologia del microcircolo, cioè dei più piccoli vasi responsabili degli scambi gassosi (O2, CO2) e nutrizionali con i tessuti, è un argomento di grande interesse scientifico, ma che solo con moltissime difficoltà ed a prezzo di numerosi e spesso contraddittori studi, sta raggiungendo recentemente un livello di comprensione sufficientemente valido. Bisogna innanzitutto considerare che la distribuzione del sangue a livello dei vasi di scambio è un processo fortemente critico in quanto occorre spingere una sospensione bifasica (plasma=liquido e cellule ematiche=particelle in sospensione) attraverso condotti più piccoli degli stessi globuli rossi, il tutto con la sola spinta della contrazione cardiaca. È chiaro che i tessuti, che hanno bisogno per le proprie attività metaboliche di O2 e di nutrienti nonchè di smaltire i prodotti del proprio metabolismo, potrebbero giovarsi di una "rete di distribuzione" molto ricca ed abbondante, tuttavia questo comporterebbe un aggravio di lavoro per il cuore per la necessità di un maggiore volume totale di sangue e di una maggiore gittata cardiaca. La morfologia del microcircolo si presenta pertanto come un compromesso tra esigenze contrastanti, sviluppandosi come una struttura dinamica in equilibrio con le attività metaboliche locali. Un esempio molto studiato di architettura microvasale è quello della cute, ove è possibile una osservazione morfologica abbastanza attendibile anche in vivo mediante la "videocapillaroscopia a sonda ottica" (VCSO). Si è osservato cos" che innanzitutto la morfologia microvasale varia in relazione della sede di esame. Se per esempio osserviamo l' aspetto della cute degli arti troviamo una distribuzione a rete a maglie poligonali più o meno ampie, con capillari che si distaccano da questa aggettandosi, con alcune varianti distrettuali, verso il centro di ciascuna area. Nella cute della plica ungueale, cioè in quel lembo cutaneo situato subito sopra la radice dell'unghia, invece la distribuzione è "a palizzata", cioè con una serie di capillari con morfologia a forcina di capelli posti l'uno accanto all'altro. Questa diversità si spiega con il fatto che la plica ungueale è un lembo, cioè riceve l'irrorazione solo da un lato e non dal versante dell'unghia. È interessante osservare che nelle cicatrici troviamo una condizione simile in quanto i capillari sembrano distribuirsi a palizzata lungo il contorno della cicatrice stessa, probabilmente in quanto il centro della stessa ha pochissimi vasi e ci ritroviamo quindi in una condizione per certi versi simile a quella della plica ungueale. Anche in alcuni tumori benigni della cute (basaliomi) osserviamo una distribuzione microvasale a palizzata lungo il contorno della neoformazione, anche qui probabilmente per lo stesso motivo. Non possiamo sicuramente pensare che ogni singola morfologia angioarchitettonica sia determinata geneticamente in modo diretto: occorrerebbe una mole di informazioni notevolissima; possiamo invece ritenere che esistono dei meccanismi di controllo che presiedono in modo generale alla morfogenesi ed alla riparazione di queste strutture. Si sa ad esempio che la produzione di nuovi vasi implica la partecipazione di più cellule, tra cui la cellula endoteliale (che riveste internamente tutti i vasi), il macrofago (svolge moltissime funzioni ed è presente quasi ovunque) ed il fibroblasto (produce i materiali che stanno negli spazi tra le cellule), che tra queste ed ancora altre cellule avvengono continui scambi di messaggi per mezzo di sostanze chimiche rilasciate da ciascuna e ricevute come segnali dalle altre (citochine), oltre che da segnali "metabolici", cioè inerenti l'attività delle cellule del tessuto nel quale si svolge il processo. Possiamo quindi immaginare che se in una determinata sede si producono più vasi, l'aumento della concentrazione di O2 che ne deriva può determinare l'eliminazione in modo casuale dei vasi in eccesso, fino ad un determinato equilibrio e che i microvasi stessi si riarrangino morfologicamente fino a raggiungere la morfologia più economica nella loro forma e distribuzione. Vediamo in ciò qualche analogia con il problema del "commesso viaggiatore", che percorrendo per tentativi casuali determinati itinerari per raggiungere tutte le città che dovrà visitare, finisce per trovare, con un processo selettivo, il percorso più economico che alla fine adotterà permanentemente.