Manuel Vazquez Montalbàn - "Lo strangolatore" - Frassinelli

Manuel Vazquez Montalbàn, molto noto per le avventure del detective Pepe Calvalho, ne "Lo strangolatore" propone una storia ispirata alla vita dello strangolatore di Boston. Lo scrittore spagnolo caratterizza un personaggio folle che, riconoscendo negli psichiatri del manicomio in cui si trova i detentori del potere, li sfida. Albert De Salvo, il protagonista, cerca di capire e svelare i segraeti del linguaggio e della comunicazione, per superare l'incomunicabilità e dare scacco al suo psichiatra. Pur trattando con un personaggio così difficile ed estremo, Montalbàn non perde mai quella rete di ironia che gli consente di arrivare fin nel cuore dei problemi sociali. Tuttavia l'autore non tenta di lanciare e sostenere una tesi, piuttosto riesce a scomporre, sezionare e rimescolare la vita, arrivando a fare intuire quale potrebbe essere una esistenza gradevole.

Daniel Picouly - "Il campo di nessuno" - Feltrinelli

Scoperto da Daniel Pennac, dopo quattro romanzi gialli, Picouly scrive una storia familiare. E' la storia della sua famiglia: padre nero martinicano, madre bianca, tredici figli, un appartamento di tre stanze. Picouly narra attraverso gli occhi di se stesso a dieci anni una serie di aneddoti e scene di vita quotidiana. La miseria, la promiscuità e la discriminazione razziale non vengono denunciate con cupezza ma, proprio perchè filtrate da un bambino, sono semplici avvenimenti. Nella famiglia c'è allegria e calore e il bambino-narratore svela i suoi sogni e fantastica su ciò che avrebbe potuto essere. Gli episodi di vita vera e i sogni vengono intrecciati in un racconto che vuole ripercorrere i salti e le associazioni che solo la mente di un bambino può fare. E il bambino scrive al presente, con la mamma che lo sorveglia, per aiutarlo a non commettere errori di ortografia. Il romanzo trova tuttavia una sua unità. Picouly riesce inoltre ad inserire elementi non strettamente "francesi", interpreta insomma parte di quella letteratura francese che, staccandosi dal forte nazionalismo, dà voce a tradizioni, etnie e linguaggi diversi che però appartengono alla società attuale.

Matteo Collura -"Il maestro di Regalpetra. Vita di Leonardo Sciascia " - Longanesi

Matteo Collura, giornalista e critico letterario, si confronta con la memoria dell'amico Leonardo Sciascia, riuscendo ad evitare commozione e partigianeria. Il saggio, vincitore del Premio Leonida Repaci per la Saggistica Rhegium Julii 1996, ripercorre la vita di Sciascia fin da quando era un giovane maestro a Regalpetra, scandalizzato dall'idea di dover insegnare a bambini i cui problemi principali erano malnutrizione e miseria. A sconvolgere la vita del maestro è il suicidio del fratello venticinquenne, alla cui morte Sciascia reagisce con un dolore che non riuscirà mai a lenire, tenendolo sempre ben nascosto.
Nella narrazione, sempre obiettiva, la vita del grande autore siciliano si intreccia con gli avvenimenti della storia italiana. Sciascia sente il bisogno della politica, non può farne a meno: è un siciliano e la sua sicilianità lo spinge verso la ricerca e l'approfondimento delle commistioni tra stato e mafia. Così lo scrittore diviene anche interprete della storia a lui contemporanea di cui è anche critico acuto. In "A futura memoria", egli scrive quasi un libro di storia. Anche i suoi romanzi gialli, che gli valgono la fama di giallista, sono approfondimenti e viaggi in una realtà sociale, politica e storica ben precisa.
Gli interlocutori intellettuali di Siascia sono Calvino e Pasolini ma rispetto ad essi, egli sente forte la passione per la politica, passione che lo porterà prima a far parte del Pci e poi ad allontanarsene. E di Sciascia Collura rammenta anche gli ultimi anni, quella della malattia e della debolezza fisica, che lo portano a piangere per tutta la durata del film "Nuovo Cinema Paradiso". E' ancora la sua isola che lo attira e lo commuove!

Alda Merini - "La vita facile" - Bompiani

La vita facile è il sillabario di Alda Merini, poetessa che, scoperta giovanissima da Giacinto Spagnoletti, ha un lungo percorso letterario in cui l'arte si incontra e scontra con la malattia psichica. E' un sillabario a metà strada tra poesia e prosa, in cui oggetti della quotidianità, ordinati alfabeticamente, rievocano ricordi e situazioni. Gli oggetti quasi ossessiano la poetessa, le rammentano crudeli la loro presenza, senza rispettare il dolore. E dagli oggetti la Merini parte per ricordare, ma anche per esorcizzare. Agenda Telefonica, Bicchieri, Cassetto, Dilemma, Fioretto, Gioielli, Lapide, Mozziconi, Navigli, Pane, Ragnatele, Scarpe, Telefono, Ventilatori, solo per citarne alcuni, turbinano impersonali e vuoti intorno alla Poetessa che, pur detestandoli, li associa alla sua vita e, involontariamente, li rende vivi. Tutto il sillabario è percorso dall'amore per la poesia e dal penetrante dolore causato dall'esperienza del manicomio. E forse è questo l'unico filo che tiene unita "la vita facile", che riesce ad infilare tutte le perle che la Merini ha disseminato tra le righe, ha nascoto dietro le parole. L'autrice tenta di dare una prima conclusione, poi una seconda, per giungere ad una "sconclusione": <>

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