SINDROME DI REGGIO CALABRIA O LA SINDROME DELL'OCCIDENTE?

di Pino Rotta
Di recente il dizionario, edito dall'inglese Harper Collins, dà una definizione di patologia psichiatrica legata all'aggressività e definita appunto "Sindrome di Reggio Calabria". Ed è stato scandalo!
Questo tipo di fenomeno è stato studiato ben prima della sanguinosa guerra di mafia che ha sconvolto la vita di Reggio Calabria (1984-1992), negli Stati Uniti da studiosi di assoluta serietà come John Cristian (etologo e patologo che li studiò già nel 1950). Gli esperimenti di John Cristian furono poi riportati nel saggio di Edward Hall "The Hidden Dimension (in italiano La dimensione nascosta, Bompiani, Milano 1968, prefazione di Umberto Eco).
Più in generale il nesso tra la biochimica del corpo umano ed il comportamento fu oggetto di interessanti ed approfonditi studi condotti per lunghi anni dal neurobiologo francese Henri Laborit (vedi Helios Magazine nr. 5/96).
Bernard Andrieu professore di Filosofia della Scienza, nella sua recensione dell'ultimo libro di Henri Laborit, L'Homme Imaginant, analizza gli studi di Laborit; egli, dice, ha saputo avanzare una concezione dinamica delle relazioni tra l'uomo e la società descrivendo i suoi effetti sul corpo umano. Contrariamente a molti altri neurobiologi che sono rimasti nel loro campo al punto di specializzarsi, egli fu prima chirurgo militare nella marina, prima di diventare un farmacologo famoso (premio Lasker 1957, l'equivalente del premio Nobel) poi dimenticato dalla storia della psichiatria moderna, per essere in seguito pensatore dell'organismo umano secondo i modelli della cibernetica, e infine definire le condizioni di una "biologia politica". Filosofo del comportamento, non dimentica mai di legare le scoperte sugli ormoni in neurobiologia con una riflessione più generale sul piano dell'uomo nella società.
Due anni fa, egli pubblicò all'età di 80 anni; il suo 33° libro, l'ultimo (prima di morire), senza dubbio il più importante per la sua sintesi: una guida dei comportamenti, cioè etimologicamente ciò che deve essere letto dei comportamenti, piuttosto che quello in cui essi devono essere inquadrati.
La sua descrizione dei funzionamenti cellulari poco lascia spazio alla questione della libertà: il comportamento sociale è sempre la conseguenza determinata dei meccanismi biochimici ed enzimatici. Anche se l'immaginazione sembra per Henri LABORIT la sola via non necessaria della creatività, la libertà si trova limitata in tale descrizione. E' vero che la scoperta della causalità biochimica può lasciare credere in una eliminazione della libertà. Soprattutto se il corpo umano è osservato solamente dal punto di vista della sua costituzione cellulare.
Ma Henri LABORIT studia questi meccanismi secondo lo strumento dell'informazione disponibile, ciò che definisce la retroazione del soggetto. Perchè l'organizzazione delle vie nervose, nel corso dell'apprendimento, si confronta con un ambiente tecnologico da assimilare. Anche la patologia sarà il risultato della messa in gioco di un sistema di difesa davanti agli eventi della nostra esistenza; ma, al contrario del comportamentismo, che riduce la patologia a una reazione senza oggetto, la reazione "adattativa" definisce una ricerca per difendere il territorio del proprio corpo e dei proprio sensi. Quando l'individuo li indirizza su sè stesso, ammalandosi, manca di reazione adattativa; oppure troverà un modo di agire suscettibile di trasformare l'ostacolo alla propria libertà in progetto ed impegno.
Facendo dell'azione e della sua realizzazione gratificante la norma sociale, l'inibizione non potrà essere definita che relativamente ad una assenza o a una impossibilità di realizzazione. Così l'impossibilità di agire efficacemente comporterà necessariamente l'angoscia. Per evitare questa inibizione e le sue forme patogene che sono ansia e angoscia, sono state proposte molte soluzioni dalla società: droghe psicotrope, tranquillanti, antidepressivi o ipnotici di varia natura, oppure, nella dimensione immaginaria, la creatività. Henri Laborit ha fatto l'elogio dell'uomo immaginante, perchè "l'uomo ha soprattutto la capacità di rifugiarsi nell'immaginario creativo di un nuovo mondo nel quale egli può infine vivere" pertanto, cosciente del ruolo utopico dell'immaginario, egli realizza uno scarto tra la creatività ed il livello di accettabilità dell'ambiente sociale, che accorda alla pazzia uno status privilegiato di rifugio e di incomprensione. Una via d'uscita per la conoscenza quando l'immaginario non è sufficiente per colmare questa angoscia, l'aggressività gli appare come un comportamento predatorio: laddove l'animale è legato dal meccanismo istintivo durante la caccia alle prede, l'uomo, attraverso lo sviluppo di un'economia capitalista, avrebbe traslato questa aggressività naturale trasportandola nella competizione sociale; egli denuncia il modo in cui la civiltà industriale avrebbe stabilito e consolidato la competizione nell'individualismo: interamente dominato dalla produzione e dal possesso delle merci, l'individuo cerca il suo posto nella gerarchia sociale, accecato dal dominio sugli altri individui.
Al contrario, secondo una versione umanista del marxismo, Henri LABORIT trova, nella istituzionalizzazione della nozione di proprietà, la ricerca dei mezzi di mantenere il dominio. Piuttosto pessimista nel suo realismo, egli propone come conclusione "che i problemi di produzione, di crescita, di sviluppo sono problemi di aggressività competitiva camuffati sotto un discorso pseudo-umanitario assolutorio che permette di mantenere la struttura di dominio all'interno di gruppi ed etnie". A differenza del marxismo, Henri Laborit propone di trasformare i rapporti sociali trasformando profondamente i rapporti tra gli individui. Da qui una strada attraverso la conoscenza piuttosto che attraverso l'azione politica, la comprensione dei meccanismi biologici dovrebbe liberare gli individui dai comportamenti troppo automatizzati dei sistemi di produzione. La biologia politica presenterebbe il vantaggio non solo di comprendere le reali motivazioni delle relazioni umane, ma di portare soluzione alla deriva della produzione di armamenti e mercanzie. In questo, Henri Laborit è il più innovatore: egli propone una lettura del contratto sociale rinnovando l'umanesimo tradizionale attraverso una scienza dell'uomo.

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