MARIO CAPANNA:

LA POLITICA DEI SENTIMENTI

di Pino ROTTA
Ero arrivato trafelato in ritardo, nonostante i miei propositi di essere là almeno un'ora prima dell'intervista, i soliti intoppi in redazione ed il viaggio per raggiungerlo mi avevano fatto perdere il meglio della serata. Erano passati più di venti anni dall'ultima volta che lo avevo incontrato di persona. Erano i tempi del movimento studentesco quelli, e la riunione nella sede dell'allora PSIUP è sempre rimasta scolpita nella mia mente, segnando le scelte del mio impegno politico. Ora lo rincontravo, capelli grigi, barba rada come al solito, attorniato, come venti anni prima da una folla di adolescenti, tutti lì affascinati dalle sue parole. Eurodeputato certo ma ancora con la luce della curiosità negli occhi. Chi sa perchè mi venne in mente un appellativo "Al khitiar" -il vecchio- (più per il carisma che per l'età di quest'uomo, che è un pò il simbolo positivo del 68 italiano), che lui ha usato in un libro-intervista nel 1988, riferito a Yasser Arafat.
E' Mario Capanna. L'uomo che, con le sue idee e la sui azione, ha dato all'idea di rivoluzione un concetto diverso dalla concezione tradizionale: non la sovversione ma il rovesciamento del mondo tale quale noi occidentali siamo abituati a vederlo ed a viverlo.
Quando siamo riusciti ad avvicinarci ed a cominciare l'intervista (l'occasione era la presentazione del suo ultimo libro "Il fiume della prepotenza -Critica della ragion moderna" Ed. Rizzoli, Premio Tobagi 1996), mi venne naturale iniziare il nostro discorso chiedendogli di affrontare il tema dei rapporti umani, nei sentimenti e nell'impegno politico, poichè in quest'ultimo libro la politica, i sentimenti, la memoria e la poesia sono cuciti addosso alle persone, non lasciate nella sterilità di analisi accademiche. D.: Questo libro bisogna leggerlo. E' difficile parlarne e basta. In esso ti poni da osservatore partecipe dei sentimenti e dei comportamenti delle persone, dei singoli individui, con un nome, un corpo e con i loro sentimenti. Quanta importanza hanno i rapporti umani nel tuo modo di essere politico? R.: Moltissimo. Io penso che una politica che non si basi su questo è una politica senz'anima. Anzi la politica che non si basi sull'ascolto e l'osservazione attenta della persona è la Politika con la K finale cioè sequestro del potere, disumanizzante, che critico fortemente in questo libro. Viceversa la politica che si basa sull'osservazione attenta e la valorizzazione di quell'immensa ricchezza che ogni singola persona rappresenta, permette la esistenza di quella Politica che è l'impegno civile, l'impegno culturale e lo spirito critico che è la più poderosa ricchezza che ognuno di noi può costruire e che vale molto di più di tutti i beni materiali immaginabili.
D.: Democrazia a misura d'uomo. Si può fare delle leggi di questo concetto di democrazia?
R.: Non è certo il presidenzialismo che può garantirla. Ma questo non perchè lo dica io... guarda il sistema degli U.S.A.... nelle ultime elezioni Bill Clinton è stato eletto... odi!! odi!! dal 19,8% degli aventi diritto al voto. Meno di un quarto! E noi nella nostra illimitata ipocrisia continuiamo a chiamare tutto questo democrazia! Allora non è lì la via della riforma. La via della riforma è nella partecipazione dei cittadini. Nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole. Altrimenti se c'è solo la delega poi non ci si deve meravigliare di tangentopoli... i cittadini hanno delegato per anni ed anni senza mai controllare l'uso che veniva fatto della delega, si è visto l'uso che ne è stato fatto: si rubava a man bassa. Quindi la partecipazione e la ripresa di gradi movimenti di massa. Io lo dico chiaro! A me inquieta una sinistra che con la scusa di trovarsi a Palazzo Chigi non si preoccupa più di mettere in piedi grandi movimenti di massa di trasformazione. Quando le idee non camminano sulle gambe delle persone la situazione è pericolosa e anche la sinistra è debole. Quando le idee invece camminano sulle gambe di milioni di persone la situazione è buona e si possono ottenere grandi trasformazioni culturali, sociali e politiche. Ecco, bisogna, secondo me, recuperare questa dimensione della politica che è diversa da quella di Palazzo.

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