di Cinzia A. MARRA
Charles Darwin per primo adoperò la definizione "fossile vivente" trovandosi di fronte alla Gingko biloba, una pianta del tempo dei dinosauri e che ora si trova ad ornamento di giardini.
I fossili viventi sono organismi che hanno avuto un tasso di evoluzione molto basso, pertanto sono rimasti invariati per centinaia di migliaia di anni. Alcuni di essi, poi, sono stati identificati e classificati prima come fossili che come organismi viventi. Si tratta di veri e propri sopravvissuti, che vivono in mondo diverso da quello in cui si sono evoluti e si trascinano appresso la loro arcaicità, ritagliandosi spesso un angolino in zone dove la competizione non è troppo forte.
La definizione di fossile vivente include diversi tipi di organismi. Alcuni, come Latimeria o Neopilina, sono gli ultimi rappresentanti di gruppi molto diffusi in passato e oggi estinti. Altri conservano caratteristiche primitive pur appartenendo ad un gruppo che si è evoluto con successo. Un esempio è dato dall'opossum e dai Marsupiali in genere che, insieme ai Monotremi, sono organismi molto più simili ai primi Mammiferi che non a quelli moderni. Vi sono poi delle specie che semplicemente sono rimaste invariate lungo un ampio periodo di tempo, come ad esempio Lingula.
Queste specie parlano dal passato, danno ai paleontologi informazioni su biologia e fisiologia che spesso possono essere solo ipotizzate su un fossile.
Trovarsi davanti ad un fossile vivente è un pò una magia, è come se da un pezzetto di conchiglia o scheletro fossilizzati venissero fuori branchie, occhi, colori ... E' il sogno, e insieme l'incubo, di ogni paleontologo, che da un lato vorrebbe che alcuni misteri venissero come per incanto svelati, dall'altro perderebbe il gusto di indagare sul passato.
I fossili viventi, insomma, si presentano un pò come dei folletti, degli strani viaggiatori del tempo nella storia della vita che ci strizzano l'occhio!
Gingko biloba
Gingko biloba è una specie di albero rimasta invariata dal Carbonifero superiore, per 300 milioni di anni. Nel Giurassico le Gingkoali erano molto diffuse. Oggi sono alberi ornamentali che danno un tocco esotico ai nostri giardini, ma sono state coeve dei dinosauri: sotto le fronde di Gingko probabilmente i dinosauri combattevano, mangiavano o, semplicemente, si difendevano dal caldo.
Ogni albero, alto fino a 30 metri, porta organi di un solo sesso e, perchè avvenga la fecondazione, è necessario che il vento trasporti il polline sugli organi femminili; dopo la fecondazione si sviluppa un grosso seme avvolto da una polpa rossiccia. Tra le foglie a doppio ventaglio appaiono pallottole rosse con picciuolo che sembrano ciliegie. Il Gingko rappresenta una via di mezzo tra le piante più arcaiche e le piante più moderne.
Lingula
La Lingula è un genere di brachiopode molto simile al genere Lingulella, diffuso nell' Ordoviciano, vale a dire di 450-500 milioni di anni fa.
I brachiopodi sono invertebrati marini che si ancorano sul fondo per mezzo di un peduncolo e hanno il corpo protetto da una conchiglia. La Lingula attuale scava gallerie nella sabbia e nel fango delle foci dei fiumi. La conchiglia protegge i delicati tentacoli disposti intorno alla bocca e che sono a loro volta dotati di ciglia. I tentacoli ciliati trattengono le particelle nutritizie presenti nell'acqua e le portano alla bocca; hanno inoltre un importante ruolo nella respirazione, poichè assorbono l'ossigeno disciolto nell'acqua.
Neopilina galatheae
Neopilina galatheae è un rappresentante vivente della classe Monoplacophora, un gruppo di molluschi primitivi patelliformi conosciuti solo allo stato fossile in rocce del Devoniano o più antiche.
La specie è stata scoperta nelle acque dell'Oceano Pacifico, al largo delle coste messicane, nel 1952. La somiglianza con la Pilina Devoniana è così accentuata che la denominazione Neopilina si deve soltanto al tempo intercorso fra il fossile e il vivente.
Neopilina è un piccolo mollusco di soli due mm di diametro. E' il più semplice dei molluschi, con un piede muscolare rotondo, circondato da branchie. La conchiglia è costituita da un solo pezzo e ha la forma di un cono basso con l'apice un pò incurvato. Il mollusco è limivoro, vale a dire trae dal sedimento ingerito le particelle nutritive.
Triops cancriformis
Triops cancriformis è un piccolo artropode invariato dal Trias superiore, cioè da 200 milioni di anni.
E' largamente diffuso nelle acque interne europee. Sopravvive ai periodi di siccità deponendo uova partenogenetiche. La partenogenesi consiste nello sviluppo di uova non fecondate, quindi consente una rapida riproduzione partendo solo dalla cellula uovo. Le uova sono resistenti e sopravvivono al disseccamento. Quando l'acqua torna, le uova si schiudono. Questa strategia consente all'animale di riprodursi normalmente in periodi in cui le condizioni sono ottimali e di riprodursi velocemente per partenogenesi in periodi sfavorevoli. Grazie alle uova resistenti al disseccamento le acque vengono ripopolate in breve tempo.
Limulus poliphemus
Il Limulus poliphemus è un artropode rimasto invariato dal Triassico inferiore, vale a dire da 225 milioni di anni fa ad oggi. E' l'ultimo parente vivente della Classe dei Trilobiti, organismi diffusissimi nei mari paleozoici. I Trilobiti, estinti dal Permiano, avevano il corpo diviso in segmenti, sia longitudinalmente che trasversalmente.
Il Limulus vive attualmente nei mari del Sud-Est dell'Asia e lungo le coste atlantiche dell'America meridionale. Ha un esoscheletro robusto, a forma di scudo, che nasconde la simmetria del corpo, simile a quella dei Trilobiti. I limuli vivono a profondità considerevoli, ma si concentrano in grandi numeri sulle coste ogni primavera, per la riproduzione. I maschi seguono le femmine, di dimensioni maggiori, sulle spiagge, seguendo le alte maree del plenilunio. Sulla spiaggia, le femmine depongono le uova in piccole buche scavate nella sabbia e i maschi le irrorano di sperma. Alcuni esemplari vengono rovesciati dalle onde e non riescono più a risollevarsi: saranno cibo per gli uccelli marini. Molte uova vengono perse, soprattutto perchè questo tipo di riproduzione si è evoluta quando la terraferma era pochissimo abitata e dunque questi animali non avevano da temere. Visto il gran numero di uova deposte, comunque, ogni stagione nasce un buon numero di esemplari.
Latimeria chalumnae
La storia di Latimeria è cominciata 400 milioni di anni fa, quando i pesci Celacanti erano molto diffusi nei mari. I Celacanti sono pesci dal corpo massiccio, coperto di squame; il cranio è alto e corto, le pinne hanno una struttura molto caratteristica e hanno le ossa cave. Questi pesci sono considerati gli antenati dei vertebrati terrestri, soprattutto per la struttura delle pinne.
I Celacanti si ritenevano estinti già dal Mesozoico, fino a quando una sensazionale scoperta non ha rivelato al mondo l'esistenza di un rappresentate di questo Ordine. La risurrezione dei Celacanti ha inizio nel 1938 con una battuta di pesca nelle acque al largo del Sud-Africa: viene issato a bordo un pesce strano, mai visto prima. Lo straordinario esemplare era lungo quasi due metri, aveva mascelle molto robuste e scaglie molto forti. I pescatori sottoposero quello strano animale alla curatrice del piccolo Museo della cittadina di East London, Miss Courtenay-Latimer. La donna intuì subito di avere di fronte un esemplare di particolare rilevanza scientifica e scrisse al Professor J.B.L. Smith, presso la Grahamstown University. L'esperto non potè osservare gli organi interni, che erano andati in putrefazione, ma riconobbe subito che aveva di fronte un rappresentante di quei pesci ritenuti estinti da 70 milioni di anni: i celacanti. Indicò la specie con il nome di Latimeria (in onore di Miss Courtenay-Latimer) chalumnae ( dal nome del fiume vicino la cui foce era stato pescato). Il mondo scientifico accolse la notizia con un grande entusiasmo e subito venne promossa la ricerca di un altro esemplare. Furono necessari quattordici anni perché venisse ritrovato un altro individuo, a 1500 km di distanza dal primo. Per i pescatori delle isole Comore, situate tra Madagascar e Tanzania, la Latimeria non era una novità, semplicemente non era pescata attivamente perché la carne, molto oleosa, non era buona da mangiare. Apprezzate erano solo le scaglie, tanto resistenti da essere impiegate in vari piccoli lavori. Il pesce era talmente forte e combattivo che non ne venivano tirati su più di due esemplari per stagione. Divenne così chiaro che questo pesce era diffuso in quelle acque, a profondità di 200-300 metri. Gli studi eseguiti su vari esemplari hanno confermato un particolare che i paleontologi avevano già messo in luce studiando un fossile dell'Illinois: i Celacanti non deponevano le uova, ma erano vivipari visto che le uova si sviluppavano all'interno del corpo materno.
Sphenodon punctatum
Lo Sphenodon punctatum rappresenta un altro classico esempio di fossile vivente. E' l'ultimo rappresentante dei Rincocefali, rettili così denominati per la particolare forma a becco del muso. I Rincocefali sono comparsi all'inizio del Mesozoico e sono stati ritenuti scomparsi a partire dalla fine del Giurassico.
Lo Sphenodon, un piccolo rettile simile ad una grossa lucertola, è rimasto molto simile alle specie che vivevano sulla Terra 150 milioni di anni fa, esiliato in Nuova Zelanda, un territorio che, grazie all'isolamento, lo ha protetto dalla competizione con altri animali dalla quale sarebbe stato probabilmente sconfitto, considerata la sua arcaicità.
Questo rettile, molto lento a causa del suo bassissimo metabolismo, da sempre era stato oggetto di caccia da parte dei Maori, che lo chiamavano con il nome di Tuatara, ma il mondo scientifico non lo conobbe fino all'ottocento. Nella prima metà del secolo scorso, infatti, esso venne studiato da J.E. Gray, che lo battezzò con il nome di Hatteria punctata. La pubblicazione non era però destinata a grande risonanza, infatti nessuno si rese conto dell'eccezionalità dell'esemplare. Soltanto nel 1867 Albert Gunther, del Museo Britannico, si rese conto che non si trattava di un Sauro, ma di un rettile molto arcaico finora sconosciuto per il quale era necessario creare un gruppo. Su suggerimento del paleontologo Owen, il nuovo gruppo fu chiamato Rincocefali. Il nome fu cambiato da Hatteria a Sphenodon, perchè lo stesso Gray aveva adoperato questo nome descrivendo un cranio della specie. Veniva riconosciuta così l'arcaicità della specie ed il suo rango di fossile vivente.
L'arrivo del tuatara e di poche specie di dinosauri in Nuova Zelanda si è avuto probabilmente nel Cretaceo medio, quando era possibile un poco agevole collegamento con il Sud America
L'assenza di predatori naturali ha preservato questo piccolo rettile, gli stessi maori hanno attuato una caccia discreta e solo l'arrivo dell'uomo bianco e dei suoi animali domestici ha portato questa specie sull'orlo dell'estinzione. Adesso lo Sphenodon, più antico dei dinosauri, è protetto.
Didelphis virginiana
L'opossum americano è un mammifero marsupiale rimasto invariato dal Paleocene, cioè da 65 milioni di anni. E' un mammifero primitivo che, tuttavia, si è trovato bene anche in un ambiente come quello nordamericano, popolato da mammiferi più evoluti ed efficienti.
L'opossum da adulto raggiunge gli 80 cm, dei quali 30 spettano alla coda. Conduce vita notturna e ha una grande agilità nell'arrampicarsi, grazie alle unghie robuste e alla coda prensile. Si nutre di piccoli animali e, in mancanza di prede, di vegetali.
E' stato oggetto di caccia perché è un flagello per i pollai, visto che ha l'abitudine di sgozzare tutti gli animali che trova, anche se poi non se ne nutre.
Il Didelphis, da buon marsupiale, partorisce i piccoli a uno stadio di sviluppo incompleto e la loro crescita viene terminata in un marsupio.
Specie simili all'opossum nordamericano sono diffuse in Sud America, luogo di provenienza del Didelphis virginiana.