Corrado Alvaro: La Genesi di un Romanzo

di Luisa CORVAGLIA
Nel 1930 dopo tre libri ( L'amata alla finestra, Misteri e avventure, Gente in Aspromonte) Corrado Alvaro pubblica Vent'anni..
un romanzo d'introspezione, nel quale l'autore ripercorre un periodo della sua vita attraverso il protagonista che, uscito dal suo paese provinciale, entra in una caserma di Firenze per gli studi di allievo ufficiale; scoppia la guerra e si ritrova in trincea.
l'analisi del dramma di una generazione che stata buttata nel gorgo di una guerra per "rinnovare", "innovarsi" o "morire".
Lo stesso titolo dell'opera generico: non un simbolo, n una tesi, ma si potrebbe considerare un segnale, un riferimento.
Lo scrittore si tormenta, fruga, indaga ed in questa sua esperienza, quasi onirica, esorcizza la sua sofferenza riportando alla luce i ricordi dei suoi vent'anni.
Ed il tormento dell'autore alla ricerca di uno stile, emerge dallo studio dei fogli autografi conservati nel Fondo Alvaro della biblioteca comunale "G. De Nava", di Reggio Calabria, lasciati per donazione da Laura Babini, vedova di Alvaro.
Alla travagliata storia delle correzioni si pu inserire questa prima stesura, materiale purtroppo parziale: trentatr fogli cartacei (33 x 22) vergati dalla mano dell'autore, con una numerazione autografa posta al centro del foglio che va da 125 a 156 e comprende i capitoli VI e VII di Vent'anni.
Nel passaggio dall'autografo alla prima edizione (I), si ha il parametro di una complicata rilettura che interessa il linguaggio nelle pi impalpabili sfumature, il disegno della misura dei periodi, dei legamenti sintattici, aspirando ad una forma pi accurata, attraverso soppressioni o accrescimenti che riannodano il tessuto narrativo.
D'altro canto la questione pi difficile per Alvaro introdurre le dispersioni episodiche, le quali appartengono alla categoria diaristica della sua arte, evocando particolari, riordinando un tempo smarrito, in ogni caso diverso dal tempo creativo, per cui avviene il trasferimento dall'episodio autobiografico ad una corrente generalizzazione, senza lasciare adito ad intrusioni provenienti dal fondo dei ricordi.
Del resto quando Alvaro si accinge a scrivere il romanzo, non pi il ventenne che partecip in prima linea alla guerra, ha perso le sue illusioni attivistiche e dalle ottave di Pastorale, innesta il contadino-soldato in un contesto pi realistico. Anche se il tema della guerra resta il fulcro della maturazione umana e stilistica di Alvaro, dalle Poesie grigioverdi alle novelle: Nemmeno la morte cosa seriai la Pensione dell'al di l,ii Il cavallo di Fanfulla,iii fino a Trucioli della storia,iv che insieme a Vite parallele di eroi vcostituiscono il preludio del futuro romanzo.
L'autografo mostra il movimento di uno stile conquistato piano piano, attraverso il vaglio critico: una direttrice trova il suo sfogo in una nutrita serie di varianti tesi a scorciare la vicenda ed uniformare le pieghe del discorso fino a lasciare la sola intelaiatura, evitando riflessioni incongrue che appesantirebbero la fabula.
Stette un poco a guardare
Stette un poco a guardare
come raggiungevano la linea.
come raggiungevano la linea.
A balzelloni, nascondendosi
I 226, 2-7
di quando in quando, come se fossero morti, risorgendo ogniminuto.
A 145, 914-5
Corre, per, il procedimento inverso cio dal puro fatto al suo allargamento, da una primitiva stesura appena abbozzata ad una struttura resa ipotattica per ragioni descrittive:

Uccidere pensano i civili.
Uccidere, pensano i civili;
Resistere e durare, pensano
resistere, durare, difendersi
i contadini.
sentono i contadini.
A 145,914-5
e tu guardi tra i tuoi
soldati quelli che sono delle
citt e specialmente delle citt
pi civili, noterai che sono i pi
disposti alle imprese disperate,
alle vendette pi fulminanti.
I226,2-7
A distanza di ventitr anni, l'autore interviene sul testo. La ripresa l'epilogo di una profonda maturazione intellettuale e artistica, testimoniata dalla pubblicazione delle sue numerose opere.
Muta radicalmente il romanzo e il ritorno non un tardo esercizio correttorio di ripensamenti, ma nasce dalla convinzione di tentare la rilettura di un libro che, pur mantenendo la primitiva inclinazione psicologico-realistica, richiede un lavoro di stringatura e una forza stilistica in grado di allontanare gli squilibri. Gl'interventi sono rilevanti sui capitoli I, II, III, IV,VII (rielaborati in buona parte), rivoluziona la struttura stessa del romanzo in nome di una tecnica pi spedita (otto capitoli per un totale di duecentotrenta pagine nella seconda edizione, rispetto ai nove capitoli ed alle trecentocinquantanove pagine della prima).
I tagli e i ritocchi tendono ad isolare e far emergere quanto c'era di positivo, anche se in potenza, nella stesura originaria. Ma le intenzioni del rifacimento portano a ricreare le figure dei protagonisti, rifiutando passi sicuramente cari all'autore, ma troppo carichi di vena autobiografica. Eclatanti le pagine 11-23 incentrate sulla storia dell'infanzia di Fabio, della sua adolescenza, dei suoi studi trascorsi lontano da casa, trapiantato in un ambiente che non la cerchia ristretta del suo paese natio, i sogni di gloria, la visione stessa della vita guardata in maniera favolistica e raccontata ad Attilio, suo amico, compagno d'armi e cooprotagonista, vengono eliminate totalmente in sede di revisione . Un flusso di memoria percorso all'indietro a fermo-immagine di fotogramma delineava nella prima edizione lo studente emigrato da un paese senza storia fino al motivo della sua presenza in piazza d'armi: la dichiarazione della guerra:
Erano queste le cose che Luca Fabio disse al suo compagno, ma per vaghi accenni, e questi non capiva che a barlumi.
Erano piuttosto le cose che voleva dire, che non sapeva per formulare se non vagamente, e che vedeva vagamente entro s stesso. I,23,1-5
Ma, nonostante il deciso taglio la materia dei primi capitoli richiedeva una maggiore oggettivazione di caratteri e di ambienti. Non soccorrendo la via del frammentismo, occorreva rifarsi a Balzac. Difatti i primi capitoli rimangono sfocati e mancano della fusione e dell'interiorit che contraddistinguono gli altri.
Intersecato a Fabio, nell'intreccio fabulistico Cosma Lorici, vero e proprio alter ego , spesso indistinguibile dal primo, sia per la stessa origine, sia per la consaguineit psicologica e sociale, destinato a lasciare il palcoscenico in via di revisione. Cosma, fuggito dal seminario e arruolatosi nell'esercito richiama uno dei miti spesso presenti negli scritti di Alvaro e nella caratterizzazione della sua poetica e nello stesso tempo ci ricorda la storia della sua espulsione dal Nobile collegio dei Mondragone.
Nel restrittivo passaggio dalla prima alla seconda edizione, come immagini di una realt trasformata in sogno scompaiono: Eva Ammeri che rischiava di caricare di zavorra romanzesca tutto il romanzo, come una storia nella storia,vi e Luti, l'amante di Cosma e la Cicala, il simbolo dell'amore giovanile di Fabio.
Anche se, Luti nell'economia del romanzo, aveva una sua importante funzione, in quanto ideologizzava un certo erotismo connesso al tempo e alla guerra.
stata magistralmente dipinta con un carattere di giovane cortigiana.
La sua attenzione verso i soldati si trasformava in un affetto sensuale in armonia con la vita stessa. E il suo incontro con Luca Fabio, in un postribolo delle retrovie, nelle ultimie pagine del libro, era uno dei pi begli episodi infelicemente rifiutati.
Lo stesso padre di Attilio, il generale Bandi che, nella prima edizione, vivo e vegeto partecipa, pur se marginalmente, alle vicende e piange la morte del figlio, adesso solo accennato il ricordo della sua morte.
E il personaggio di Vitale Romano, volontario, venuto da San Paolo nel brasile, dalmato e soggetto all'Austria; diventato Vitale Guerra, legato ad Eva Ammeri e a Cirillo Ammeri, da un dramma romanzato, si riduce ad una figura eroica, ma fortemente spersonalizzata.
D'altronde il rapporto guerra-uomo che polarizza l'interesse dello scrittore; ne deriva una scarsa applicazione nella rifinitura del carattere dei personaggi, a volte solo emblemi, quando non sono addirittura appena abbozzati o ridotti a mere comparse.
Pi che portatori di idee, i suoi personaggi sono i custodi di una sensibilit; la memoria degli istinti permea di s non solo le loro idee ma pi in generale il loro rapporto con il mondo. I fatti, le vicende, pi che un'organica tessitura narrativa, rinviano alla luce perlacea d'un alone di destino.
Alvaro restringe, pertanto, aree superflue rinunciando soprattutto a quell'impostazione saggistica che ha rivestito la prima edizione, in questo modo inserisce i personaggi e i loro problemi nel fluido della vicenda:

Questa mescolanza d'impressioni
Questa mescolanza d' espressioni,
e la sovrapposizione dei ricordi,
e la sovrapposizione dei ricordi
della sua regione in questo mon-
della sua regione in questo mondo
do tanto diverso, lo sbigottivano.
diverso lo sbigottivano.
Siccome era figlio del popolo, nei
II 11,7-10
suoi paesi aveva considerato la
casa architettata come la sede dei
signori e delle ingiustizie; an-
che qui, davanti ad ogni edifizio
illustre, era intimorito.
I 3,17-23.
Anche la cornice del paesaggio interessata da opportune correzioni:
L'ora era pigra e nebbiosa.
L'ora era pigra e nebbiosa.
Attraverso la nebbia, chiese
chiese e palagi arretravano
e palagi arretravano in una
in una lontananza cinerea.
lontananza cinerea, come
II 9, 3-5
offuscati dalla terra degli scavi.
I 1, 3-6
L'ultima stampa cerca di abbandonare lunghe note digressive per evitare che lo sfogo inventivo possa catturare l'attenzione del lettore aprendogli punti di osservazione fuori della vicenda.
Siamo partecipi di un delicato lavoro di lima, di cesello che va dagli effetti fonici a vari sinonimi pi qualificanti:
Passando davanti a Santa Maria Novella [...] I 2,5
Davanti a Santa Maria Novella [...] II10,5;
Il consistente intervento censorio porta alla contrattura della fascia aggettivale, allora anche le coppie aggetivali sono revocate:
assorti e seri I 91,29> seri II41,14.
Incontriamo anche, la revoca di costrutti relativi: pareva che dovesse piovereI261,18 > pareva dovesse piovere II 165,28; e la funzione attenuativa di come: come un fanciullo I 149,21> un fanciullo II 69,7
Ma alla padronanza stilistica e lessicale di II, Alvaro arriva dopo un attento studio che sembra seguire un ordine di gradazione per stabilire un aderente rapporto con la proposizione, intervenendo sui segni desueti e normalizzando il lessico: desiderii I 200,21> desideri II 112,31; ritardatarii I 341,15 > ritardatari II 218,19.
Si noti il passaggio dalla nobilitazione linguistica alla modernizzazione, respingendo la i con funzione prostetica:
iscommessa I 207,29> scommessaII 119,3; iscacciareI232,12 > scacciareII 140,5.
Sullo stesso genere annotiamo l'eliminazione delle apocopi vocaliche:
minor I179,21>minoreII 92,32; pulir I 9,18 > pulire II16,11.
Cesellando l'autore sembra che adoperi il bisturi, mentre nella prima edizione compariva Luca Fabio per esteso, nella seconda spesso troviamo semplicemente Fabio.
Conquista della mano seriore, oltre la nuova scelta lessicale, pi consona al taglio del testo ( racimoli I277,74>grappoli II174,30; attrist I113,10>rattrist II 56,23) vi l'eliminazione di ripetizioni che fanno eco: nulla nullaI 113,30 > nullaII 57,7; alto altoI 337,19 > altoII215,7
Anche gli accenti subiscono una variazione, oltre la variante nel riflessivo s stessoI > se stessoII, nel corpo della parola l'autore usava accentare sbitoI, mentre in sede di revisione preferisce adeguarsi alla moda corrente.
Alvaro predilige una pagina essenziale, una sintassi scattante fino alla scarnificazione stessa del testo:
L'edifizio era costruito come tutte
L'edifizio era una specie di
le caserme: una specie di portico
chiostro che dava su un corti-
ne seguiva la facciata interna che
le, e su questo si aprivano al
dava su un cortile, e su questo porti-
primo piano le camerate, al
co, si aprivano al primo piano le
pianterreno i magazzini.
camerate, al pianterreno i magazzini.
II 12,27-9
I 5,15-8

Inoltre si riscontrano due aggiunte nel corso del quarto capitolo, particolarmente notevoli, confluite nel romanzo, come consuetudine dell'arte alvariana. I pezzi in questione riguardano la novella Partenza pubblicata su La Stampa il 25 giugno 1930 e la novella Rosa pubblicata sempre su La Stampa il 15 luglio 1930.
Un vero e proprio intarsio delle novelle nel romanzo, ma l'innesto non stato dei pi felici, non mutano soltanto i nomi dei protagonisti Rosa e Nietti in Martina e Fabio, assistiamo ad un mosaico dove le parti espunte sono pi numerose delle aggiunte, al fine di meglio legare il tessuto narrativo.
Ma nella novella Rosa si sofferma maggiormente sulla descrizione paesaggistica e sull'ambiente dove agiscono i personaggi, nel romanzo l'autore incentra la sua attenzione sulla resa psicologica della figura di Martina; la giovane contadina di cui non si capisce l'et, sul rimorso di Fabio per aver approfittato di un frutto ancora acerbo.
Per quanto concerne la novella Partenza, prima di essere accolta in Vent'anni appare nella raccolta La signora dell'isola, con qualche variante di minor rilievo: falciato >vendemmiato; dormiveglia>assopito; riposarsi la donna sognata , varianti tese soprattutto alla normalizzazione grammaticale gli>le e ad una pi calcolata interpunzione. Da una forma nobilitata passa all'italiano standard: giuoco>gioco.
Dopo un attento esame testuale si riscontra che la parte confluita in Vent'anni mantiene le stesse varianti della novella pubblicata in raccolta, se ne deduce che l'autore durante la rivisitazione del testo, avesse davanti agli occhi La signora dell'isola .
Oltre le varianti lessicali (quella visita>la sua visita; da signora >da donna) e la normalizzazione grammaticale (se aveva>se avesse), la maggior parte dei cambiamenti riguarda la sfrondatura della novella per meglio aderire al romanzo.
Un romanzo che, come abbiamo dimostrato, attraverso lo studio del materiale disponibile, ha avuto una lunga elaborazione. Anche se, l'esame del testo avrebbe potuto essere pi esaustivo se l'archivio Bompiani avesse concesso la possibilit, pi che legittima, di consultare la copia di Vent'anni nell'edizione Treves 1930 con le correzioni autografe in vista della nuova edizione Bompiani 1953. In ogni caso, la critica ha ben accettato la nuova edizione: alla pi suadente lettura del libro ha felicemente concorso la pi agile stesura ch con un reciso taglio l'A. ha eliminato il superfluo donando alla sua opera una impronta di pi incisiva sintesi.


HELIOS Magazine ANNO II - n.3 HELIOSmagazine@diel.it
i"Il Resto del Carlino", 20 dicembre 1916.ii"Il Resto del Carlino", 29 dicembre 1916.iii"Il Resto del Carlino", 29 giugno 1917. In proposito: A Barbina, Alvaro a "Il Resto del Carlino", in C. Alvaro, l'Aspromonte e l'Europa (atti del convegno di Reggio Cal. 4 e 10-12 novembre 1978), Reggio Calabria, Casa del Libro, 1981,325-41. iv"Il Mondo", 7 novembre 1922.v "Il Mondo, 29 agosto 1923. viM. I.Tancredi, Corrado Alvaro, Firenze, Vallecchi Editore,1969,63.