di Santo PAVIA
Da quando l'uomo ha cominciato ad estendere il suo dominio sui mari, gli abissi hanno sempre destato timore, una sorta di fascino misto alla paura dell'ignoto. Le antiche leggende dei mostri marini, i romanzi fantascientifici ed i più recenti films sull'argomento hanno continuamente alimentato l'immaginario comune. In realtà le cose sono ben lontane da quanto miti e fantasie possano rappresentare: le profondità costituiscono un ecosistema molto particolare.
La vita negli abissi è condizionata da basse temperature, pressioni di decine di atmosfere ed una totale assenza di luce solare, infatti dai 700 ai 1000 metri di profondità anche nelle acque più limpide la presenza di luce non è rilevabile neanche con le più sofisticate attrezzature. Tutte queste condizioni escludono l'esistenza di vegetali autotrofi che sono il punto di partenza della catena alimentare. Dato ciò e tranne alcune eccezioni, l'ecosistema è formato per la stragrande maggioranza da predatori, seguiti poi dagli "spazzini", che traggono sostentamento da ciò che trovano sul fondo e da tutti gli scarti della complessa catena alimentare degli strati d'acqua superiori.
I veri mostri sono loro, i "padroni delle zone batiali": vermi, molluschi, crostacei, celenterati e, soprattutto, pesci. L'adattamento ha agito modellando mostruosamente l'aspetto di questi organismi.
L'enorme pressione a cui sono sottoposti è controbilanciata dalla pressione interna dei liquidi cellulari ed interstiziali, le ghiandole natatorie sono assenti o modificate, gli apparati boccali vengono enormemente sviluppati così come gli occhi. Infatti, se così come abbiamo accennato, la luce solare è completamente assente, non soltanto gli occhi sono molto grandi ed estremamente sensibili, ma esistono organi (fotofori) capaci di emettere luce. La bioluminescenza, ovvero la proprietà di emettere luce, caratterizza la quasi totalità degli abitanti degli abissi, partendo dalle forme più semplici come batteri e dinoflagellati (organismi unicellulari) percorrendo tutta la scala evolutiva, tanto che prima di arrivare ai pesci ci possiamo imbattere in una miriade di organismi come meduse (Ampolla), crostacei (Anfipodi e Ostracodi), cefalopodi (calamari e polpi), echinodermi (Crinoidi ed Ofiuroidei).
Lo studio della bioluminescenza attira da diversi anni l'attenzione di molti zoologi ed ittiologi in particolare, che hanno dedicato la loro vita allo studio di queste creature. La ricerca è stata portata avanti attraverso spedizioni che hanno esplorato le profondità oceaniche con l'utilizzo di batiscafi e con pesche specifiche. In laboratorio sono stati eseguiti studi di citologia e microanatomia, riuscendo ad individuare anche i meccanismi biochimici e fisiologici che regolano l'emissione di luce da parte di questi animali. Grazie a questi studi si è potuto comprendere che la bioluminescenza non è un fenomeno fine a se stesso, ma riveste una grandissima importanza nella vita dei pesci abissali, che probabilmente riescono a sfruttarla oltre che per necessità alimentari, anche come una sorta di "linguaggio luminoso". A parziale conferma di ciò, è stato accertato che i pesci di profondità possiedono occhi sensibili alle lunghezze d'onda del rosso, violetto e blu, che sono esattamente i colori degli organi luminosi.
Tra le famiglie di Osteitti (pesci ossei) che maggiormente rappresentano la fauna profonda vi sono i Gnatostomatidi o Boccatonda, che insieme alle vipere di mare (Stomiatidi) possiedono un apparato boccale che si può aprire a dismisura, anche fino a 180°. I Myctophidi, o pesci lanterna, contano numerosissime specie, tutte caratterizzate da una serie multipla di organi luminosi paralleli alla linea laterale e vicino l'occhio. I pesci-accetta (Sternoptychidi) hanno un corpo buffamente alto e compresso con fotofori situati nella zona ventro-caudale, mentre i Ceratoidi, detti pesci pescatori, hanno tratto dalla bioluminescenza un ingegnoso metodo di approvvigionamento, infatti stazionano sul fondo facendo muovere a mò di esca un'appendice luminescente che hanno sul cranio e che va a finire proprio vicino all'enorme bocca: gli inconsapoveli curiosi vengono così catturati. E' come se queste creature si divertissero a eseguire variazioni sul tema.
Dal buio degli abissi, insomma, appaiono bagliori di una vita strana, misteriosa e affascinante. I mostri che sembrano usciti da un film di fantascienza riserverano in futuro ancora tante sorprese per la ricerca e, forse, anche per la nostra fantasia.