IL "MODO DI ESSERE" ED IL "MODO DI AMARE"

di Pino ROTTA
Oggi molto piu' che nel passato riusciamo a cogliere contemporaneamente informazioni provenienti da ogni parte del mondo, dove esistono realta' sociali e culturali anche estremamente diversificate, con una rapidita' che appena cinquanta anni addietro non sarebbe stata possibile, e questo ci porta ad amplificare il contrasto tra la crisi dei valori tradizionali, (che ancora sentiamo troppo vicini nel tempo), delle societa' ad alto tasso di sviluppo industriale e le inquietudini spesso drammatiche che scuotono realta' sociali e culturali che stanno vivendo solo oggi quei momenti di trasformazione economica e politica che l'Europa ed il Nord-America hanno vissuto in un passato lontano molti decenni, che solo apparentemente sembrano assimilabili.
Quando guardiamo ai cosiddetti Paesi in via di sviluppo l'errore piu' grande che spesso commettiamo e' quello di giudicare le loro vicende politiche e sociali, impregnate di forti tensioni ideali, con i nostri parametri sociologici e morali.
Nel passato questa diversita' di valori saltava subito agli occhi degli studiosi piu' sensibili poiche' le societa' subivano delle trasformazioni estremamente lente ed altrettanto lenta era la circolazione delle informazioni, per cui uno studioso, che prendeva coscienza dell'anabasi culturale ed esistenziale, aveva tutto il tempo di riflettere sul manifestarsi dei fenomeni di trasformazione ed anche di teorizzare su di essi con sufficiente distacco; oggi e' necessario un maggiore impegno di astrazione per non essere travolti dalla quotidianita' e cadere nell'errore di giudizi affrettati e definitivi.
Erich Fromm, nell'opera "Fuga dalla libertą", mette in relazione la scelta di sottomissione dell'uomo moderno con il senso di solitudine che gli deriva dalla presa di coscienza della sua individualita'.
Individualita' distinta come essere biologico e come individuo sociale.
Lo sviluppo delle tesi frommiane purtroppo, in Italia, non e' stato ancora sufficientemente divulgato nemmeno dai filosofi o dai sociologi cosiddetti di sinistra che forse erano i naturali candidati ad affrontare quest'opera, ne' si ha la pretesa di farlo in queste poche righe, che vogliono solo offrire alcune riflessioni su quelle tesi.
Come essere biologico l'uomo tende ad identificarsi come entita' che, pur facendo parte del mondo naturale, ha tuttavia sviluppato una capacita' di condizionamento tale della natura stessa da porsi su un piano quasi parallelo rispetto al resto del mondo biologico.
Il dominio dell'uomo sulla natura, anzicche' rivoluzionare la sua concezione di vita ed affermare una coscienza di identificazione dell'uomo con l'ecosistema (identificazione avulsa da qualunque relazione tra scienza e valori etici), ha rafforzato una concezione esistenziale che colloca l'umanita' su un piano metafisico intermedio tra il mondo biologico e la divinita'; solo la sconfitta della morte non ha fatto scavalcare all'umanita' questa soglia che ancora lo separa dall'essere Dio.
Come individuo sociale egli ha sviluppato un sistema economico ed un'organizzazione sociale talmente complessi da divenire sempre piu' impersonali ed astratti pur controllando completamente ogni aspetto della vita pubblica e privata, e tali da far apparire l'individuo come un piccolissimo ed insignificante ingranaggio di una macchina gigantesca in grado di funzionare a prescindere dall'esistenza di ciascuno degli individui che la compongono.
Questa realta' ha portato l'individuo a rinchiudersi sempre piu' in un suo mondo privato tentando di sfuggire alla sensazione di oppressione, che proprio la coscienza della solitudine gli provoca, vivendo questa solitudine come una forma di difesa "dai nemici esterni" che lo costringono a conformasi ad un modo di vivere che gli crea alienazione impedendogli di esprimere il suo bisogno di individualita'.
Ma il vizio principale di questo atteggiamento non e' quello di sentire il bisogno di esprimere la propria individualita', ma quello di credere che quest'ultima si debba esprimere secondo le tipologie di relazione sociale che sono imposte dall'omologazione culturale.
Un individuo infatti che cerca di competere in una societa' in cui il potere si esercita controllando il sistema di comunicazione globale, utilizzando i parametri materialistici imposti dallo stesso sistema, necessariamente si trova a sbattere contro il muro di gomma che questo sistema ha innalzato intorno a lui e che e' rappresentato dalla polverizzazione dei centri decisionali, dai vari livelli delle relazioni sociali, nel mondo del lavoro, in quello della produzione artistica, in quello della politica o in quello della morale, per citarne alcuni.
Sconfitto dalla incapacita' di riappropriarsi della facolta' di autoderminazione usando gli strumenti di competizione del sistema, egli si sente sempre piu' piccolo, insignificante ed inadeguato dentro questo meccanismo, senza capire che proprio il fatto di averne accettato le regole lo porta alla sconfitta, per cui egli torna a rinchiudersi in se' stesso maturando un impalpabile odio verso il mondo esterno ed in sostanza verso se' stesso e cadendo lentamente in uno stato di rinuncia alla vita che si esprime a volte con la via della droga o della violenza, ma il piu' delle volte in un muto ed acritico conformismo al sistema di vita massificato che lo porta a quella morte meno cosciente della morte biologica ma altrettanto reale che e' l'annullamento del se' stesso originale, tutto cio' senza peraltro riuscire a vincere la sensazione di alienazione, di solitudine e di paura che anzi viene rafforzata a livello inconscio. Questo bisogno di identitą che, se frustrato origina alienazione e senso di inutilitą, deve trovare la sua maniera di esprimersi e questa puņ essere realizzata nella capacitą di ogni individuo di avere coscienza di sč stesso come parte del tutto in senso sia biologico che culturale, e messa in atto attraverso i sentimenti positivi, primo tra tutti l'amore verso sč stessi e verso tutti gli altri. Non č un'impresa facile da realizzare perchč innanzitutto č necessario conoscere i meccanismi che determinano il nostro comportamento, tanto quelli naturali che quelli culturali, avendo consapevolezza di questi meccanismi, ancorchč sentirci schiacciati da questi "determinismi" potremo tentare di utilizzarli indirizzandoli positivamente per affermare il "nostro modo di essere" ed il "nostro modo di amare".

HELIOS Magazine ANNO II - n.3 HELIOSmagazine@diel.it