Paleontologia: Evoluzione ed Intelligenza

MAN, INTELLIGENCE AND EVOLUTION

di Antonella Cinzia MARRA

Abstract: Man took the intelligence in the natural world. Strong interaction with the environment, ability for construct tools, avanced social structure arise from the intelligence. A new and different evolution that try to understand itself emerges from the dark of our past, from the lost faces of our ancestors. What does our past tell? What does future reserve for us?
Contenuto: L'uomo ha portato l'intelligenza nel mondo naturale. Dall'intelligenza derivano la capacità di interagire fortemente con l'ambiente, l'abilità di costruire gli strumenti e la struttura sociale avanzata. Dal buio del nostro passato, dai volti perduti dei nostri antenati emerge una nuova e differente evoluzione che tenta di comprendere se stessa. Cosa racconta il nostro passato? Cosa ci riserva il futuro?
La specie Homo sapiens sapiens, cui tutti noi apparteniamo, si è svincolata dai meccanismi che regolano la distribuzione e l'evoluzione dei viventi sulla Terra grazie allo sviluppo di capacità, cultura e tecnologia. In una parola sola è l'intelligenza a fare la differenza per la nostra specie.
La teoria della selezione naturale
L'uomo, al pari degli altri animali, è un prodotto della selezione naturale ma su di esso hanno giocato molte variabili.
La selezione naturale agisce "premiando" i più adatti all'ambiente con la sopravvivenza e la possibilità di riprodursi, trasmettendo alla prole i loro geni "vincenti". All'interno di una popolazione, infatti, nessun individuo è identico ad un altro, perchè moltissime sono le possibilità di combinazione dei geni paterni e materni e perchè casualmente compaiono mutazioni genetiche che variano il corredo cromosomico. Attraverso questo processo le specie si sono evolute, in relazione a mutamenti ambientali, e si sono indirizzate verso un migliore sfruttamento delle risorse.
L'uomo, grazie all'intelligenza, è riuscito a svincolarsi a questa stretta dipendenza dall'ambiente, utilizzando l'intelligenza per fabbricare strumenti capaci di supplire a specifiche caratteristiche corporee.
Origini ed evoluzione
La documentazione paleontologica sta alla base delle ricostruzioni del nostro passato, ma i fossili sono molto frammentari perchè sia i nostri antenati delle foreste che quelli della savana vivevano in ambienti poco favorevoli alla fossilizzazione.
Le origini più remote dell'uomo si possono rintracciare all'epoca dei dinosauri: 70 milioni di anni fa, sugli alberi, viveva il Purgatorius, che somigliava ad un piccolo ratto e si nutriva di vegetali. Era uno di quei piccoli mammiferi che convivevano con i dinosauri e probabilmente sta alla base della linea evolutiva che porterà ai primati e quindi all'uomo. Da questo antenato, comune all'uomo e ad altri mammiferi, si arriva alle driopitecine, un ampio gruppo di scimmie quadrupedi nelle quali si riconosce un tenue legame con l'uomo: un solco a forma di Y sui molari. Seguendo la Y sui molari si incontrano scimmie un pò diverse dalle attuali scimmie antropomorfe, con un corpo agile e snello per arrampicarsi.
Ad un certo punto, nell'evoluzione compare la tendenza al bipedismo, caratteristica destinata ad evolversi e che ha implicato una serie di importanti modificazioni nello scheletro e nella fisiologia. Una evoluzione così complessa ha portato agli ominidi ed è avvenuta in un intervallo di tempo compreso tra 7 e 5 milioni di anni fa, periodo per il quale la documentazione paleontologica ha moltissime lacune. Questa evoluzione decisamente orientata non può essere casuale, ma guidata dalla selezione naturale. Le cause per questa spinta evolutiva non sono ben chiare, ma certamente hanno portato vantaggi immediati, altrimenti il bipedismo non sarebbe stato selezionato. La spinta verso il bipedismo, qualunque sia stato il suo motore, ha portato a ominidi che camminavano in posizione eretta, sorretti da un piede molto simile al nostro, anche se alti 1,20-1,40 m. 4,4 milioni di anni fa in Etiopia viveva Ardipithecus ramidus, e dopo di lui altri esseri via via più simili all'uomo hanno attraversato il tempo. Le impronte fossili rinvenute a Laetoli appartengono a due Australopitechi che hanno attraversato la regione 3,7 milioni di anni fa lasciando le loro impronte nel fango. Quelle impronte così "umane" appartengono a pieno titolo a due ominidi: inizia il cammino degli Australopitechi verso il genere Homo. I caratteri comuni a tutti gli Australopitechi sono il bipedismo, un cervello piccolo (400-550 cc), una faccia scimmiesca fortemente prognata, arcate sopracciliari sporgenti, dentatura arcaica con uno smalto molto forte. Questi ominidi avevano una dieta vegetariana e presentavano un forte divario di taglia tra maschi, più alti e robusti, e femmine, più delicate.
Il primo rappresentante del genere Homo, Homo habilis, compare 2,2 milioni di anni fa e probabilmente durante le sue battute di caccia incontrava gli australopiteci. Questo "prototipo" di uomo aveva un cervello di 600-800 cc, una testa tondeggiante e in posizione più diritta sul collo, un mento appena accennato, e una statura intorno a 1,40m. La carne entrava nella sua dieta anche perchè, grazie alla sua intelligenza, Homo habilis poteva organizzarsi per la caccia in gruppo e per l'individuazione delle carcasse, cominciando anche a costruire i primi strumenti di pietra scheggiata. Probabilmente il primo homo aveva la capacità di un rudimentale linguaggio per migliorare le comunicazioni, e questa possibilità è supportata da un notevole volume cerebrale. La documentazione paleontologica ha un buco tra 3 e 2 milioni di anni fa e quindi non è possibile comprendere la parentela tra Homo habilis e il suo successore Homo erectus, comparso intorno a 1,6 milioni di anni fa e distribuitosi dall'Africa in Europa e in Asia. La statura era intorno a 1,60 m , il volume cerebrale variava da 800 a 1225 cc. L'aspetto era più "umano" nonostante il viso avesse una forte muscolatura masticatoria, un'arcata sopracciliare possente, un evidente prognatismo, una fronte sfuggente e un largo collo. 400 milioni di anni fa Homo erectus diviene capace di utilizzare il fuoco e in seguito di riprodurlo, di organizzarsi in gruppi per le battute di caccia e di avere una discreta "vita sociale".
La strada è ormai fatta e Homo sapiens neanderthalensis fa la sua comparsa: era alto 1,55-1,65 m e di corporatura robusta. la muscolatura molto potente, gambe e avambracci piuttosto corti, la testa larga e piatta molto larga dietro le orecchie, l' arcata sopracciliare prominente ma non più lineare, la fronte sfuggente, il viso prognato e il volume cerebrale intorno ai 1500 cc caratterizzavano questo "uomo delle caverne". Il Neanderthal doveva proteggersi dal freddo delle glaciazioni e inventò aghi di osso con i quali cucire le pelli e strumenti di selce elaborati. Era un abile cacciatore, ma integrava la sua dieta con frutti energetici. La struttura sociale era abbastanza complessa, probabilmente molto aiutata dallo sviluppo del linguaggio, e si prestava assistenza a anziani ed handicappati. Il Neanderthal probabilmente si interrogava sulla morte e seppelliva i morti in posizione rannicchiata. Il gusto per il bello si manifestava attraverso la raccolta di minerali, conchiglie e concrezioni, e alla costruzione di primi rudimentali monili.
I Neanderthaliano scomparvero 35milioni di anni fa, forse perchè si andava diffondendo sempre di più Homo sapiens sapiens, culturalmete più avanzato. Con i primi Homo sapiens sapiens di Cro Magnon, ancora dall'aspetto arcaico, inizia la grande avventura della nostra specie e, soprattutto, della nostra civiltà.
Intelligenza ed evoluzione
Nel breve ed incompleto viaggio tra i nostri antenati compare un elemento quanto mai significativo proprio quando si comincia a parlare del genere Homo, vale a dire l'intelligenza. L'intelligenza, infatti, diviene sia spinta che frutto di quell'evoluzione giunta fino a noi. E certamente si tratta di un'intelligenza diversa da quella degli altri animali, perchè entra in campo la capacità di astrazione.
Si tratta insomma di un'intelligenza molto versatile, che consente in un primo momento grandi capacità organizzative e viene utilizzata dal gruppo per organizzare la caccia, in un secondo momento si ripercuote sulla vita sociale che diviene via via più complessa. Nel tracciare l'evoluzione non è stata tralasciata l'indicazione del volume cerebrale, la cui crescita va di pari passo, anche se con alcune eccezioni, con lo sviluppo evolutivo e culturale. L'evoluzione, insomma, non si slega dall'intelligenza, intesa come capacità di elaborazione di informazioni e di trasmissione culturale capace di rendere il gruppo competitivo e interattivo nei confronti dell'ambiente. L'evoluzione, conquistato il bipedismo, procede a perfezionare il cervello e a mettere a punto un corpo che, ormai svincolato dal movimento quadrupede, può assumere posture diverse e soprattutto può avere arti meglio utilizzabili per la costruzione degli strumenti e per il loro trasporto. La costruzione e l'utilizzo degli strumenti sono stati sia causa che effetto dell'aumentata capacità intellettiva dell'uomo ed infatti le diverse fasi evolutive e i diversi momenti di crescita culturale sono segnati dalle industrie litiche. Da semplici strumenti ricavati scheggiando una pietra si giunge ad amigdale e choppers che meravigliano per la raffinatezza e l'accuratezza della lavorazione: sono le mani che lavorano meglio, è il cervello che le dirige meglio.
E questa intelligenza così utile per costruire strumenti, cucire vestiti, amministrare il fuoco e trasmettere ai discendenti le conoscenze scopre poi qualcosa di straordinario: scopre l'astrazione e riesce così a volgersi al di là della contingenza del modo fisico.
E l'uomo scopre l'arte, il gusto del bello, il pensiero del futuro, la coscienza della vita e della morte: esce dall'Eden del modo naturale per arrivare a tentare di comprenderlo.
Quale Homo per il futuro?
Il nostro passato, seppure con zone d'ombra e lacune, emerge dalle grotte e dalle rocce, ma siamo in grado di prevedere il futuro della nostra specie? Ci saranno nuovi Homo più evoluti, più intelligenti, più perfezionati? Nell'uomo, a differenza di altre specie, è intervenuto lo sviluppo culturale, che ha cambiato le carte in tavola, riducendo l'effetto della selezione naturale.
La selezione naturale procede adattando i vivente all'ambiente, senza una pianificazione; piuttosto riaggiusta e mette a punto i viventi attraverso adattamenti biologici. La nostra specie ha però sviluppato adattamenti non biologici ma tecnologici e culturali: ciascuno di noi può muoversi velocemente grazie alle automobili, volare grazie agli aerei, navigare e così via senza bisogno di avere zoccoli o ali o pinne. Gli stessi fattori di controllo della selezione naturale, quali mortalità pre- e postnatale, gravi malattie ereditarie e non, sono venuti a mancare. In una società tecnologica e industriale la mortalità infantile cala, i più deboli vengono curati, ed in questo modo la specie, da un punto strettamente naturalistico, potrebbe indebolirsi. L'uomo ha sfruttato un cervello, sviluppatosi probabilmente per coordinare meglio la caccia in gruppo e la vita sociale, per migliorare la qualità della vita e per reagire con la cognizione, oltre che con l'intelligenza, ai propri limiti fisici.
Il passo più significativo è sicuramente rappresentato dallo sviluppo dell'agricoltura, 10.000 anni fa, che ha migliorato le condizioni di vita e ha permesso insediamenti stabili. Da quel momento la popolazione mondiale è cresciuta con una escalation inarrestabile e sono nate le grandi civiltà. Insomma l'uomo si è svincolato dai continui spostamenti per la ricerca di cibo e ha avviato un tipo di sviluppo in cui non conta più la forza fisica, quanto la capacità di fare, di produrre, di elaborare, quindi la capacità cognitiva. Le conquiste culturali e tecnologiche hanno permesso all'Homo sapiens di essere diverso da tutti gli altri animali, tanto da svincolarsi dai meccanismi della selezione naturale.
Alcuni studiosi ritengono che, mancando la spinta primaria all'evoluzione, vale a dire la necessità di adattamento, manca l'evoluzione stessa; essi ritengono inoltre che gli effetti della selezione naturale siano valutabili solo a posteriori. Altri studiosi, invece, sostengono che nella linea evolutiva che porta all'uomo ci sia stata la continua tendenza all'aumento del volume cerebrale e che quindi questa tendenza debba continuare, tanto che fra un milione di anni i nostri discendenti avranno un cervello triplicato rispetto al nostro. I nostri pronipoti "cervelloni" avranno dunque una grossa testa, un grosso collo per sostenerla e problemi nel partorire bimbi macrocefali? E gli uomini che vivranno nelle colonie spaziali, riusciranno mai a ritornare a camminare sulla Terra, con la loro muscolatura atrofizzata da una forza di gravità diversa? Daranno discendenza diversa dai "terrestri"?
Se si pensa al futuro, le ipotesi diventano a volte fantasiose, a volte tanto sconvolgenti da volerle ritenere fantasiose. Riprendiamo le parole dell'evoluzionista Robert Jastrow: <>
Una visione del genere può sembrare fantascienza o forse davvero la nostra specie sarà destinata a sganciarsi dal corpo e a questi nuovi esseri noi sembreremo poco più che scimmie. Utilizzeremo mai i nostri prodotti tecnologici, come ad esempio i circuiti di silicio, per muoverci attraverso il tempo e lo spazio senza più corporeità, senza più sangue nelle vene, senza il limite fisico-biologico del corpo? Saremo mai energia pura, intelligenza pura? Saremo solo l'essenza di noi stessi?
Accattivanti, ma anche inquietanti suggerimenti e suggestioni vengono dal futuro immaginato dal cinema, in particolare da due film: "Il Tagliaerbe" e "Johnny Mnemonic". "Il taglierbe" (di Brett Leonard; U.S.A., 1992) è il primo film sulla realtà virtuale, vale a dire sulla capicità dei computers di simulare situazioni reali. Un ritardato psichico abusa della realtà virtuale che lo aiuta a recuperare il suo handicap, fino a diventare un essere superiore capace di vivere in simbiosi con la macchina stessa. Il protagonista, sentendosi ormai un dio onnipotente al di sopra del bene e del male, rimarrà prigioniero in rete, in una forma di vita nuova capace di vivere in un mondo fittizio fatto di elettronica.
"Johnny Mnemonic" (di Robert Longo; U.S.A., 1995) prevede un non tanto fantascientifico inserimento di parti elettroniche nel corpo umano che possano potenziarne le capacità. Johnny, infatti, ha nel cervello un'estensione di memoria e contrabbanda informazioni in un mondo ipertecnologico e decadente, funestato da una potente droga. Scoprirà loschi traffici grazie alla guida dal fantasma di una donna che vive in rete.
A ben guardare, nei due films vengono utilizzate applicazioni avanzate di tecnologie che sono già disponibili, immaginandone uno sviluppo tale da rendere possibile la vita "in rete", svincolata dal corpo, in un'internet che sovrappone il suo mondo virtuale al mondo reale, controllando tutto e tutti.
Vita in rete, potenziamenti di silicio nel corpo umano oppure evoluzione darwiniana?
Rubiamo la conclusione alla celebre serie TV Star Trek, che tanto ci ha fatto sognare sul nostro futuro fatto di alieni strani e a volte buffi, di nuovi mondi e di buoni sentimenti di un umanità che non dimentica appunto di essere"umana". Parafrasiamo dunque la celebre frase introduttiva dei telefilms, affermando che l'intelligenza, ben utilizzata, può farci "GIUNGERE LA' DOVE NESSUN UOMO E' MAI GIUNTO PRIMA". Ma saremo ancora uomini?
Principali siti preistorici in Calabria
Main prehistoric sites in Calabria

Ritrovamenti di Homo sapiens neanderthalensis - Finds of Homo sapiens neanderthalensis: 1. Archi; 2. Iannì di S. Calogero
Plaeolitico inferiore e medio - Early and Middle Paleolithic: 3. Casella di Maida; 4. Rosaneto
Paleolitico superiore e Mesolitico - Upper Paleolithic and Mesolithic: 5. Punta Safò; 6. S. Pietro a Maida; 7. Grotta della Madonna; 8. Riparo del Romito.
Neolitico - Neolithic: 9. Piana di Curinga; 10. Girifalco; 11. Capo Alfiere; 12. Favella; 13. Cassano Jonio; 14 Grotta Pavella; 8. Grotta del romito; 7. Grotta della Madonna


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