La diagnosi precoce ed il TAF - test: Intervista con il dott. Italo SALADINO
a cura di Nadia ARICO'
Negli ultimi anni la lotta al tumore ha trovato un forte impulso e mobilitato i più qualificati istituti di ricerca del mondo.
Centri di ricerca americani, come il National Cancer Institut di Bethesda (Washington, U.S.A.) dove opera il professor Steven Rosenberg, o quelli giapponesi dove operano ricercatori dello spessore di Fujimoto, Yamauchi e Hasumi sono al centro dell'attenzione internazionale, hanno spostato in questo fine di secolo l'interesse della comunità scientifica, e soprattutto dei tanti malati appesi ad una speranza di salvezza, dalle terapie aggressive della malattia già manifesta ai metodi di ricerca sulla diagnosi precoce e sugli strumenti che si possono dimostrare utili per l'individuazione dei fattori scatenanti, nonché sui sistemi coadiuvanti associati alle cure tradizionali e di prevenzione dell'insorgenza della malattia.
Dal proliferare di questa ricerca sono venuti ormai risultati che fanno sperare che in un futuro non troppo lontano i diversi tipi di tumore possano essere attaccati anche da una terapia di tipo immunologico. Da qui l'interesse sviluppato su quelli che comunemente vengono indicati come: Vaccini antitumorali.
Anche in Italia, e non solo negli attrezzatissimi e famosi istituti del centro e del nord del Paese ma nel "profondo Sud", a Reggio Calabria, vive ed opera uno di questi ricercatori, che da un ventennio ormai dedica la sua vita al perfezionamento ed alla produzione di uno di questi strumenti. Ci riferiamo al dottor Italo Saladino ( 63 anni, reggino) ed al suo TAF - Test.
Lui il dramma dell'impotenza davanti alla sofferenza ed alla morte lo ha toccato con mano con sconvolgente disperazione, quando dopo aver tentato di vincere con i mezzi allora a disposizione la leucemia che aveva colpito suo figlio, un bambino di soli 4 anni, assistette inerme alla sua morte avvenuta il 30 marzo 1971.
La morte del suo bambino ha segnato una svolta naturale ed importante nella vita del ricercatore calabrese. Una svolta che, superata, con umana accettazione la perdita, diventa spinta vitale verso quella che per lui non è solo una materia di ricerca, ma il male assassino che ha guardato negli occhi e che rivede ogni volta con rinnovato orrore e compassione quando si accosta ai suoi pazienti angosciati ed appesi ad un filo di speranza, gente che a lui, "che ha "toccato con mano", si rivolge con la fiducia di chi sa che non potrà essere ingannata.
Il dottor Saladino è in continuo contatto con i suoi colleghi della comunità scientifica internazionale, in particolare con il professor Steven Rosenberg e il dottor Antonio Giordano, medico italiano, uno dei principali collaboratori del professor Rosenberg.
Con lui abbiamo cercato di capire in che cosa consiste e qual'è l'utilità del suo TAF - Test.
D.: La diagnosi precoce è l'unico mezzo che consente di intervenire con successo nella lotta anticancro. Oggi si è aggiunta una nuova arma per individuare i tumori in fase precoce. TAF - test, cosa può può dirci di questa nuova metodica diagnostica da lei portata sul tavolo del laboratorio?
R.: Il TAF - test, dalle iniziali dell'espressione anglosassone Tumor Antigenic Factor (Fattore Antigenico Tumorale), è una scoperta del famoso oncologo-virologo Prof. Giulio Tarro, dell'Università di Napoli, illustre allievo del Prof. Alberto Sabin, è un test immunoenzimatico. Si aggiunge agli altri test di laboratorio già in uso in oncologia per la diagnosi precoce, il controllo ed il monitoraggio di alcuni tipi di tumori. Mi riferisco ai test per la determinazione del CEA (Antigene Carcino Embrionario), del PSA (Antigene Prostatico Aspecifico), all'alfa - fetoproteina ecc.. Molti conoscono chi è il prof. Tarro e tutte le sue scoperte in campo virologico ed oncologico. Io ho fatto e faccio parte della sua équipe sulla ricerca sul cancro.
D.: In che cosa consiste precisamente questo il TAF - Test?
R.: Il TAF-test consente di rilevare un antigene tumorale associato al virus dell'Herpes Simplex mediante anticorpi specifici presenti nel siero di pazienti affetti da certi tipi di tumori. Questo nuovo test di laboratorio è il risultato pratico di numerose ricerche che hanno rafforzato l'ipotesi della associazione tra l'Herpes Simplex Virus ed alcuni tumori nell'uomo. Con opportuna metodica su siero il TAF-test si rivela utile nella diagnosi precoce di tumori della pelle, del labbro, dell'oro e naso faringe, della laringe, del tratto urogenitale.
D.: Che ruolo gioca il virus dell'Herpes Simplex nel determinismo di questi tumori?
R.: È bene non creare troppi allarmismi tra chi legge le parole tumore e Herpes Simplex Virus scritte così vicine. Nel concetto moderno di eziopatogenesi del cancro si parla di multifattorialità, ciò significa che molti fattori intervengono nel determinare l'insorgenza e la crescita delle neoplasie. Fattori chimici, fisici, ambientali, e tra questi ultimi i virus, sono tra loro concatenati. Un agente virale può essere abbastanza forte da un punto di vista oncogeno, ciò avviene solo in alcuni casi, per altri si rende invece necessario l'intervento di altre sostanze cancerogene.
D.: L' Herpes Simplex virus è da tutti conosciuto come il responsabile delle lesioni che si sviluppano nella zona orale e genitale. Un test per la determinazione di anticorpi rivolti verso un virus così ampiamente diffuso può essere così altamente predittivo di carcinoma?
R.: L' HSV contamina una fetta molto ampia di popolazione ed indipendentemente dalla manifestazione obiettiva, il 90% delle persone presenta anticorpi contro il virus. In alcuni casi l'Herpes Simplex virus anziché replicarsi e dare origine alle lesioni cui si accennava, inserisce il proprio DNA nel patrimonio genetico della cellula provocandone la trasformazione in senso neoplastico. In seguito a tale trasformazione nella cellula si riscontra la presenza di antigeni che stimolano la produzione di anticorpi specifici, per intenderci diversi da quelli dosabili in tutti coloro che hanno avuto un incontro con il virus e che riportano le caratteristiche lesioni manifestantesi con recidive periodiche. È importante sottolineare che gli anticorpi contro gli antigeni di trasformazione cioè contro il fattore antigenico tumorale associato (TAF), indicano invece la presenza di una sostanza che è correlata con la trasformazione delle cellule da normali a tumorali. Dal momento che viene usata la metodica immunoenzimatica, molto sensibile, il TAF-test permette il rilevamento già nella fase precoce del processo tumorale, cioè quando il numero di cellule neoplastiche non è ancora così alto da dare un tumore svelabile con i comuni mezzi diagnostici. È importante rendersi conto che una cosa è parlare di un tumore che sta crescendo altra cosa di tumore già diagnosticato. Mi riferisco sia alle diverse possibilità di cura, sia alle diverse aspettative e per la durata e la qualità della vita. Utilizzando il TAF-test è possibile avere una indicazione circa la presenza di cellule tumorali nell'organismo; questo è importante sia nel depistage di massa che nel monitoraggio dei pazienti che sono già stati trattati terapeuticamente. La asportazione del tumore allontana dall'organismo gli antigeni trasformati e la produzione anticorpale di conseguenza si arresta. La ricomparsa di anticorpi rilevati col TAF-test, è indice di ripresa del processo neoplastico oppure segno di metastasi.
D.: Come sono interpretati clinicamente i risultati del TAF-test?
R.: Il test può rilevare assenza di cellule neoplastiche, uno stadio transitorio o la presenza di cellule neoplastiche. Sulla base del risultato ottenuto, il medico a suo giudizio può avvalersi di altri tipi di approfondimento diagnostico delle forme neoplastiche: radiologico, scintigrafico, TAC, risonanza magnetica, ecc.., e troverà nella sua sensibilità la maniera più opportuna di comunicare al paziente il risultato del test che se da una parte può essere riportato come risultato di un normale test clinico routinario, dall'altro potrà offrire il vantaggio della conoscenza precoce della presenza di una malattia che, rilevata con ritardo, avrebbe conseguenze irreparabili. In ogni caso per la valutazione clinica del risultato è necessario osservare che in presenza di positività non confermata ulteriormente da altri riscontri clinici, il compito del medico è quello di far ripetere il TAF-test dopo un mese allo scopo di escludere casi di falsa positività, per altro presenti in ogni metodica. È importante sottolineare che una positività in fase precoce potrebbe anche non rivelarsi tale clinicamente. Inoltre in caso di conferma clinica in fase precoce assieme alle classiche terapie delle neoplasie è possibile intervenire con chemioterapici a dosaggi non elevati e con l'immunochemioterapia.
D.: Un risultato negativo del test è un sicuro indice di assenza di cellule tumorali nell'organismo ?
R.: Può verificarsi il caso in cui il TAF-test non reagisce. Ciò è dovuto al fatto che la stessa neoplasia, o il trattamento chemio o radiante di essa, comporta una caduta delle difese immunologiche responsabili della mancata risposta del test (immunodeficienza o immunodepressione), oppure che il tumore non sia associato all'Herpes Simplex virus. In ogni caso alcuni schemi circa i risultati del TAF-test indicano interpretazioni possibili dell'esito del test con la precisazione delle cause che possono giustificarle ed alcuni suggerimenti in ordine a queste.
D.: Credo sia importante ribadire il vantaggio dell'uso del TAF-test oltre che come strumento di diagnosi e controllo di tumori virus correlati, soprattutto come fatto di medicina preventiva.
R.: Il TAF-test traccia una strada importante sia nel campo della diagnosi precoce che nel follow-up dei pazienti oncologici. Questo test rappresenta un vantaggio per tutti: per il paziente che può essere curato in tempo prima della diffusione della neoplasia; per il medico che può usare il test sia in fase di diagnosi che di controllo della terapia; per l'ente assistenziale, che viene sgravato di costi enormi conseguenti alle terapie di una neoplasia rilevata in fase avanzata che comporta un ricovero ospedaliero; per i laboratori che dispongono di un test di sicura e semplice manualità. Con il TAF-test siamo già da oggi nella fase del test a livello ospedaliero. Successivamente, in un prossimo futuro si potrà passare all'altra fase del test, quella svolta dai laboratori di analisi sparsi sul territorio e ovviamente non ci sarà soluzione di continuità nell'uso di questo test che darà così un contributo importante alla lotta contro il cancro.
Accanto alla vicenda scientifica che ha portato a realizzare il TAF - Test, vi è anche da segnalare un'articolata e controversa vicenda "burocratica", che ha costretto il dottor Saladino, direttore generale medico dell'istituto D.E.P.A. centro per la produzione del vaccino antitumorale (attualmente inattivo), ad interrompere la produzione e a cominciare una lunga battaglia di tipo civile (con addirittura uno strascico giudiario) per sancire il diritto ad affermare la validità del suo TAF - Test e renderlo accessibile, attraverso le strutture sanitarie, a chiunque ne abbia bisogno.
Nei programmi del ricercatore calabrese c'è infatti la creazione a Reggio Calabria di un centro internazionale che possa diventare punto di riferimento per i meridionali (ma anche per i paesi del bacino del Mediterraneo), togliendo dalle tribolazioni che già devono subire quanti sono colpiti da questa terribile malattia anche quella non meno stressante ed onerosa (anche in termini economici) del "viaggio della speranza" al Nord o all'estero.
Già nel 1985 l'istituto regionale era stato investito del problema tramite un'interrogazione ed addirittura una proposta di legge regionale, dall'allora deputato calabrese prof. Serafino Cambareri, il quale chiedeva alla Giunta regionale di finanziare la produzione e la sperimentazione clinica dell'inteferone prodotto dal dottor Italo Saladino.
Una proposta caduta nelle maglie della burocrazia ministeriale e regionale, che da allora non ha ancora consentito la realizzazione di quest'importante struttura sanitaria.
La battaglia contro il dottor Saladino, che aveva ormai assunto la direzione medica del DEPA, centro internazionale per la ricerca sul cancro, con sede a Napoli e dove comincia anche ad essere prodotto a metà degli anni settanta il T.A.F. , scoperto dal prof. Tarro e dal prof. Pederzini, è diventata guerra aperta quando alcune società farmaceutiche multinazionali cercano di acquistare dalla DEPA il brevetto per la commercializzazione del vaccino ed il dottor Saladino si oppone a questo proposito.
La battaglia, tenace e convinta, del dottor Saladino però continua ancora e chissà che presto anche dalla Regione Calabria non arrivino segnali di attenzione verso questa vicenda e che si possa di nuovo sperare di avere nella realtà calabrese un istituto che dia possibilità di ricerca e prodotti di cura e coadiuvanti della cura dei tumori e si esca dalla cultura dell'attesa di soluzioni miracolistiche (è appena il caso ricordare la vicenda di qualche anno addietro, della donna di Fabrizia in provincia di Vibo Valentia, che dopo varie cure ottenne una guarigione definita "miracolosa" dalla stampa).