di Cristina MARRA
Poeta, saggista, drammaturgo, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1987, Iosif Brodskij ha visitato Reggio Calabria nel novembre del 1992. L'ho conosciuto in quell'occasione ed ho avuto l'opportunita' di parlare con lui della sua poesia, ma di Brodskij ricordero' sempre lo sguardo, quegli occhi profondi testimoni di tragici momenti della sua vita, che hanno visto le violenze dei lavori forzati e l'esilio dalla sua Russia. Occhi pero' ancora capaci di incantarsi di fronte allo stretto di Messina o di commuoversi ammirando un'opera d'arte.
Brodskij nato nel 1940 a San Pietroburgo, e' morto prematuramente per arresto cardiaco il 28 gennaio del 1996 a New York. L' america fu la sua patria adottiva, li' si stabili' definitivamente dopo l'espulsione del 1972 dalla Russia che non rivedra' piu':"... in verita' non credo di poterci tornare- afferma Brodskij in un' intervista- posso farlo fisicamente. Probabilmente un giorno prendero' un aereo o un treno e mi ritrovero' a camminare per la strada di casa mia. Ma non credo che quello saro' io".
In Russia nel 1964, il giovane poeta Iosif fu condannato per "parassitismo sociale" a cinque anni di lavori forzati a nord del circolo polare artico.
La poetessa Anna Ackmatova lo sottrara' ai lavori forzati dopo due anni, ma gia' la salute era minata in maniera irreparabile. " Chi l'ha diplomato poeta?"- gli chiese il pubblico ministero durante il processo- "Nessuno mi ha diplomato - rispose Brodskij- e' come chiedermi chi mi ha ammesso a far parte dell'umanita'".
L'essere poeta per Brodskij era un fatto naturale, non un privilegio ma piuttosto un'esigenza del suo spirito: " Poeta e' colui per il quale ogni parola non e' fine, ma inizio di un pensiero, colui che pronunciando la parola RAJ (paradiso) o TOT SVET (l'altro mondo), deve mentalmente fare il passo successivo e trovare le rime adatte; cosi' nascono KRAJ(paese) e OT SVET (riflesso), e cosi' si prolunga l'esistenza di coloro la cui vita si e' interrotta".
La poesia di Brodskij e' poesia di liberta', di nostalgia ed i suoi versi ruotano intorno a un elemento comune, il tempo:"...il mio interesse principale e' la natura del tempo. Cosa il tempo puo' fare a un uomo. E' una delle intuizioni piu' profonde che ci sono concesse sulla natura del tempo".
I ricordi di Brodskij sono legati alla nativa San Pietroburgo che rivive nelle sue poesie e in alcune citta' che visita.
Sara' Venezia la gemella di San Pietroburgo, Venezia "Citta' che affondi, dove/ la ragione piu' salda si tramuta/ d'un tratto in occhio umido, dove il fratello/ delle sfingi del nord, leone alto alato e colto/ non grida "da che parte stai'?", chiudendo il libro,/ felice di annegare/ dentro lo sciabordi'o degli specchi.".
La citta' lagunare tanto amata e nella quale riposano le sue spoglie, gli ispiro' lo splendido libretto "Fondamenta degli incurabili", nel quale il poeta, forse stanco della sua vita raminga intrisa di ricordi, descrive cosi' se stesso: "I cani non sognano padroni nuovi nella loro decrepita senilita' sognano altre case, scale strane, odori bizzarri, mobili inconsueti, una topografia sconosciuta. Ed e' meglio non disturbarli, il segreto e' tutto qui".
Venezia ingloba tempo, letteratura, bellezza, memoria "acqua e' uguale a tempo, e l'acqua offre alla bellezza il suo doppio. Noi, fatti in parte d'acqua, serviamo la bellezza allo stesso modo. Toccando l'acqua, questa citta' migliora l' aspetto del tempo, abbellisce il futuro. Ecco le funzioni di questa citta' nell'universo".
Gli ultimi anni della sua vita, Brodskij li trascorse in America insegnando all'Universita' di New York e scrivendo gran parte della sua produzione letteraria in lingua inglese ("Il Canto del Pendolo", "Dall'Esilio", "Fondamenta degli Incurabili") : "Quello che faccio in russo mi appaga... quanto all'inglese, scrivo dei saggi e questo mi da' fiducia in me stesso... l'inglese, tecnicamente parlando, e' l'unica cosa interessante che mi sia rimasta nella vita".
Il poeta russo agisce senza mai dimenticare la sua condizione di esule che ben definisce in questo brano tratto da "Dall'Esilio": " se si volesse collocare la vita di uno scrittore esule in un genere letterario, si dovrebbe scegliere la tragicommedia. Grazie alla sua precedente incarnazione, il nostro uomo e' in grado di apprezzare i vantaggi sociali e morali della democrazia assai meglio di coloro che nella democrazia ci sono nati.
Ma proprio per la stessa ragione egli si trova in una totale incapacita' di svolgere una parte significativa nella sua nuova societa'. La democrazia in cui ha messo piede gli assicura l'incolumita' fisica, ma gli toglie ogni significato sociale. E la mancanza di significato e' qualcosa che uno scrittore esule, o no, non puo' accettare".
Lo sguardo pungente, enigmatico, malinconico era lo specchio dell'anima di quell'uomo privato degli affetti e della patria, che trova nella poesia una compagna di vita e la adopera come reazione non violenta alle sopraffazioni e agli abusi. Il sentire profondo, il patire intenso ancor prima della parola scritta collocano Josif Brodskji ai vertici della poesia contemporanea.