di Alfredo FOCA’
Antonino Anile è uno di quegli uomini colti la cui erudizione permette loro di eccellere in svariati i campi del sapere e dove, spesso, lasciano un solco profondo. Il suo impegno culturale, documentato da numerose pubblicazioni, spazia dalla medicina, alla letteratura, alla poesia, alla politica.
Egli, pur nella riservatezza e nella modestia che lo contraddistingue manifesta una forza interiore ed una spiritualità che è espressione di un animo gentile e di una sensibilità assai rara.
Biografi ed agiografi tratteggiano per linee disgiunte, separatamente, l’Anile letterato, il poeta, lo scienziato, il medico, il politico, il docente. In Antonino Anile, invece, è maturato un equilibrio armonico, sintesi delle varie espressioni culturali dell’uomo. Si realizza, cioè, una pacata e serena fusione tra le diverse spinte intellettuali, tra le diverse manifestazioni dell’animo e della mente sulla base di una intensa spiritualità e religiosità. “ Oggi abbiamo cultori di astronomia, cui è negligevole il fatto biologico, e biologi intenti ad una esclusiva forma di vita. La realtà al contrario, è sintetica o meglio, con frase agostiniana, sinfonica. “ [A. Anile. Bellezza e verità delle cose, Vallecchi, Firenze, 1951]
Pulsioni culturali considerate erroneamente disomogenee o, per talune correnti di pensiero, contrapposte (es. umanisti-co/sperimentale/scientifico), se coesistenti nello stesso individuo possono sfociare in una conflittualità interiore e
provocare inquietudini ed angosce; ciò ha provocato, in parte, l’esasperata specializzazione avvenuta negli ultimi due secoli.
In Anile questa “sinfonia “ rappresenta un’ottica attraverso cui egli osserva e analizza l’uomo ed i fenomeni naturali, oltre che un collante per percepire e fissare gli affetti e le nostalgie, la medicina e l’insegnamento, la politica ed il servizio.
Sensazioni di una vita vissuta intensamente, ricca di emozioni e di esperienze che trasmette, attraverso le numerose opere letterarie e scientifiche, agli allievi, alla moglie, agli amici, a tutti gli altri con atti d’amore. “Soltanto chi ama riesce a tra-sferire il fatto della sfera sorda e opaca a quella magica e luminosa, che è la vera, e a scoprire le relazioni che fanno del tutto un organismo vivente, il cui amore è mosso dall’alto “ [A. Anile. Bellezza e verità delle cose, Vallecchi, Firenze, 1951].
Antonino <> Anile nasce a Pizzo Calabro, a pochi passi da Monteleone, l’attuale Vibo Valentia, il 20 novembre 1869. Il padre Leoluca e la madre Amalia Tozzi educano l’amatissimo figlio in un ambiente di serenità e gioia, nella fede religiosa. Cresce e si applica agli studi con estrema serietà manifestando precocemente una predilezione per gli studi classici. Per questo motivo, malgrado il buon livello scolastico di Monteleone, il padre lo avvia agli studi a Napoli
presso il collegio “Vittorio Emanuele”. Problemi familiari, però, lo costringono a tornare in Calabria prima del
completamento degli studi ginnasiali.
Lo storico Francesco Filia lo incontra ed ascolta le sue poesie nell’agosto del 1888 a Pizzo. Rimane folgorato dal ragazzo che possiede enormi potenzialità poetiche, sensibilità e profondità d’animo, un ragazzo che non segue i suoi coetanei alla ricerca delle distrazioni dell’età: “ E quell’anno stesso si dedicava volenteroso ai severi e forti studi dell’arte salutare, senza punto discendere dal Parnaso, la cui vetta stava faticosamente salendo. “ [Francesco Filia: Da e per la
Calabria, Vibo Valentia, 1922]
Nel 1889 pubblica, a Napoli, la sua prima raccolta di poesie “Primum Mane”. Nella città partenopea ritorna per seguire gli studi universitari presso la Facoltà di Medicina dove incontra gli amici carissimi del ginnasio e con i quali si impegna, ancor prima di ultimare gli studi, ad organizzare dei corsi liberi. Ciò gli consente di sopperire alle condizioni economiche precarie che, in precedenza, lo avevano costretto a ritornare in Calabria.
Egli, in effetti, avrebbe voluto dedicarsi alla poesia ed alla letteratura ma per rispettare la volontà paterna segue gli studi medici che, per sua ammissione, gli consentono di affinare l’ispirazione lirica: “I padri per misteriose vie intuiscono il meglio dei figli, ciò che ad essi è proprio. E questo per una legge del sangue e anche dell’amore
.... nessun rimpianto riviveva in me degli studi letterari abbandonati, e mai, in quegli anni mi si affacciò la possibilità di un ritorno alla
poesia..... prima che necessità della vita mi obbligassero a racchiudere la mia giovinezza dentro una sì severa disciplina. Nè
sospettavo nemmeno che tal disciplina avesse potuto, come poi avvenne non solo conservare, ma dar vigore alla liricità del mio spirito. Il migliore ausilio a vincere la mia lotta mi veniva dai giovani...quella giovinezza sostenne, conservò la mia. “ [A. Anile: L’uomo nell’arte e nella scienza, Zanichelli, Bologna,1920].
Dove sono le mie calabre cime,
irte di boschi e digradanti al mar,
donde s’alzano i falchi a vol sublime
mentre urla e fischia il vento aquilonar
O mie calabre terre, o fosco cielo
o file di montagne, o verde pian,
o mio borgo natal, sempre v’anelo,
se per poco da voi vivo lontan!
Antonino Anile, Nostalgia
Già durante quelle prime esperienze di insegnamento esprime una comunicativa che lo avvicina agli allievi e da questi ri-ceve una sollecitazione alla meditazione ed allo studio che gli consentirà di coniugare armonicamente poesia e scienza, lirica e medicina e che sempre ritroveremo nei suoi scritti. La Calabria, la “sua” terra, sarà la prima e principale ispiratrice dei suoi canti.
Insegna, studia e scrive i primi volumi di poesie si laurea brillantemente in Medicina nel 1894. Conseguita la laurea rice-ve un’allettante offerta di impiego da parte del comune di Filadelfia in Calabria ma Antonino preferisce l’impegno acca-demico ed accetta l’invito, quale assistente (senza emolumenti), del suo maestro Giovanni Antonelli (1838-1914) profes-sore di Anatomia Umana. Egli si fa guidare dalla passione per la scienza e decide di lasciare la Calabria e fare ritorno a Napoli. I Maestri apprezzano e valorizzano il suo genio incoraggiando una carriera irresistibile: viene nominato Profes-sore pareggiato presso la Facoltà di Medicina e, quindi, coadiutore di Cattedra. Nel 1903 è Libero Docente di Anatomia descrittiva e topografica. “ Dal piede all’agile colonna dell’arto inferiore, al tronco arcuato e lungo il picciuolo del collo, al sommo capo, la figura del nostro corpo, il solo che sia eretto nello spazio, ha una sua bellezza al cui paragone nes-sun’altra forma vivente regge....L’uomo viene come ultimo canto del poema della creazione “ [A. Anile: Le meraviglie del corpo umano. SEI, Torino, Rist. 1954]
Pubblica diversi trattati di anatomia, memorie e ricerche sulle ghiandole surrenali, sui gangli nervosi, sull’anatomia di Leonardo da Vinci. Nel marzo 1911 si unisce in matrimonio a Parigi con Maria Pekle che diverrà anche una preziosa collaboratrice e con la quale manterrà un legame coniugale e spirituale fino alla fine. Nella corrispondenza con il Cav. Giuseppe Anselmi di Nicastro del 7 marzo 1911 confida: “Eccomi ammogliato e con una persona di una tale
intellettualità e spiritualità che io non mi sento più solo e posso lavorare con maggiore lena ”. Dopo la morte dell’Anile, Maria scrive: “Monsignor Ruffini disse l’orazione funebre e lesse delle liriche di Nino il quale sembra presente in mezzo a noi....”. In una lettera del 21 gennaio 1949 lei scrive: “...i miei poveri occhi hanno molto pianto ed ormai sono annebbiati da un velo che si interpone tra me e la luce. Non si affievolisce, però, quella luce interiore che il mio dolce compagno seppe accendere nell’anima mia. Ed a questo chiarore vedrò farsi sempre più vicina l’ora in cui saremo entrambi immersi nel giorno che non avrà mai fine “ [A. Perugini: La figura e l’opera di Antonino Anile, Sestante, Roma, 1951].
Nel 1912 ricopre la Cattedra di Anatomia artistica nell’Accademia di belle arti di Napoli e quindi subito dopo si trasferi-sce presso l’Accademia di Belle Arti di Roma.
In questo periodo si dedica prevalentemente agli studi scientifici che sono documentati da numerose pubblicazioni: “Il naturalismo di Salvatore Tommasi”; “I sistemi materiali della vita”; “Problemi di biologia vegetale”; “Le meraviglie del mondo vivente”; “Scienza e lavoro”; “Il cervello dell’uomo di Cromagnon”; “Le localizzazioni cerebrali; L’anatomia si-stematica dell’uomo”; “Elementi di anatomia umana topografica”; “Osservazioni ed interpretazioni anatomiche”; “Le glandole duodenali o del Brunner”; “I gangli nervosi dele pareti intestinali” In “I nuovi doveri del medico” egli sostiene che accanto ai rimedi dell’arte medica è necessario agire anche sulla psiche dell’infermo: “Dinanzi alla vicenda incessante delle teorie e dei rimedii, al medico che abbia coscienza della sua missione, non resta che avvicinarsi sempre più allo spiri-to dell’infermo a quell’unità che rende insufficiente qualsiasi specializzazione pratica di coltura ” [A.
Anile: La salute del pensiero,Laterza, Bari, 1922]
E’ Socio ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze Nuovi e dell’Accademia Pontaniana. Tiene conferenze in tutta Italia e pronuncia la commemorazione di Federico Cesi fondatore dei Lincei. Senza che ciò lo distragga dagli studi partecipa alla fondazione del Partito Popolare con Don Sturzo e, nel 16 novembre 1919, viene eletto Deputato al Parla-mento nel distretto di Catanzaro e vi rimane per tre legislature. Diventa sottosegretario di Stato al Ministero della Pubbli-ca Istruzione (15.6.1920-5.7.1921 e quindi Ministro dello stesso dicastero dal 25 febbraio al 30 ottobre 1922. In questo periodo collabora con Benedetto Croce. Chiusa senza nostalgie l’esperienza politica ritorna ad immergersi nei suoi studi e pubblica diverse opere tra il 1924 ed il 1939: “Sonetti religiosi”; “Bellezza e verità delle cose”; “Le ore sacre”. Nel 1943 pubblica il suo capolavoro: “Questo è l’Uomo” (Vallecchi, Firenze).
Intanto collabora a numerose riviste senza prendere respiro e rifiutando di concedersi una vacanza. Promette al Cav.
Giuseppe Anselmi di tornare in Calabria dopo una vacanza in Abbruzzo, a Raiano, presso L’Aquila, per poter completare la sua opera “L’uomo qual’è”; ma rimane un desiderio insoddisfatto perché cessa di vivere nel settembre 1943 nel pieno della seconda guerra mondiale ma senza vedere il degrado e la povertà della “sua” Calabria. La guerra non permette di onorare adeguatamente Antonino Anile ma la sua perdita suscita un vivo rimpianto in Calabria, a Napoli, a Roma. Nella ricorrenza dell’anniversario si svolgono molte manifestazioni in Calabria ed a Roma a ricordo del grande calabrese. Sulla porta della Basilica di S. Antonio dove il Cardinale Ruffini tiene una affollatissima commemorazione funebre viene innal-zata la scritta: “fu grande nelle scienze, più grande nello spirito, ed ebbe un cuore che non conobbe che amore ”. I resti mortali vengono trasportati in Calabria nel 1952 e tumulati a Pizzo nella chiesa di S. Giorgio martire in presenza di Alci-de De Gasperi.
Di Antonino Anile rimangono una grande quantità di opere che documentano le sue ricerche sul mistero della persona umana e sulla possibilità di una rivalutazione, attraverso la spiritualità, dell’uomo reso arido dalla scienza moderna. In egli afferma: “Io mi sono sforzato di tracciare un sentiero che renda meno penoso il cammino consociando il dato anatomico col dato fisiologico e funzionale, facendo vedere gli aspetti materiali: è la vita che principalmente c’interessa “ Antonino Anile medico, il poeta della nostra terra, il “nostro” poeta.