LA TEMPORALITÀ IN ITALIA

filosofia

di Carla RODRIGUEZ
Come diceva Bergson, ogni scoperta futura sarà una scoperta sul tempo.
Lo hanno capito alcuni importanti autori come Prigogine, Thom e l'americano Fraser che ha creato addirittura un'asso-ciazione internazionale per lo studio del tempo. Ma in Italia come vanno le cose? Rispondo a questa domanda con una succinta panoramica critico-bibliografica senza pretese di esaustività che può servire a chi vuole studiare questo decisivo argomento e mi scuso se ho dimenticato qualche voce importante. Devo riconoscere di non essere molto tenera con gli autori che cito ma essi sono quasi tutti inseriti all'interno di un discorso non creativo cosicchè possiamo dire che la filo-sofia italiana sul tempo non supera i risultati del trio Bergson-Husserl-Heiddeger che pone una differenza invalicabile tra il tempo-durata (dell'esserci) che sarebbe poi il tempo della nostra coscienza e il tempo parametrato della fisica.
Un libro di Enzo Paci del 1954 "Tempo e relazione" può essere considerato il punto di partenza della riflessione contem-poranea sul tempo. Si tratta di un libro stimolante come le antologie curate da Ruggero Romano e Umberto Curi che of-frono una panoramica degli studi sul tempo. Un testo molto formativo e rigoroso è quello di Cacciari "Dell inizio" che cerca di cogliere le radici della grande speculazione greca sul tempo, radici che non autorizzano quella dicotomia che sembra vigere nella filosofia del novecento. La contrapposizione tra Aion e Cronos, riproposta in qualche modo nella speculazione del '900, non è corretta e l'analisi di Cacciari pone una questione fondamentale alla filosofia del tempo: ri-cucire quel rapporto tra le temporalità che i padri Greci non hanno mai inteso rompere. Ma Cacciari non si spinge a for-mulare una vera filosofia del tempo, il suo è un testo rigoroso e formativo ma resta nel campo della storia del pensiero.
Meno formativo e rigoroso mi sembra il discorso di Marramao nel suo trittico filosofico. Questo autore lancia nell'arena delle tesi non sostenibili e non approfondite come ad esempio la priorità dello spazio; nondimeno il suo intervento sulla temporalità non è privo di spunti importanti. Esistono poi alcuni autori che affrontano lo studio del tempo da prospettive scentifiche ma non si rendono conto dei limiti della scienza mentre appare chiaro che ragionare sul tempo significa spaziare a tutto campo utilizzando il discorso della scienza ma non fermandosi ad esso. Sono libri che possono essere recu-perati come lavori di divulgazione scientifico-filosofica ma non hanno la tenuta della grande opera. Autori come Bellone o Toraldo di Francia ad esempio ignorano che la fisica ha bisogno di una riduzione semantica dell'idea di tempo senza la quale il parametro “t” non funziona ma con la quale si possono fare pochi discorsi generali sul mondo.
Un testo molto utile e formativo è quello di Ludovico Giulio "Le molecole del tempo" che riesce a sviluppare un'attenta analisi delle problematiche scientifiche e filosofiche legate al presente. Tuttavia questo autore non intende andare al di là di un ambito piuttosto ristretto che riguarda la fisiologia del presente. Il suo lavoro può essere utilizzato ma non esprime una vera prospettiva filosofico-scientifica. Enzo Tiezzi ha scritto dei libri significativi (Fermare il tempo, Il capitombolo di Ulisse) che intuiscono il senso del problema del tempo tuttavia anche qui c'è un approccio che non tiene conto della grande storia della filosofia. Nei lavori di Tiezzi la cosa più interessante è data dall'intuizione di quella relazione profonda che esiste tra lo svolgimento della temporalità e l'ambiente come vita e sistema. L'approccio di Tiezzi somiglia a quello di Fritjof Capra: un tentativo olistico di grande interesse. Molto puntuale e rigorosa è l'analisi di Massimo Pauri che considero la descrizione più seria delle problematiche della temporalità e la cui lettura servirebbe a molti scienzialti e filosofi che parlano del tempo con leggerezza senza comprendere i limiti degli strumenti che usano.
Bellisisma è la tesi conclusiva di Pauri: se c'è il divenire la fisica non può saperlo. Una posizione di grande intelligenza scientifico-filosofica. Concludo questa rassegna citando due autori non accademici e come potremmo dire, fuori circuito, che hanno elaborato delle proposte piuttosto audaci, Giuseppe Polistena e Daniele Piccardi. A Polistena ho dedicato un articolo comparso proprio sul primo numero di Helios Magazine più per l'interesse di prospettiva che per i risultati concreti. Questo autore infatti pur avendo il senso di una grande impresa filosofica, non svolge adeguatamente il suo compi-to di divulgatore delle proprie idee che vengono affidate quasi esclusivamente ad una rivista non filosofica: si tratta di un'auto-ghettizzazione. Nondimeno Polistena propone una concezione nuova della temporalità dalla quale discendono suggestive ipotesi: il tempo della nostra mente e quello della fisica stessa si fondano su un iper-tempo, le parti del tempo sono quattro già a livello fenomenologico e non tre, il futuro preesiste come possibilità, l'indeterminismo non è altro che il riconoscimento, nei processi, di una irriducibile identità temporale.
Si tratta di idee affascinanti che si fondano su una metodologia molto attenta agli strumenti (intuizionali, noetici) che vengono usati e su una notevole capacità di chiarificazione dei problemi ma purtroppo non sono sviluppate bene e resta-no, come ho cercato di dire nel mio articolo, a livello di promessa. Infine voglio citare il contraddittorio lavoro di Daniele Piccardi un autore poco conosciuto che in un libro "Il centro dell'universo" ha proposto una strana concezione della luce. Piccardi all'inizio di questo testo parla di velocità di svolgimento del tempo e tenta interessanti soluzioni dei para-dossi della relatività ma poi ricade nell' antico errore di concepire il tempo come dipendente dalla materia."Il tempo - egli dice- è nato con la prima particella e morirà con l'ultima" esattamente all'opposto di una vera filosofia del tempo che non può non riconoscere la priorità della dimensione temporale su quella della materia. Come si vede il panorama italiano non è molto confortante nonostante alcuni spunti di grande rilievo. Fortunatamente in Europa la "divina benignità ci ha dato la grande personalità di Prigogine che da un punto di vista scientifico offre i migliori spunti filosofici per decifrare la natu-ra del tempo, su cui, non illudiamoci, dobbiamo ancora pensare tanto e alla quale si dovranno dedicare molte intelligenze delle generazioni prossime.

Carla Rodriguez Firenze 1946 ha studiato lunghi anni in America dove ha insegnanto presso la New School for Social Research di New York fino al 1993. Studiosa di Hannah Arendt ha scritto numerosi articoli sul contributo delle donne al pensiero filosofico.

HELIOS Magazine ANNO III - n.1 HELIOSmagazine@diel.it