"A me, in realtà, riesce difficile vedere una connessione cosmica più profonda di quella rivelata dalle sorprendenti scoperte della moderna astrofisica nucleare. Eccezion fatta per l'idrogeno, tutti gli atomi che ci compongono -il ferro presente nel nostro sangue, il calcio nelle nostre ossa, il carbonio nel nostro cervello - sono stati prodotti all'interno di stelle giganti rosse, lontane da noi migliaia di anni- luce nello spazio e miliardi di anni nel tempo. Noi siamo, come mi piace dire, materiale stellare". (Carl Sagan, Il Mondo Infestato dai Demoni - La scienza ed il Nuovo Oscurantismo - Baldini e Castoldi, 1997).
Contact, prima ancora di essere un film splendidamente interpretato da Jodie Foster, è un romanzo di Carl Sagan, insigne astronomo scomparso nel 1996. Carl Sagan ascoltava l'Universo, analizzava le emissioni radio provenienti dallo spazio extraterrestre, indagava ciò che fisicamente non possiamo raggiungere. Alla sua fama di grande divulgatore scientifico dovrebbe aggiungersi quella di autore di fantascienza. Una fantascienza, quella di Sagan, che ha radici ben piantate nella scienza, ma che è capace di elevarsi verso la metafisica.
Di questa visione unitaria dell'Universo, del nostro essere e della nostra anima è pervasa anche la storia che Sagan ha raccontato prima attraverso le pagine di un romanzo e poi, purtroppo dopo la sua morte, dagli schermi cinematografici. Innanzitutto la storia di una donna, Ellie, che non sa, forse perchè non vuole, conciliare la sua razionalità di scienziata, con le esigenze spirituali e umane di donna. Ed è forse il percorso umano che Ellie compie durante la sua straordinaria avventura ad essere una metafora della apparente inconciliabilità di argomenti scientifici e umanistici. Ellie, alla fine, recupererà una dimensione più umana, più sensibile, acquisirà quella pietas che è forse la capacità che la scienza deve avere di fermarsi e riflettere su stessa, relazionandosi con le discipline umanistiche e con quella umanità di cui è prodotto.
Ellie ascolta l'Universo dai radiotelescopi del SETI, progetto per la ricerca di intelligenze extraterrestri. Riconosce una strana emissione, una specie di battito, che nel film viene utilizzato come sottofondo, una sorta di pace-maker. Si tratta di onde televisive terrestri emesse da Hitler, che tornano indietro, segno che sono state captate, forse comprese, quindi riemesse. Ma c'è di più, nelle emissioni si cela qualcosa di strano che, dopo lunghi studi, si rivelerà essere un progetto per la costruzione di una macchina per viaggi interstellari a forma di dodecaedro: il contatto è vicino! Ellie, con il volto intenso di Jodie Foster, entra nel dodecaedro per fare un'esperienza meravigliosa. Tutta la scienza che ha assimilato, tutte le sue ricerche cominciano a fare i conti con domande forse più sconvolgenti perchè riguardano la sfera del proprio sentire e della religione. Ed è sconvolgente innanzitutto partire per un viaggio lungo trentamila anni luce per raggiungere Vega. Ma il viaggio è sorprendentemente breve, in poche decine di minuti Ellie vede le pareti sciogliersi e comparire mondi sconosciuti: sta attraversando una "grinza" nello spazio-tempo di un universo multidimensionale. Ma ad attenderla c'è l'amatissimo padre prematuramente scomparso, in un ambiente dove lo spazio ed il tempo si confondono l'uno nell'altro, come nella nostra mente. La spiaggia tropicale in cui improvvisamente si trova, si dissolve e si tramuta in altro, come un paesaggio dei sogni e la sua scienza si confronta con la grandezza ed il mistero dell'Universo. L'alieno che sta dietro la figura del padre le fa intendere che la meraviglia e la rivelazione della Natura sono forse superiori a ogni teologia e filosofia. Forse l'Universo può darci un messaggio che non sia solo matematica. Ed in uno spazio ed un tempo quanto mai relativi, Ellie ritorna sulla Terra, dove sono trascorsi solo pochi secondi dalla sua partenza. E da una permanenza a Vega che non ha nè tempo nè spazio, ritorna una Ellie che sa piangere e che ama ancora osservare le stelle.