MONDI PERDUTI - Ordoviciano: giganteschi Artropodi e primi Vertebrati

paleontologia
di Antonella Cinzia Marra


La storia della vita sulla Terra ripercorsa da Helios giunge alla sua quarta puntata. Eccoci proiettati nell'Ordoviciano, periodo in cui la fauna ad Invertebrati del Cambriano si era ormai affermata ma si affacciavano importanti novità. L'avvenimento più "rivoluzionario" fu la comparsa dei primi Vertebrati, i cui antenati appartenevano probabilmente alla fauna di Burgess.

Durante l'Ordoviciano il mondo era popolato da Alghe e Invertebrati, ancora relegati nei mari. Secondo alcuni studiosi, però, alcuni vegetali cominciavano a fare capolino sulle terre emerse, sotto forma di piantine piccole e delicate, simili a muschi. Si andava cioè preparando la colonizzazione dell'ambiente subaereo da parte delle piante, seguite poi dagli erbivori e dai predatori. Le tracce fossili della "conquista delle terre emerse" si ritrovano nelle rocce del Siluriano. I Trilobiti continuavano il loro "boom" iniziato nel Cambriano conservando un ruolo rilevante nell'ecosistema, ma non erano gli unici Artropodi di così grande successo, infatti anche i Gigantostraci godevano di un notevole sviluppo, con specie che raggiungevano i due metri di lunghezza. I Briozoi, comparsi verso la fine del Cambriano, si affermavano e i Molluschi si andavano sviluppando.

Briozoi I Briozoi erano comparsi alla fine del Cambriano, ma nell'Ordoviciano divennero più diffusi. Questi organismi vivono ancora nei nostri mari e somigliano a dei piccoli coralli, pur avendo una struttura del corpo più complessa. Vivono in colonia e costruiscono strutture calcaree in cui gli individui vivono, vicini ma ciascuno in una propria camera di abitazione. Un ciuffetto di tentacoli fuoriesce dalla camera di abitazione per convogliare l'acqua verso la bocca. In tal modo vengono filtrati organismi planctonici e detriti organici in sospensione, che rappresentano il nutrimento di questi animali. Le colonie sono ramificate o appiattite. Nei mari attuali i Briozoi sono per lo più incrostanti e hanno perso il ruolo di maggiore rilevanza nell'ecosistema che avevano avuto nel passato. Durante tutto il Paleozoico, invece, rivestivano una grande importanza come organismi costruttori di barriere.

Molluschi Tra i Molluschi, i Cefalopodi erano ben rappresentati dai Nautiloidi, che avevano un'ampia diffusione nei mari dell'Ordoviciano, con forme dotate di conchiglie lunghe anche qualche metro (Vedi Helios "Paleontologia" 1/98). I Gasteropodi e i Lamellibranchi non avevano ancora forme significative e diffuse, come invece avranno in seguito.

Artropodi I Trilobiti, che avevano conosciuto un notevole successo nel Cambriano (Helios "Paleontologia" 1/98), ebbero il loro massimo sviluppo tra 'Ordoviciano e Siluriano, con specie molto diversificate, adattate a diversi ambienti. In seguito cominciò il lento declino che si concluse con l'estinzione. Veri e propri mostri del periodo erano i Gigantostraci, artropodi giganteschi che potevano raggiungere i due-tre metri di lunghezza. Avevano un grosso cefalotorace (porzione anteriore comprendente testa e torace) sotto cui si trovavano sei paia di appendici. Di queste, quelle del primo paio servivano da chele, quelle delle seguenti quattro paia erano corte e tozze e servivavno da zampe, quelle dell'ultimo paio erano allargate a forma di remo e davano la spinta in acqua. L'addome era suddiviso in undici segmenti articolati e la coda terminava con una spina. La presenza di appendici a forma di remo ed il corpo affusolato fanno pensare ad una buona attitudine natatoria. Il ritrovamento dei loro fossili in sedimenti riconducibili a lagune salmastre ed a estuari, fa supporre che prediligessero tali ambienti. Il loro corpo può ricordare quello di un gamberone, ma erano imparentati più strettamente con il Limulus, Xifosuro attualmente vivente e considerato fossile vivente (Helios "Paleontologia" 2/97), che non con i Crostacei. Probabilmente rappresentano gli antenati degli Scorpionidi, Artropodi Chelicerati, che si adattarono alla vita subaerea.

Graptoliti I Graptoliti devono il nome al loro aspetto: si presentano come tracce seghettate chiare nelle argille scure in cui vengono trovate, tanto da sembrare iscrizioni (in greco "graptos") sulle rocce (in greco "lithos"). La delicatezza dello scheletro chitinoso di questi animali ha reso difficile lo studio morfologico e la loro posizione sistematica è stata a lungo discussa. Nuove tecniche hanno consentito di ricondurre quegli antichi animali agli Pterobranchi, attualmente viventi nei nostri mari. Sono considerati Emicordati, cioè vicini ai Cordati ma differenziati da essi. Erano organismi che vivevano in colonie a forma di grappolo, di rametti o di cespugli. La maggior parte dei Graptoliti conduceva vita planctonica, alcuni si fissavano a corpi galleggianti, altri erano incrostanti. I loro fossili si trovano per lo più in rocce argillose scure perchè queste rappresentano antichi fondali limosi poverissimi d'ossigeno in cui i resti dei Graptoliti caduti dall'acqua soprastante non venivano nè decomposti nè distrutti da organismi da organismi limivori, assenti in condizioni di asfissia. Erano presenti già nell'Ordoviciano inferiore e si estinsero alla fine di questo periodo. Per la loro ampia diffusione e la varietà di specie succedutesi nel tempo, si sono rivelati ottimi fossili guida.

Vertebrati I Vertebrati fecero la loro comparsa nell'Ordoviciano. Alcuni studiosi ritengono che un primitivo cordato fosse presente nella fauna di Burgess (Helios "Paleontologia" 6/97). La "Pikaia", il cui delicato corpo è emerso dagli argilloscisti di Burgess, pare avere i caratteri peculiari dei Cordati: il suo corpo allungato e affusolato ha una formazione mediana in cui si può individuare la corda dorsale e bande di muscoli allineate. La rarità di Pikaia in diversi siti fossiliferi del Cambriano fa supporre che ancora non fosse un animale particolarmente diffuso. Dai sottili fossili di Pikaia emerge la somiglianza con l'Anfiosso, un cordato dalla struttura primitiva attualmente vivente. L'Anfiosso ha una forma di piccola lancia e non supera i cinque centimetri di lunghezza. Il suo corpo, affusolato ed appiattito, presenta una struttura di sostegno mediana che lo percorre per tutta la sua lunghezza, la notocorda. La notocorda, o corda dorsale, è costituita da grosse cellule a sezione circolare, appiattite e incolonnate come una pila di monete. Esse sono rivestite da una guaina fibrosa e rappresentano una sorta di abbozzo di quella che sarà poi la colonna vertebrale dei Vertebrati. Una serie di muscoli allineati tra loro e alcuni raggi rafforzano l'efficienza della struttura. L'Anfiosso è capace di brevi nuotate, ma vive preferenzialmente infossato nei sedimenti limosi, tenendo fuori solo il capo. L'acqua entra nella bocca, attraversa la faringe e fuoriesce dalle branchie, imn modo che vengano trattenuti ossigeno e nutrienti. Questo animale non ha uno stomaco vero e proprio, ma soltanto un semplice intestino. Animali come questo vivevano nei mari dell'Ordoviciano e rappresentarono i precursori dei Vertebrati, cui anche noi apparteniamo. Accanto ad essi erano presenti anche forme più evolute, gli Agnati, i cui resti, seppure frammentari, sono presenti a partire dall'Ordoviciano. I rappresentanti attuali degli Agnati sono le lamprede e i missinoidi. Questi vertebrati non possiedono mascelle, ma bocche a ventosa. La corda dorsale è affiancata da rinforzi di cartilagine e lo scheletro del cranio è costituito da piastre cartilaginee. Gli Agnati ordoviciani possedevano corazze cefaliche esterne, da cui il nome di Ostracodermi, e un corpo piccolo e affusolato. Lo scudo cefalico è l'unica parte che si conserva allo stato fossile, visto che lo scheletro interno era cartilagineo. Questa sorta di "protopesci" prediligevano le acque salmastre, le zone di estuario e le acque dolci. Il sistema di nutrizione aveva fatto un passo avanti rispetto all'anfiosso, infatti la filtrazione era avvantaggiata da una bocca a cucchiaio che consentiva di deglutire il sedimento da filtrare o particelle nutritizie più grandi. Gli esemplari di alcune specie erano discreti nuotatori, altri si muovevano lentamente sul fondo. Gli Ostracodermi si andarono perfezionando nel Siluriano e Devoniano, per poi estinguersi.


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