Pierre Levy : LO SPAZIO DELL'INTELLIGENZA COLLETTIVA
Teoria dei sistemi
di Francesco Carlo MORABITO
Ho letto con interesse e piacere il saggio di Pierre Lévy intitolato "L'Intelligenza Collettiva" (Per un'antropologia del cyberspazio) tradotto in italiano per la collana Interzone di Feltrinelli, Milano. L'edizione originale, in lingua francese, è stata pubblicata da La Découverte, Parigi, 1994. Il saggio e' stato recentemente tradotto anche in inglese, in edizione scientifica. Il volume è di quelli che si fanno ricordare: un nuovo linguaggio, zeppo di neologismi quasi illeggibili ma per converso carichi di contenuti semantici. Un discorso coerente e tuttavia spezzettato come in un libro di racconti, con flash improvvisi e tagli da cineasta, utopico con ironia, pretenzioso ma simpatico. L'ho letto come forse voleva Lévy, saltuariamente, andando a far visita a mio padre che lo teneva su un cumulo di altri libri sempre in buona evidenza e giovandomi delle sue sottolineature come in un percorso guidato. Il libro si presta a una lettura poco convenzionale; benché presenti evidentemente un progetto in qualche misura storico (particolarmente nel parlare di un Manifesto della Politica Molecolare) e coerente, suggerisce una lettura a balzelli, mirata a scoprire nuove idee, parole e segni, che prescinde, in qualche misura, dal credere troppo in quel progetto. Badate, la mia è naturalmente una lettura dilettantistica, tuttavia, mi sembra che il libro e l'autore meritino un interesse particolare. Alcune opere precedenti dello stesso autore, professore presso il Dipartimento Hypermédia dell'Università di Parigi VIII Saint-Denis, preludono chiaramente allo sviluppo di un nuovo pensiero e una nuova antropologia e psicologia dei processi cognitivi potenziati dai sistemi di segni, dagli strumenti di rappresentazione e di comunicazione. I titoli, già molto significativi: Le Tecnologie dell'Intelligenza (1992), L'Ideografia Dinamica, Verso una Immaginazione Artificiale (1991). Il primo costituiva una sorta di rilettura della tecnologia degli ipertesti al fine di darne consistenza filosofica; il secondo si domanda se è possibile concepire una scrittura interattiva, per immagini, fruibile al computer. Il risultato è l'elaborazione di una teoria che rende sistematico l'uso delle simulazioni interattive, per la ricerca scientifica come per i videogiochi.
L'accerchiamento operato nei nostri confronti dalle tecnologie telematiche (televisione, personal computer, telefono, anche mobile, modem, banche dati, memorie ottiche a grandissima capacità, microchip, segreterie telefoniche centralizzate) ha reso possibile la fruizione terminale di un insieme di servizi che includono il sapere. Come in un maldestro tentativo di telefonata di auguri natalizi, il nostro intento si perde lungo le commutazioni di pacchetto restando coinvolto in uno scampanio universale che raggiunge l'obiettivo in senso collettivo, generando il caos del sapere distribuito, granulare e somministrabile come un antibiotico. Il percorso di formazione di un'idea non passa attraverso un ritiro spirituale ma segue piuttosto un albero gerarchico prescritto il cui punto d'arrivo non è tipicamente la risposta al quesito di partenza, piuttosto un allargamento di orizzonte, un estuario a delta verso un mare sconosciuto e impressionante. E' naturale che la rivoluzione culturale in atto rimanda alla formulazione di una nuova filosofia della conoscenza, una nuova etica e estetica, una diversa prospettiva antropologica di ampio respiro, che coinvolge l'invenzione, la creatività, l'uomo virtuale, la democrazia.
Vi propongo più che una lettura continua e coerente dell'opera di Lévy, una sua rappresentazione, così come l'ho affrontata personalmente. L'idea di base è la configurazione, attraverso i multimedia, di un paradigma e l'apertura di uno spazio antropologico ove l'immaginazione e le conoscenze presenti nella società vengono messe in comune. In tal modo, si costituisce una figura di intellettuale collettivo, che attraverso uno scambio ininterrotto di sapere e informazioni, di mediazioni e definizione di nuovi valori, determinano una forma di democrazia "in tempo reale".
L'agorà diventa un cyberspazio universale, in cui la fruizione della conoscenza diventa interattiva e modifica eventualmente l'enunciazione originale attraverso un contatto diretto ma virtuale di ciascun elemento d'informazione con tutto il resto dell'insieme. La visione di Lévy è positiva: l'evolversi della situazione attuale può agevolare le politiche, le decisioni, l'uomo. Attraverso la navigazione virtuale, il Cristoforo Colombo del 2000 diventa un nomade, e la società una collezione di soggetti nomadi che si adattano in senso evolutivo e genetico riproponendo i problemi del legame sociale e della formazione del genere umano. Un processo di evoluzione storico, come altri nella storia dell'uomo. Contrariamente al Neolitico però, oggi abbiamo la possibilità di pensare collettivamente questa avventura e di influire su di essa. Le gerarchie burocratiche (fondate sullo scritto, il protocollo e la firma ufficiale), le monarchie mediatiche (che si reggono sulla televisione e i media) e le reti dell'economia internazionale (che impiegano telefoni e tempo reale) mobilitano solo parzialmente intelligenze, esperienze e sapere, per cui si richiede un meccanismo diverso di negoziazione che possa far emergere intelligenze collettive. In uno spazio paradossale influenzato pesantemente dal futuro, la scrittura, la città, il passato, il posto di lavoro, la meditazione, perdono il loro ruolo generando una Terra incognita dove, anche immobilizzandosi, il paesaggio non smetterebbe di scorrerci intorno, definendo eventualmente orizzonti illusori.
Questo concetto è ben chiaro, ad esempio, a chi si avventura alla ricerca di informazioni sulla ragnatela elettronica, il World Wide Web (WWW). Si cerca nella babele della rete qualcosa di utile, perdendosi, il più delle volte in spazzature dall'aspetto invitante come gli hamburger dei fast-food. D'altronde, il rifiuto aprioristico dell'uso dei nuovi sistemi integrati d'informazione e comunicazione porta inevitabilmente all'invecchiamento e alla morte. L'individuo non può opporsi alla trasformazione di cui è agente collettivo involontario. L'autore propone dunque una via alternativa che passa per l'invenzione di tecniche, sistemi di segni, forme di organizzazione e regolazione sociale che ci permettano di fondere le nostre immaginazioni e forze intellettuali nel comune sforzo di orientarci all'interno di un sistema in continua mutazione, fino alla invenzione collettiva come specie. L'intelligenza collettiva con la rinuncia all'idea stessa di identità produrrebbe un reciproco rilancio di pensieri isolati. Il punto chiave di questo processo è la scoperta di un linguaggio distribuito che consenta il coordinamento dell'informazione non soltanto a organi sociali separati ma a livello granulare, nelle mani di ognuno. Le conoscenze verrebbero ad essere condivise, come in un unico main server a cui i terminali possano accedere influenzando, attraverso opportuni strumenti collettivi, lo sviluppo della conoscenza stessa. Le parole chiave usate da Lévy a tal proposito sono deterritorializzazione e nomadismo antropologico. La sopravvivenza della specie sarà garantita non dalla direzione di persone intelligenti, ma dall'intelligenza distribuita a livello di massa.
L'intelligenza collettiva viene quindi presentata nelle sue relazioni con l'economia, l'antropologia, il legame sociale, fino a teorizzare una ingegneria del legame sociale e un'etica dell'intelligenza collettiva. Il progetto dello Spazio del Sapere richiede l'insegnamento reciproco, la sinergia delle competenze, lo sfruttamento dell'immaginazione collettiva. L'intelligenza collettiva richiede di operare di comune intesa con il nemico o avversario. Il legame sociale è così fondato sul rapporto con il sapere che diffonde una civiltà deterritorializzata. Due aspetti fondamentali che influenzano l'intelligenza collettiva sono l'apprendimento e l'auto-organizzazione. Gli stessi concetti che sono l'oggetto della ricerca scientifica di oggi. Abbiamo a lungo discusso, su queste pagine, le idee di reti neurali, logica fuzzy, percezione e sensorialità artificiale. Questi concetti diventano la spina dorsale del sistema collettivo, dell'intelligenza distribuita e non feticista. L'intelligenza collettiva è continuamente valorizzata, mirando a ridurre a zero lo spreco di esperienza, abilità e ricchezza umana. Accanto a uno spreco di risorse economiche e ecologiche, oggi contrastato con politiche più o meno adeguate, esiste un non meno grave spreco di risorse umane, talvolta nemmeno prese in considerazione; uno spreco coltivato e sostenuto per favorire una maniera arcaica di gestione dell'esclusione sociale, dalla pagella scolastica ai livelli di qualifica nelle industrie, alla disoccupazione. Naturalmente, l'attuazione di un progetto di sviluppo dell'intelligenza collettiva richiede il coordinamento delle intelligenze in tempo reale mediante opportuni dispositivi di comunicazione dipendenti dalla tecnologia dell'informazione. A questo proposito, giova ricordare il grande sforzo in termini di ricerca scientifica e di tecnologia industriale realizzato nel corso degli ultimi anni dai colossi giapponesi e americani nell'ambito dei progetti riguardanti la televisione ad alta definizione. Si tratta di questioni di grande interesse scientifico ma anche commerciale, che hanno implicato una revisione del concetto stesso di televisione, un passaggio concreto dall'analogico al digitale. Il primo problema tecnologico da superare è quello della compressione dei dati, dell'informazione e il suo speculare, la ricostruzione dell'informazione a partire da una rappresentazione compressa della stessa. E' possibile attuare una procedura di compressione automatica, in termini di informazioni, conoscenza e sapere e in base a quali criteri?
L'identificazione e la mobilitazione delle competenze è il passo ragionevolmente successivo. Reperirle vuol dire sondarne la diversità e riconoscerla. Pensiamo in termini di religione. Il patrimonio socio-culturale del Cristianesimo non può disconoscere e umiliare i contenuti del Buddismo! Il problema del riconoscimento implica una dimensione etico-politica.
L'idea stessa di intelligenza collettiva, nel pensiero di Lévy, si fonda sulla valorizzazione tecnica, economica, giuridica e umana di un'intelligenza distribuita al fine di innescare una dinamica positiva di riconoscimento e mobilitazione delle competenze.
Uno dei più interessanti concetti espressi nel volume riguarda la dinamica delle città intelligenti. Il collettivo intelligente è l'attore principale della città democratica ove le persone contribuiscono a produrre dispositivi collettivi di enunciazione. La città intelligente presta ascolto alla propria varietà interna e all'ambiente circostante, nel senso di farla emergere, renderla udibile. E' qui che si giunge a uno degli aspetti fondamentali, e critici, del libro. L'intelligenza collettiva richiede un'organizzazione, una distribuzione di funzioni e organi, che coesiste con la disorganizzazione. In altri termini, l'organizzazione favorisce le connessioni e le cooperazioni, il che contribuisce alla sua rimessa in discussione, a una disorganizzazione permanente. L'organizzazione diventa di fatto autoorganizzazione, come in un quadro di Picasso, in una composizione di Mozart o una poesia dadaista. E' solo attraverso il momento della disorganizzazione, dei contatti trasversali, delle circolazioni endogene che le molecole sociali possono reciprocamente riconoscersi, generare raggruppamenti imprevisti, non lineari, caotici, che hanno in nuce la riorganizzazione autonoma, il flusso di dati e lo scambio permanente. Un rinnovamento, come si intuisce, del contratto sociale, che richiede un orientamento all'interno della complessità politico-istituzionale attraverso strumenti innovativi e a disposizione del cittadino. La democrazia in tempo reale che ne scaturisce ha come fine l'istituzione di un mercato delle idee, delle iniziative, per consentire al proprio interno lo sviluppo di connessioni appropriate in tempi rapidi e a costo minimo. In questo procedimento sarà il feedback permanente a disegnare una dinamica che può essere identificata e rivelata attraverso proiezioni e immagini ipertestuali.
Mi sembra che ci sia materia per stimolare il dibattito su questo così affascinante argomento.