IL CONCETTO DI SINCRONICITA'
Di Oscar BETTELLI
Il seguente scritto tratta della sincronicità e in particolare dei processi di pensiero che la sottintendono.
Ognuno nella propria esperienza soggettiva ha potuto constatare strane coincidenze che risaltano per l'elevato contenuto simbolico e di significato che hanno presentato relativamente all'esperienza stessa del soggetto. Quando si parla di sincronicità viene spontaneo far riferimento ad eventi legati da un filo misterioso che non può essere spiegato in termini di causa e effetto. Il concetto di sincronicità, difficilmente accettabile in una concezione scientifica occidentale, è particolarmente caro alle concezioni filosofiche orientali e nella filosofia antica. Alcune pratiche esoteriche considerano il principio di sincronicità come ovvio e sottinteso, per esempio l'astrologia.
È possibile, invece, interpretare il concetto di sincronicità come una modalità di funzionamento dei processi conoscitivi della mente: la tesi consiste nell'osservare come tutti i processi conoscitivi si basino sulla coincidenza di segni che poi divengono significativi tramite un processo di selezione che ne sottolinea la pertinenza. Sostanzialmente il cervello funziona come un potente selezionatore di coincidenze e quindi le sincronicità acquistano una particolare rilevanza per le funzioni conoscitive.
Il passaggio successivo consiste nell'ipotesi che il principio di sincronicità abbia una propria consistenza nel mondo reale. È possibile individuare i principali meccanismi di pensiero che sono stati analizzati tramite studi di intelligenza artificiale. Tali modelli di strutturazione dei processi cognitivi possono, costantemente, essere messi in rapporto con il principio di sincronicità. Quello che si osserva è che le sincronicità cominciano a far parte dei meccanismi di pensiero fin dal primo istante elaborativo.
CONSIDERAZIONI FILOSOFICHE SULL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Da parecchio tempo mi occupo di intelligenza artificiale. Vi sono alcuni quesiti che questa disciplina pone: - riuscirà una macchina a comportarsi in maniera intelligente? riuscirà una macchina a comprendere il linguaggio? riuscirà una macchina ad affrontare problemi non strutturati? riuscirà una macchina ad emulare il comportamento umano? esiste un limite di complessità per un computer?
Tutte queste domande scaturiscono dal confronto tra le prestazioni di un programma per calcolatore e le prestazioni umane.
A questo punto sorge una domanda inquietante: sarà mai possibile per un computer emulare la coscienza umana? Nel tentativo di fornire una risposta a queste domande si è cercato di definire un ambito adeguato alle caratteristiche dei computer. In particolare si è sostenuto che l'importante è il comportamento complessivo del sistema e non i principi che sottostanno al funzionamento del sistema stesso. Pragmaticamente, in sostanza, sono state definite delle caratteristiche comportamentali che ipotizzano un comportamento intelligente: se la macchina risponde in maniera intelligente allora se ne deduce che effettivamente è intelligente. Da questo punto di vista non si cerca più di fornire di anima la macchina, ma piuttosto di costruire algoritmi di risoluzione che funzionino anche in ambito di incertezza: un risultato notevole è costituito dai programmi che giocano a scacchi. Purtroppo risultati altrettanto brillanti non si riescono ad ottenere quando si affrontano problemi meno strutturati come per esempio la comprensione del linguaggio. L'analisi comparata della psicologia cognitiva e delle tecniche di intelligenza artificiale può portare alcuni chiarimenti sulle impreviste difficoltà incontrate dai computer.
Un aspetto critico in tal senso risiede nel processo di rappresentazione delle informazioni nella base di conoscenza. Possiamo individuare delle catene causali nel processo conoscitivo umano esattamente allo stesso modo in cui le troviamo nel flusso di input/output in un computer. In un uomo le informazioni sono differenziate in maniera maggiore a causa della varietà degli input sensoriali e vengono elaborate fin dall'inizio del processo di percezione, ma sostanzialmente ogni informazione per essere percepita deve essere "codificata" e "trasportata" all'interno del sistema nervoso. Le tecniche di codifica delle informazioni sono state analizzate a fondo dai moderni informatici e il supporto magnetico attuale presenta una potenzialità ed efficacia notevoli. Un aspetto fondamentale in ogni rappresentazione parte dal presupposto che esista una corrispondenza definita tra l'informazione e il dato codificato; è proprio a questo livello che sorgono i problemi maggiori. In sostanza deve esistere una sincronicità essenziale tra il mondo reale e la sua rappresentazione. La relazione più semplice che può esistere tra due dati è l'associazione e un colloquio procede per associazioni. Le associazioni possono essere rappresentate tramite coppie di puntatori memorizzati in posizioni contigue spazialmente: una relazione logica viene tradotta in una relazione spaziale. Seguendo queste idee ho sviluppato programmi che gestiscono le informazioni in termini di associazioni. Lo scopo principale consiste nello studiare il comportamento del programma in ambito di incertezza e verificare l'efficienza di comportamento nella risoluzione di problemi, nel sostenere un colloquio uomo-macchina e nella comprensione del linguaggio.
I risultati sono incoraggianti ma ancora molto rimane da fare.
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