COMINCIA IL TERZO MELLENNIO?
Editoriale
a cura di Pino Rotta


Abbiamo concluso l'editoriale del numero precedente con un richiamo a tre elementi che, ci sembra, possono essere indicati come caratteristici di quella che stiamo definendo, un pò per pigrizia un pò per abitudine, transizione epocale, la fine del secondo millennio: la nascita di un nuovo linguaggio universale, la nuova geografia delle diseguaglianze sociali ed economiche, la nuova dislocazione dei centri decisionali e di conseguenza dei momenti di partecipazione democratica.
Non volendo approfondire il fatto che il confine tra due millenni è solo uno stato psicologico, che semplifica fin troppo la nostra coscienza storica, abituandoci a ragionare non in termini di storia complessiva degli eventi terreni ma solo in termini di eventi e categorie limitate agli ultimi duemila anni, collocati spazialmente in una determinata area geografica, dobbiamo comunque ammettere che, qualunque ne sia l'origine, uno stato emotivo determina il manifestarsi di fenomeni che hanno una loro logica ed autonomia. Questa fine di millennio, nella manifestazione formale e rituale, si sta caratterizzando, e non potrebbe essere diversamente, da simbologie e costruzioni logiche mutuate dalla tradizione storica risalente alla fine del primo millennio. Non potrebbe diversamente non solo per un fatto di conoscenza storica acquisita nella tradizione occidentale del fenomeno, ma anche e soprattutto perchè riferendosi ad una dimensione spazio-temporale definita in relazione ad un evento religioso (la nascita di Cristo) il passaggio epocale assume connotazioni filosofiche e rituali di tipo trascendentale e comunque legate alla simbologia religiosa riferita al Vecchio Testamento.
Ecco allora che la fine del millennio è intrisa di presagi di catastrofe e di fine del mondo, a dispetto del fatto che mai come in questo momento l'umanità ha vissuto in condizioni di relativa sicurezza e con un'aspettativa di progresso proprio nel campo della sicurezza e del complessivo miglioramento delle condizioni economiche, sociali ed ecologiche. Non vogliamo minimizzare i problemi legati alla diffusione delle guerre cosiddette "locali", alla crescita delle diseguaglianze economiche tra paesi industrializzati e paesi poveri o alla crisi in atto nell'ecostistema provocata dall'inquinamento, ma solo sostenere che, rispetto al passato, vi è una maggiore consapevolezza di questi problemi ed una reale volontà (non senza contraddizioni) di affrontarli e risolverli con un impegno globale. Nessun facile ottimismo, insomma, ma neanche catastrofismo. La fine del secondo Millennio dunque è un fatto storico relativo. Se dovessimo ad esempio ridefinire il calendario facendolo partire, anziché da un evento religioso, da uno degli avvenimenti laici che hanno cambiato la condizione dell'uomo nella storia dell'umanità, come ad esempio la capacità dell'uomo di abbandonare il proprio pianeta e spingersi verso altri mondi cominciando l'esplorazione dello spazio, dovremmo ammettere che non solo non siamo alla fine del Secondo Millennio, ma neanche a metà del Primo Secolo, e lo stesso discorso varrebbe se prendessimo a misura la possibilità dell'uomo di "creare" la vita (non dal nulla è ovvio, ma neanche con il Big Bang la vita nacque dal nulla) attraverso l'ingegneria genetica.
L'uomo ha ormai definitivamente varcato la soglia della sua dimensione prettamente biologica entrando nella dimensione della tecnologia avanzata. Ogni volta che nella storia dell'umanità si sono create sostanziali condizioni e capacità di incidenza umana nella trasformazione della natura queste condizioni sono state accompagnate dalla nascita di nuove forme espressive. Già con l'uomo di Cromagnon la capacità di creare utensili di pietra e di utilizzare il fuoco si è accompagnata alla comparsa delle prime forme di espressione pittorica, le pitture rupestri, forse anche alla musica e alla danza; all'affermarsi dell'agricoltura e degli insediamenti stabili di tipo cittadino compare la scultura e la scrittura; il passaggio dal medioevo all'età moderna vede assieme lo slancio verso l'ignoto, culminato con la conquista del Nuovo Mondo, lo sviluppo della scienza ed il fiorire del Rinascimento italiano che, nell'arte e nell'architettura, impone il segno di questa trasformazione con l'introduzione della "prospettiva".
E' opportuno chiarire che ci riferiamo ad esempi tratto dalla cultura occidentale senza per questo voler affermare in forma esclusiva la centralità della cultura occidentale nella storia dell'umanità; purtuttavia l'ultimo secolo ha segnato una evidente supremazia dell'occidente nel progresso della scienza e della tecnologia e ciò sta avendo ricadute significative su tutta l'umanità. Oggi viviamo una nuova era di sviluppo tecnologico ed anche a questa si accompagna una nuova forma di comunicazione, basata più sull'immagine che sulla parola che è stata dominatrice del passato.
Attraverso l'immagine e la capacità di trasmetterla con mezzi sempre più sofisticati ed in tempi sempre più veloci, si sta velocemente trasformando non solo la nostra cultura ma anche la nostra scala di valori, la nostra capacità di analisi della realtà e conseguentemente anche la nostra capacità di comprensione dei processi di trasformazione della stessa.
L'immagine mostra la superficie delle cose, fermandosi ad analizzarla si scoprono i processi che la producono, le interazioni tra fatti, strumenti, obiettivi a breve, medio e lungo termine, si scopre il legame che l'evento presente ha con ciò che lo precede e ciò che lo segue. Tutto questo oggi diventa sempre più difficile a causa della velocità e dell'abbondanza di messaggi visivi che riceviamo da strumenti mediatici sempre più complessi ed efficienti.
Come un bambino che comincia ad imparare l'alfabeto non riesce a comprendere immediatamente la corrispondenza tra un segno e l'oggetto che esso rappresenta nella realtà, così oggi chi è sottoposto all'esercizio continuo di apprendimento dei linguaggi espressi con la tecnologia multimediale, spesso non riesce a cogliere con immediatezza (a volte non lo coglie affatto) il legame effettivo tra quei messaggi e la realtà corrispondente. Ma come un bambino che legge sillabando la parola "gioco" pur non avendo immediata comprensione del termine, fino a quando non si sofferma su di esso, conosce bene il significato di quel termine, così oggi noi abbiamo coscienza della realtà che ci circonda, ma non riusciamo ancora a padroneggiarne il linguaggio che la raffigura, perché questo linguaggio è in continua trasformazione e perché stanno rapidamente cambiando i "segni" di rappresentazione. La conoscenza è oggi il nuovo limite tra uguaglianza e diseguaglianza, tra ricchezza e povertà, tra coscienza e stati di allucinazione da fine millennio.



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