LE CITTA' DEL MEDITERRANEO
speciale sul convegno tenuto alla Facoltà di Architettura
Reggio Cal. il 3-4 e 5 giugno 1998
Di Nino PELLICANO'


LE CITTÀ DEL MEDITERRANEO

Alla presenza delle Autorità cittadine si è tenuto, nella Facoltà di Architettura di Reggio Calabria, organizzato dal Dipartimento DAACM, che significa appunto Dipartimento di Analisi della Città Mediterranea, il Forum Internazionale di Studi: "Le Città del Mediterraneo".
I saluti delle Autorità invitate non sono stati formali, perché l'oggetto del Convegno si fonda sullo studio delle Città che sulle rive di questo (che chiamiamo mare ma che in realtà è un mondo) mare hanno costruito la loro storia, la loro cultura, la loro civiltà ed ora cercano il rinnovamento e nuovi sviluppi basati sulle loro caratteristiche.
Quali sono i caratteri principali dell'area mediterranea, che cosa è rimasto della sedimentazione secolare che ha percorso e formato le città che si affacciano su questo mare?
Quali sono i caratteri comuni e come si sono affermati o scomposti, e come operare per ricomporli nell'ambito di una qualche modernità o di innovazione?
Ma anzitutto, conviene discutere della felice intuizione che ha sorretto i docenti del Dipartimento, oggi diretto dal Prof. Alessandro Bianchi, che fin dal 1989 hanno cominciato a discutere sulle ragioni che li portavano, usando le parole del Prof. Bianchi "…a far confluire esperienze disciplinari diverse sotto il comune denominatore delle città di questo singolare ambito geografico, economico, sociale e culturale". Ovviamente si sono aggregati su questo tema esperti dell'area di Architettura, di Storia, di Restauro, del Disegno, dell'Urbanistica, dell'Estimo: cioè formazioni culturali ed interessi scientifici diversi che hanno prodotto ricerche, documenti, progetti.
E il Forum, a manifestazione avvenuta, dimostra la validità e lo spessore di questi lavori anche con i qualificati interventi di esperti di tutta l'area del Mediterraneo: dal Prof. Predrag Matjevic della Sorbona di Parigi, al Prof. Bonillo dell'Università di Marsiglia, ai prof. Barada e El Alaily dell'Università del Cairo, a docenti delle città di Atene, Lisbona, Barcellona, Genova, Bari, a studiosi delle Università di Tolosa, de la Villette (Parigi), Sevilla, Granada, Genova, Palermo, Napoli, Reggio Calabria, Bari, Siracusa, Messina, Catania.
Tutti hanno portato le loro esperienze e per la prima volta si sono potuti confrontare i piani regolatori di tutte queste città, leggere i tessuti urbani, confrontarli e discutere sulle spinte economiche che si sono svolte nel passato e sulle tracce che queste hanno lasciato, sedimentate dal tempo e dalla cultura locale.
Ma, lasciando la parola al Prof. Bianchi, non erano pochi i rischi connessi con questo tema di ricerca "….perché, dieci anni fa questo tema era tutt'altro che attuale. I fermenti che agitavano il mondo di allora erano legati principalmente all'evento epocale della caduta del muro di Berlino e ai nuovi equilibri tra est ed ovest. Ma anche altri grandi temi, - come l'accentuarsi di grandi conflitti nel medio oriente o il lento e progressivo avanzare del processo di formazione di una entità europea - non erano certo caratterizzati da una dimensione europea.
Durante la lunga fase di gestione del Dipartimento, proposi di caratterizzarlo sul tema dei territori meridionali, che mi sembrava più vivo e attuale.
Alla fine prevalse, direi più per intuito di ricerca che per sussistenza di ragioni fondate, la scelta della città Mediterranea, una scelta che gli eventi successivi hanno rivelato felice e che oggi porta il nostro Dipartimento (che si compone di 25 tra professori e ricercatori di ruolo, quattro unità di personale tecnico amministrativo e venti tra dottorandi, borsisti e docenti a contratto) a proporre questo tema all'attenzione della comunità scientifica internazionale… ...ma perché parlare, oggi, in questa contingenza storica, del mediterraneo?… ...la scelta si è rivelata feconda proprio perché, a partire da dieci anni a questa parte, si stanno verificando eventi che sembrano restituire al mediterraneo quella collocazione e quel ruolo nella geografia mondiale che sembrava perso per sempre.
Non vi è chi non sappia del ruolo assolutamente centrale giocato da questo mare per lo sviluppo della civiltà. La "rivoluzione urbana", di 5000 - 6000 anni fa nel Vicino Oriente, si è, per così dire, trasferita in Occidente attraverso il Mediterraneo: dalle città di fondazione fenicia a quelle della Grecia prima e della Magna Grecia poi, fino all'epoca romana l'unica, credo, nella quale per effetto di un imponente processo di omologazione si può parlare di Città Mediterranea come insieme unitario.
E questo mare sarà centrale per molti secoli ancora, fino a quando sul finire del XV secolo la scoperta di nuovi continenti amplierà i confini del mondo riducendo, inevitabilmente la portata dello spazio Mediterraneo.
Da allora le sue fortune sono state alterne: ancora centrale in epoca napoleonica, viene relegato in un ruolo minore dal progressivo formarsi nel corso dell'800, a seguito di quello straordinario evento conosciuto con il nome di rivoluzione tecnologico-industriale, di una città moderna, e, più ampiamente, di una civiltà moderna. Una civiltà che sarà prettamente continentale, e più particolarmente mitteleuropea, non certo mediterranea.".
Fin qui alcune delle riflessioni del Prof. Bianchi sul tema e sui motivi della scelta di un argomento - che è diventato motivo di vita e di lavoro - di tanta importanza.
Ma che cosa è successo nel periodo indicato, come si sono formate nel passato le grandi culture che hanno vissuto nel periodo, quali sedimenti utili alla ricerca e al lavoro hanno lasciato, sul piano meno tecnico e più culturale? Lasciamo la parola alla Professoressa Simonetta Valtieri, Direttore del Dipartimento Patrimonio Architettonico e Urbanistico della Facoltà di Architettura: "La potenzialità di una ricostituenda "civiltà mediterranea" si collega alle aspirazioni dell'attuale società, alla ricerca di un "nuovo Umanesimo" in grado di realizzare una fusione, in chiave razionale, tra Uomo e Natura, idea che fu propria della cultura della Magna Grecia.
L'Umanesimo, strettamente connesso al Rinascimento, che l'immaginario collettivo generalmente pone agli antipodi della realtà mediterranea, affonda infatti le sue radici proprio nella realtà del Mediterraneo.
Quello che viene considerato il "Manifesto" dell'Umanesimo e del Rinascimento, cioè l'affresco della Scuola d'Atene di Raffaello ai Palazzi Vaticani, ce ne offre una testimonianza significativa. La prospettiva della composizione pittorica ed insieme architettonica - che raffigura i filosofi e i sapienti dell'antichità presentando come personaggi centrali Platone ed Aristotele - converge simbolicamente al centro, sul libro tenuto in mano da Platone, il Timeo.
Un'opera che rimanda al Timeo di Locri, il calabrese che con Filolao di Crotone era stato maestro di Platone, che si addottrinò in Calabria, il quale a sua volta è stato maestro del Rinascimento… … i sapienti e i filosofi rappresentati nel quadro appartengono a secoli diversi, ma hanno un elemento in comune: essi sono nati e si sono mossi tutti nei paesi intorno alle sponde del Mediterraneo, luogo di scambi che hanno consentito di assorbire e di dare allo sviluppo della civiltà importantissimi contributi culturali (l'astronomia degli egiziani, la filosofia dei greci, il pensiero giuridico romano, la matematica e la scienza degli arabi).
Dal Sud è pervenuto un contributo fondamentale allo sviluppo dell'Umanesimo e di tutto il pensiero della civiltà occidentale, attraverso la conservazione, la traduzione e la diffusione delle opere di Platone e Aristotele, grazie agli scriptoria di Cassiodoro a Squillace e ancora nel medioevo il Meridione viene considerato come uno scrigno ricco di tesori: i codici antichi.
Agli albori dell'Umanesimo esso, come "Magna Grecia", si sostituisce per importanza alla Grecia antica: Petrarca, che aveva avuto come insegnante ad Avignone Barlaam di Serminare, invia allievi ad apprendere il greco antico in Calabria; il calabrese Leonzio Pilato, amico di Boccaccio, tiene a Firenze le prime lezioni di storia e filosofia greca non solo d'Italia ma di tutto l'Occidente.
I riferimenti a personaggi come Boccaccio e Petrarca sono stati presi per indicare l'influenza del Sud proprio nella cultura fiorentina, quella che svilupperà più precocemente il Rinascimento.
Nel '400, quando la cultura e la società si stanno riorganizzando in modo diverso, ferve l'attività e la mobilità di personaggi meridionali (il calabrese Pomponio Leto fonda la prima Accademia di Roma); ma anche nel '500 il pensiero umanistico di personaggi come Parrasio, Telesio e Campanella avrà ripercussioni in tutta Europa… ... Ma se è il Rinascimento (inteso non nell'accezione di linguaggio unitario impostata dalla vecchia storiografia, bensì nella sua reale diversificazione per aree geografiche, che, pur facendo riferimento a motivi ispiratori comuni, propri dell'Umanesimo, tende a diversificarsi, anche dal punto di vista linguistico) a chiudere il ruolo interattivo delle diverse collettività del mondo Mediterraneo, potrà il nuovo Umanesimo contemporaneo portare a una rinascita della realtà Mediterranea?
Nella società attuale si nota una nuova esigenza di consumo di storia (anche gli umanisti guardavano agli antichi), nonché un interesse verso modelli diversificati, in reazione a quelli omologati della civiltà dei consumi.
La diversificazione dei caratteri, presente nella realtà calabrese - costituenti un patrimonio che va ricercato e conservato esaltandone le proprie diversità - costituisce un microcosmo di quella varietà che si rilegge in tutta la realtà mediterranea, dove ciascun paese ha la sua propria stratificazione storica, derivata dall'elaborazione di componenti acquisita dagli scambi con gli altri paesi… ...La sua vocazione deriva dall'essere stata in passato caratterizzata da una cultura mista, straniera, stratificata nei secoli, meno provinciale e più aperta rispetto ad altre regioni italiane ed Europee ad accogliere apporti e scambi con l'esterno… ...Di qui l'importanza di salvaguardare il patrimonio culturale e gli insediamenti storici dei Paesi Mediterranei, in un progetto comune che eviti la dispersione e dissipazione di patrimoni articolati e differenziazioni di culture, tendendo ad un pluralismo, elemento dialettico di ricchezza culturale caratterizzante l'essenza di tutta questa area geografica… ...Puntando sulla valorizzazione delle testimonianze specifiche connesse alle "storie" diverse, conducendo, nel loro rispetto, i "beni culturali" nel contemporaneo, attraverso circuiti internazionali connessi a una loro idonea fruizione, si potrebbe riportare il mondo Mediterraneo ad una "Rinascita", restituendogli il suo antico ruolo e la sua tendenziale unità, costituita essenzialmente da una storia millenaria di molteplicità di contatti e di scambi, che hanno consentito di assorbire e di dare allo sviluppo di tutta la nostra civiltà".
Questi dunque, gli scenari del Mediterraneo, del passato e del futuro, che sono anche una risposta a quanti continuano a voler pensare che l'unico sviluppo possibile sia quello basato sulla produzione di merci spesso fine a se stessa, in quanto non consente equilibri tali da garantire sopravvivenze della civiltà. In questo senso perciò lo stesso Mediterraneo, presentandosi come elemento diviso e non omogeneo come storia e come civiltà, è esso stesso un rifiuto di quella omogeneità merceologica e culturale che invece - oggi - fa soffrire molte più persone di quanto si possa pensare.
Queste sono le direzioni complessive in cui si è mosso il convegno nei tre giorni (3,4,5 giugno 1998) che hanno affollato la mostra dei luoghi cospicui e nuove centralità, dove vengono fatti vedere i modelli evolutivi dell'Architettura e dei Piani regolatori delle principali ( e non solo) città del mediterraneo.
Non sono mancati interventi specialistici di altissimo livello, quali quelli di Maurice Aymard (Città, Metropoli, Megalopoli), di Luigi Lombardi Satriani (Itinerari Metropolitani), di Valeria Macrì (I Porti del Mediterraneo), di Concetta Fallanca (Le Porte del Mediterraneo), di Rosario Russo (Il Paesaggio Costiero tra Piani e Progetti), nonchè quello di Antonino Pellicanò (Il Mediterraneo e l'Unione Europea: Il Progetto S.Agata) (N.d.r.).
E' evidente che tali contributi meritano un'attenzione particolare, in quanto consentono - anche a Reggio Calabria - di guardare ai problemi dell'area in un modo molto meno meccanico di quello su cui si sono scontrate diverse scuole del "meridionalismo"; perché è tempo di stabilire in che modo la produzione di ricchezza debba essere compatibile - e sostenibile, per usare un condivisibile slogan dell'Unione europea - con le risorse che questo mare presenta.
Infatti se ci può essere "rinascimento", "sviluppo", esso parte dalla constatazione che solo un'area vasta può consentire, integrando alle varie scale le dimensioni del lavoro, della produzione e della gestione dell'insieme, quanto le risorse consentono. Ma riprendiamo le parole del Prof. Bianchi: "Di fronte a questo affastellarsi di eventi molteplici e di segno diverso, l'unica conclusione alla quale sembra ragionevole arrivare è che il Mediterraneo si costituisce oggi come luogo di incontro-scontro tra alcune realtà emergenti, come i paesi del Nord Africa e del vicino oriente; alcune realtà nuove, come i paesi dell'Europa dell'Est e, in particolare, i Balcani; alcune realtà in cerca di nuove identità, come i paesi della vecchia Europa Occidentale, tra cui l'Italia… ...Tra i tanti argomenti possibili, perché parlar di città?.. …Avanzo l'ipotesi che la città (con i suoi stretti consanguinei: il territorio, l'ambiente, il paesaggio), sarà, nel bene e nel male, la protagonista dei prossimi eventi mediterranei. Per il momento non so tradurre questa ipotesi in una tesi dimostrata, per cui mi limito a portare a suo conforto una considerazione di carattere generale.
A me sembra che la telematica e la virtualità, ossia le due principali categorie su cui si basa il superamento del moderno e la transizione verso un suo non meglio specificato "post" siano del tutto assenti dallo scenario degli eventi che si stanno svolgendo nel mediterraneo, così come la principale conseguenza del loro affermarsi - il progressivo disinteresse per i luoghi, per la dimensione fisica delle cose - sembra del tutto contraddetta dal carico di immagini che accompagnano questi eventi, immagini cariche di città, di ambienti, di architetture, di paesaggi, delle loro fisicità e della loro corposità: si tratti del Porto di Bari o delle coste calabresi, meta degli sbarchi di moltitudini disperate; si tratti degli edifici e dei quartieri sventrati ora di Beirut, ora di Sarajevo, ora di Algeri; si tratti delle grandi mutazioni urbane di Barcellona o Lisbona o di Atene… o il raddoppio del Nilo…. …..o il paesaggio inusitato del porto di Gioia Tauro.
Per questo penso che, con ogni probabilità, al centro degli eventi mediterranei non saranno, (o almeno non solo) impalpabili fili telematici, remote banche centrali piccoli gnomi della finanza mondiale. Staranno anche, e soprattutto, genti vere, con problemi veri e spesso drammatici, che continueranno ad attraversare quell'inconfondibile confine tra il nord - sud del mondo che qui nel Mediterraneo ha una sua corposa presenza, dirigendosi verso il luogo cospicuo per eccellenza della civiltà contemporanea, la città.
Là incontreranno altre genti vere, con problemi veri ma con livelli di vita affatto diversi, il cui livello di civiltà si misurerà dalla capacità di trasformarsi la compresenza di razze, etnie, lingue e religioni, da quasi naturale terreno di conflitto ad occasione di creazione di una nuova cultura - multirazziale, multietnica, multireligiosa, poliglotta - da far convivere nel corpo della città. Se questa capacità sarà, allora il Mediterraneo potrà essere un mare di pace e le sue città quintessenza di una nuova civiltà: Se non ci sarà, se prevarranno le astratte ragioni economiche, le odiose ideologie religiose, le insopportabili discriminazioni sociali, le nostre città si formeranno ben presto ad immagine di una nuova, moderna barbarie".
Fin qui alcuni dei contenuti del convegno; a noi resta solo da aggiungere:
Come si realizza tutto questo, con quali gambe cammina, verso quali prospettive si muove?
Giustamente il Prof. Bianchi qui si ferma, perché non è compito dell'Università - luogo eletto della didattica e della ricerca - di immischiarsi nelle decisioni politiche, bensi il compito che si assegna è quello di affiancare, con chiarimenti, con contributi, con collaborazione, con la competenza specifica di ognuno dei docenti e del personale che all'Università lavora, alla costruzione di quello che è già stato chiamato "il luogo eletto della civiltà moderna": la città.
Sappiamo tutti del divario esistente tra regioni del nord e del sud, ma al di la di questo oggi sembrano veramente esistere condizioni per una ripresa non solo dell'economia, che, da sola, non può essere trainante, senza cioè il motore che può farla camminare: una società civile capace di realizzare un minimo di fiducia pubblica sulla quale si possa sviluppare una nuova solidarietà.
Ma quanto tempo ci serve per innescare quelli che si chiamano "processi virtuosi" o "sinergie" e con quali regole deve costruirsi questa nuova solidarietà?
Per attivarla in tempi che consentano di rispondere alle nuove sfide sono necessari elementi che accelerino il processo, che deve basarsi sulla mobilitazione di forze endogene di sviluppo della società meridionale.
Per far questo necessitano nuovi soggetti e nuovi progetti: nuove forze promotrici e nuove finalità da raggiungere.
Dove trovare le nuove forze se non nelle città? A questo si rifanno anche le nuove innovazioni politiche attuali nella società italiana e di queste innovazioni l'elezione diretta del sindaco è quella che più si avverte: ha impresso una enorme vitalità alla società civile anche del Sud.
Ecco quindi i Sindaci come primo abbozzo di "genti vere" che possono essere "imprenditori", - politici - per sperimentare, concretamente, misurandosi con grandi progetti di trasformazione del contesto ambientale che facciano centro sulle città e investono l'intero territorio.
Immaginiamo che le città della Calabria individuino, d'accordo con le istituzioni competenti un gruppo di progetti miranti, nell'insieme alla modernizzazione del contesto civile del paese: difesa del suolo, valorizzazione degli spazi naturalistici, del tempo storico (i viaggi nella storia di un patrimonio archeologico e artistico immenso e profondo), i progetti di grandi opere pubbliche e ristrutturazione di grandi aree urbane, la craezione di nuovi spazi attrezzati per gli incontri culturali e sportivi.
Pensiamo a chi può organizzare la redazione, il finanziamento e la realizzazione di questi progetti con privati, Stato e Unione Europea, quest'ultima non più convitato di pietra.
Pensiamo cosa può succedere se a ciò non vengono chiamati vecchi rottami della Prima repubblica ma altre "genti vere" come quelle dell'Associazionismo, oppure di quelle capaci di organizzare una solidarietà progettuale che sfidi la rete sommersa delle solidarietà illegali.
Questo è il ruolo possibile dell'università verso la Città e verso Le Città del Mediterraneo: fornire cultura, competenza, professionalità nuove, con spirito di servizio non ingenuo ma neanche succube a logiche sotterranee di potere.


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