Società
LO SPECCHIO DI BABELE
Di Pino ROTTA


Mi chiedo spesso se l'analisi sulle classi sociali proposta da Karl Marx sia o meno fallita.
Non è una questione oziosa, perchè, a differenza di chi sbriga la faccenda con semplicistici necrologi o con enfatiche ed ideologiche difese di principio, credo sia necessario un giusto equilibrio di giudizio tra il metodo di analisi sociologica marxista e le previsioni politiche poste nel modello di attuazione del programma del "Manifesto del Partito Comunista". Lo stesso dubbio mi suscitano le forzate esequie della psicoanalisi e delle teorie di Sigmund Freud. I nostri lettori sanno che uno dei punti centrali della nostra ricerca è il tema della "complessità" e questo tema lo stiamo da tempo sviluppando sia nei suoi aspetti scientifici che in quelli antropologici. La complessità riferita ad un sistema, sia esso biologico ovvero sociale, non può prescindere dal principio di interconnessione tra gli elementi che lo compongono. Questo ci impone di analizzare un sistema tenendo costantemente in considerazione che, nonostante la sua unitarietà, al suo interno possono insorgere manifestazioni fenomeniche che spesso possono essere plurime e differenti, seppure "causate" dalle medesime condizioni iniziali. Queste tesi sono ormai affermate e ne prendiamo continuamente cognizione nel campo della ricerca scientifica con i modelli proposti dalla logica fuzzy, in quello neourobiologico con la ricerca sulle funzioni cerebrali, in campo psicoanalitico con l'approccio olistico all'analisi.
Lo scorso anno ed anche quest'anno abbiamo ospitato interviste e servizi speciali sul Prof.Ilya Prigogine (premio Nobel per la chimica) e sul prof. GIL-ALUJA(tre volte candidato premio Nobel per l'economia), entrambi, seppure in campi assolutamente differenti (il primo con le sue teorie cosmologiche, il secondo con quelle macroeconomiche) per le loro ricerche si rifanno al principio di complessità. In particolare GIL-ALUJA, che ha ottenuto importanti riconoscimenti internazionali per il suo lavoro (anche nel campo della ricerca informatica) ci porta a riconsiderare le teorie marxiste ponendole a base delle attuali conoscenze scientifiche ed antropologiche.
Sul piano sociologico, non c'è dubbio che Karl Marx abbia fallito la sua previsione circa la futura supremazia della classe operaia, egli, figlio della rivoluzione industriale, non poteva prevedere quanto avrebbe contato lo sviluppo della scienza e della tecnologia nella trasformazione del lavoro. Ma sul piano dell'analisi macroeconomica e storica?
Il termine che sentiamo usare più spesso oggi, quando si parla di economia, è "globalizzazione". Marx usava termini quali "imperialista" o "colonialista" per descrivere condizioni di assoggettamento, spesso supportato dall'intervento militare, di interi paesi o zone del mondo, che portava ad un ferreo condizionamento sia del mercato che della forza lavoro. L'analisi marxista proponeva il pieno sviluppo del sistema capitalistico con conseguente nascita e sviluppo della classe operaia. Non era nelle previsioni marxiste che il processo si dovesse interrompere e deviare verso il modello "chiuso" adottato da Lenin per la rivoluzione russa o da Mao per quella cinese. Per Marx il sistema è aperto e unico, da qui la nascita dell'Internazionale Socialista che era la conseguenza logica ad una visione globale dello sviluppo del sistema capitalista. Prevedendo l'impetuosa diffusione delle macchine nella produzione industriale, Marx trae una conseguenza immediata: una macchina uguale un operaio. Marx non poteva prevedere l'informatica che sarebbe venuta solo cento anni dopo.
La guerra fredda imbottiglia i paesi comunisti dentro cortine di ferro ed embarghi commerciali. Questo provoca una "artificiale" evoluzione del sistema politico ed economico di quei paesi. Sembra paradossale ma il sistema marxista si sarebbe potuto, in qualche modo, evolvere secondo le previsioni del suo ideatore solo in condizioni di libero mercato, sia delle merci che della forza lavoro. Ne con il modello nazionalista di Lenin ne tantomeno con il "blocco" imposto dai paesi capitalisti si è potuto verificare l'attendibilità del modello marxista.
Nel frattempo la società occidentale si è rapidamente mossa verso un tipo di sviluppo fortemente condizionato dal progresso scientifico e tecnologico che ha determinato fondamentali ed irreversibili trasformazioni della composizione delle classi sociali.
La principale conseguenza di questa nuova evoluzione è legata dalla rivoluzione produttiva determinata dall'immissione massiccia nel sistema produttivo delle automazioni nel settore industriale e nella produzione agricola, quest'ultima fortemente influenzata anche dalle scoperte scientifiche che hanno incrementato e trasformato sia la produzione che la trasformazione e conservazione dei prodotti delle campagne come mai nel passato era accaduto.
Trasformato il sistema produttivo con questi strumenti si è verificata l'inversione della tendenza prevista da Marx nello sviluppo delle classi sociali. Operai e contadini sono drasticamente diminuiti di numero (tra l'altro migliorando anche il loro tenore di vita) ed è sorta una nuova componente sociale che rapidamente è divenuta maggioritaria: il ceto medio, sia quello impiegatizio che quello commerciale.
Tutto questo avviene nei due decenni successivi alla seconda guerra mondiale.
Una seconda importante conseguenza di questa trasformazione avviene all'interno della nuova componente sociale. La prima generazione del ceto medio di massa, infatti, è figlia della massa di operai e contadini che avevano vissuto le condizioni di sfruttamento del sistema produttivo capitalista fino alla fine degli anni cinquanta, ed è in parte ancora legata a quelle condizioni, soprattutto dal punto di vista culturale e psicologico. E' una generazione chiusa, scarsamente alfabetizzatata (nel Sud Italia possiamo tranquillamente dire analfabeta), che esce dal dramma della seconda guerra mondiale e con grandi sacrifici comincia a riconquistare condizioni seppur minime di sicurezza sociale. In queste condizioni, questa generazione, non può che essere conservatrice, conservatrice di quel poco di benessere che comincia a comparire nei primi anni sessanta. Tra le condizioni di benessere riconquistato vi è la possibilità di aumentare la scolarizzazione dei propri figli e la diffusione degli elettrodomestici, primo tra tutti il televisore, e ciò porta questi figli a guardare al futuro con una gran voglia di cambiamento, un cambiamento che ha come modello culturale la contrapposizione ideologica, al sistema capitalistico, la cosiddetta contestazione giovanile, maturata con gli unici strumenti di analisi al momento esistenti cioè quelli marxisti.
E' la generazione che da vita in tutto il mondo occidentale al cosiddetto Sessantotto.
Questa generazione, in una straordinaria enfasi di cambiamento, mette in discussione tutte le categorie culturali esistenti, contrapponendosi non solo al sistema politico vigente, ma anche alla generazione dei propri padri, ne nasce quella che allora veniva definita come incomunicabilità generazionale, tra padri e figli non si riusciva a comunicare, linguaggi e valori era totalmente differenti. Erano totalmente diversi i parametri culturali di riferimento. Questa generazione determina una radicale trasformazione dello stile di vita della società occidentale. Però in quella trasformazione vi è una contraddizione forte (che ne determina anche a mio avviso l'incapacità di trovare modelli alternativi praticabili sia sul piano politico che economico, e che l'avvia verso l'involuzione ed il declino): nel mentre mette in discussione i modelli culturali della generazione precedente, analizza la società con strumenti che appartengono a quella società stessa che contesta. Cioè alla generazione dei sessantottini sfugge la trasformazione in atto del sistema produttivo e culturale nel suo complesso.
Da un lato quindi vive e mette in crisi i modelli comunicativi che potevano legarli alla generazione precedente e dall'altro non coglie il nascere dei nuovi modelli, che sono il frutto della trasformazione del sistema determinata dallo sviluppo scientifico e tecnologico che avanza come un fiume in piena negli anni settanta e ottanta.
Sono proprio i nuovi modelli culturali in cui sono nati e cresciuti i figli dei sessantottini, che entrano in crisi e creano una nuova fase di "incomunicabilità generazionale". E su questa incomunicabilità e sui disagi culturali e psicologici che ha determinato, il dibattito è più che mai aperto. E le metodologie di analisi di Marx e Freud sono ancora lo strumento più efficace per affrontarlo. Liberi da preconcetti e modelli precostituiti.


HELIOS Magazine

HELIOSmagazine@diel.it