Incontro con l'autore JOSÈ SARAMAGO
a cura di Cristina MARRA (in basso nella foto assieme al Nobel Josè Saramago)


"Ora i Portoghesi diverranno più visibili. E' la vittoria di una cultura e di un linguaggio", con queste commosse parole lo scittore Josè Saramago ha commentato la sua vittoria del Premio Nobel per la Letteratura '98.
Per la prima volta, infatti, l'Accademia di Svezia assegna il prestigioso riconoscimento a uno scrittore portoghese. "Grazie a parabole sostenute dall'immaginazione, la compassione e l'ironia, ricostruisce e rende tangibile una realtà difficile da afferrare", motiva l'Accademia, ed è una realtà che Saramago osserva dall'isola di Lanzarote, dove si è ritirato da molti anni abbandonando Lisbona, "una città delle persone di pochi soldi e molto sentimento"- come egli stesso ha scritto -"ancora rurale nelle sue abitudini e nella sua comprensione del mondo". Nella capitale portoghese Saramago pubblicò nel '47, "Terra del peccato", il suo primo romanzo "avevo ventiquattro anni, avevo scritto questo romanzo ed ho trovato un editore che me lo ha pubblicato" mi racconta Saramago - " l'avevo intitolato 'Vedova' ma l'editore lo volle cambiare perchè pensava fosse un titolo troppo poco commerciale e quindi il libro uscì col titolo "Terra del peccato". Devo dire la verità e cioè che nel 1947, un giovane di ventiquattro anni sapeva pochissimo di vedove e altrettanto di peccato".
Questa pubblicazione fu seguita da una pausa durata vent'anni . Ma perchè tanto tempo prima di ripubblicare, forse per maturare delle esperienze? " No, non è che di solito uno pensi o abbia fidicia nella propria vita da pensare di avere una vita molto lunga e quindi di poter destinare venti anni a maturare delle esperienze da fare poi confluire nella propria opera letteraria"- continua Saramago- "l'inizio della mia attività letteraria è successo quando avevo quarantaquattro anni con la pubblicazione di un libro di poesie. Di solito uno scrittore a quest'età non scrive poesie, io ho avuto una delusione d'amore e la poesia è il modo più naturale con cui uno esprime i propri sentimenti d'amore. E poi è uscito "Poemi possibili" e inizia così la seconda fase della mia attività letteraria che va dal 1966 al 1975". Sono nove anni di intensa attività in cui ha pubblicato un libro di cronache scritte per i giornali e poi raccolte in un volume , e, tra gli altri, una raccolta poetica, "Probabilmente allegro", un libro in cui come egli stesso simpaticamente commenta, " passa dal 'possibile' al 'probabile' ". La sua vasta produzione letteraria è caratterizzata da una peculiare capacità di ritrarre la realtà e la complessità dell'animo umano, spaziando dal romanzo picaresco al romanzo giallo, dalla commedia al romanzo storico, ed ha fatto spesso parlare di sè per i suoi romanzi dissacranti come "Il vangelo secondo Gesù" .
Saramago, nella sua vita è stato piuttosto avulso ai circoli e alle scuole letterarie, ha vissuto isolato da un punto di vista di contatti letterari, " il mio iter personale"- dice Saramago- "l'ho seguito standomene per conto mio, non partecipando alle correnti più diffuse della lettteratura. Io non ho mai avuto nello sviluppo della mia carriera di scrittore dei rapporti con la letteratura. I rapporti sono stati con me stesso, con la mia esperienza personale. Non ho avuto contatti con le tendenze e le scuole letterarie portoghesi ed europee. Ho avuto però contatti con la letteratura come lettore. Ancora oggi continuo a vivere isolato dal mondo letterario, senza partecipare a gruppi, senza partecipare a movimenti. Per tutta la mia vita sono vissuto in contatto con la società, dentro la società, ma avulso da quei gruppi di scrittori che troppo spesso si danno all'autocompiacimento, ignorando ciò che avviene al di fuori del loro mondo".
A partire dal 1975 comincia la terza fase della sua attività letteraria con la pubblicazione di "Una terra chiamata Alentejo", "Memoriale del convento", "Zattera di pietra", "Cecità" e "Viaggio in Portogallo", in cui Saramago diventa viaggiatore tra le terre della sua infanzia "... il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono."- scive Saramago- " E anche loro possono prolungarsi in memoria , in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto :'non c'è altro da vedere', sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si era visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi accanto nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito".
Il recente romanzo, "Tutti i nomi", narra la storia di Josè, un archivista dell'immensa Conservatoria generale dell'anagrafe di una grande città, che colleziona documenti sulla vita di personaggi famosi e un giorno si trova tra le mani quelli di una donna sconosciuta che però lo attrae e lo spinge a ricostruirne l'identità. Da ciò nasce una storia d'amore tragica e divertente allo stesso tempo, in cui alla drammaticità si intersecano ingenuità e casualità, che fanno della narrativa di Saramago una vera arte. Un'arte del narrare, che come in modo esemplare riassumono gli Accademici di Svezia ," è portata avanti con tenacia e intensità, e che nell'autonomia espressiva e nel continuo sperimentare la scrittura si riallaccia tuttavia alla tradizione".


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