UNIONE EUROPEA E LAVORO.

Di Antonino PELLICANO'


Uno dei problemi principali del mezzogiorno e quindi della nostra Città, è quello della creazione di posti di lavoro che contribuiscano a rimuovere i vari livelli di "disagio" che rendono possibile la civile convivenza e rendano la città sempre più consapevole della necessità di uno "sviluppo sostenibile".

Infatti il lavoro, e il conseguente circuito economico che ne deriva innescano una serie di comportamenti che possono migliorare o peggiorare la vivibilità di una città.

Partendo da considerazioni di questo tipo, la Comunità Europea promuove tutta una serie di bandi con i quali, da sola o in accordo con il Governo Italiano finanzia una serie di attività che contribuiscano appunto allo "sviluppo sostenibile" che è garanzia per le Città.

Abbiamo per la nostra Città almeno due esempi di particolare importanza: Il progetto Urban e il Progetto S. Agata, quest’ultimo da me redatto.

Ambedue sono gestiti dal Comune di Reggio Calabria e il loro apporto finanziario e di ricadute (occupazionali, di immagine, ecc.) è di notevole rilevanza.

Tuttavia, le risorse veramente utilizzabili sono molte di più e, per la nostra Città diventa importante imparare ad utilizzarle al massimo, proprio per le ricadute occupazionali che esse portano.

Occorre tuttavia essere realisti all’interno dei percorsi che partono dall’interesse per queste attività progettuali.

Anzitutto, se a livello nazionale si facilita l’uso dei fondi strutturali europei anche come spese pubbliche per investimenti, deve essere chiaro che questi possono essere produttivi solo in presenza di determinate condizioni che - spesso - le varie situazioni locali non presentano.

La lotta alla disoccupazione ha dunque un grande bisogno di finanziamenti pubblici per consentire un’adeguata ripresa del rapporto tra Investimenti e PIL, che al Sud è la principale causa della crescita della disoccupazione: e ciò perché in passato gli investimenti pubblici hanno giocato, al Sud, un ruolo maggiore che al Nord.

Comunque, molta parte dei finanziamenti dovranno essere di natura governativa; ma sia per i fondi strutturali europei che per i fondi governativi è difficile stabilire le cause, anzi la priorità tra le cause possibili del mancato utilizzo delle risorse esistenti: inefficienza della burocrazia, carenze di progetti, effetti di Tangentopoli, contese tra Enti Locali, ostacoli e ricatti di gruppi politici e di potere.

I Fondi Europei sono più rilevanti tra le attività di formazione professionale, di incentivi allo sviluppo sostenibile, nella creazione di centri per l’innovazione tecnica e organizzativa, nel settore ambientale, dei beni culturali, proprio in virtù del criterio generale adottato dalla Commissione Europea di sussidiarietà rispetto al Paese in cui vengono utilizzati.

Questo comporta che spesso bisogna creare le strutture all’interno delle quali si possano far crescere, proprio come bambini, i fondi necessari allo sviluppo e alla conoscenza delle risorse in nome delle quali si utilizzano i fondi.

Questi comportamenti si sono rivelati difficili da gestire proprio perché, al Sud, mancano i presupposti per l’uso totale delle risorse possibili.

Qui bisogna aprire una parentesi, perché la nebulosa delle risorse che l’Unione Europea mette in campo è tale, che proprio il livello di dettaglio è quello che permette di coprire tutti gli ambiti delle risorse. Diversamente, sarà possibile operare solo con iniziative individuali, che, ove si scontrino con centri di potere costituito, sono destinate a soccombere: ubi maior, minor cessat, diciamo noi, mentre qualcun altro usa il più prosaico dialetto, o, talvolta, non parla proprio…..

Quindi in una situazione del genere vengono a cadere i due principali pilastri su cui si fonda l’azione Europea: la sostenibilità dello sviluppo e la lotta alla disoccupazione.

Inoltre, ciò contribuirebbe sempre di più a creare due livelli distinti di operatività all’interno dell’U.E., aumentando i divari e, alla lunga, spostando le risorse verso altri paesi, come già oggi ci si sta avviando a fare.

L’assenza o la cattiva gestione dei progetti, insieme alla scarsa qualità nella redazione degli stessi determinano quindi che vengono vanificati anche i risultati che i finanziamenti si proponevano, e purtroppo questa è oggi la situazione nella quale ci troviamo ad operare.

Qui l’aiuto del governo sarebbe determinante, perché la formazione di strutture utili alla lotta alla disoccupazione – nelle sue varie forme – è necessaria in quanto deve essere adeguata alla nuova situazione, anche perché, specialmente nella nostra Città, le vecchie organizzazioni che raccoglievano consensi e finanziamenti sono ben lungi dall’essere sparite, ed, anzi, ostacolano quanto si cerca, con fatica, di costruire.

Così appare necessario un livello unificato (a livello di governo) che determini gli interventi al Sud, ma anche contribuisca alla semplificazione delle procedure, definisca le responsabilità, anche nei controlli anticorruzione, magari contribuisca ad attivare gli enti pubblici di ricerca e le Università non solo attraverso un centro di progettazione, ma anche di gestione dei progetti, in modo da surrogare ed aiutare l’azione delle autorità locali e contribuire alla utilizzazione piena degli assai cospicui Fondi strutturali Europei.

 

 

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