RICORDO DI NIKLAS LUHMANN

di Carlo CALABRÒ


Con la scomparsa di Niklas Luhmann la ricerca sociologica ha perso uno dei più brillanti ed originali teorici della seconda metà del ventesimo secolo.

Fin dal suo primo apparire sullo scenario scientifico universitario nel 1968, quale professore di sociologia alla Università di Bielefeld in Westfalia egli si propone, infatti, come il più determinato e fiero oppositore del pensiero di derivazione marxista e weberiana che riposa su una interpretazione politico-sociale della evoluzione della società moderna ad impronta marcatamente storicistica e umanistica.

Per Luhmann non è più accettabile né proponibile una ermeneutica della società moderna che ne contempli una onnicomprensiva caratterizzazione all’insegna di una rigida e deterministica evoluzione di cui sia possibile definire i contorni in maniera definitiva. Tale configurazione della ricerca risulta, pertanto, riduttiva oltre che anacronistica anche alla luce dei nuovi indirizzi che in più campi del sapere scientifico si vanno diffondendo a partire dagli anni sessanta: lo studio dei fenomeni di qualsivoglia natura esige un approccio interdisciplinare che ne affronti le questioni fondamentali privilegiando la complessità della struttura che li caratterizza. Dalla fisica alla chimica, dalla biologia alla cibernetica, dalla politica alla sociologia sembra ormai definitivamente concluso l’iter speculativo iniziato con la scoperta del secondo principio della termodinamica e culminato, nel nostro secolo, negli studi del premio Nobel per la chimica Ilya Prigogine sulla complessità dei fenomeni dove le relazioni e la comunicazione tra le variabili che compongono i sistemi hanno soppiantato l’interesse sulla sostanza facendo emergere un Universo multiforme, variegato nelle differenze qualitative e ricco di potenzialità inespresse.

Luhmann si è inserito in questo contesto di studi teorici, proponendo un rivoluzionario metodo di indagine sui sistemi socio-politici. Egli sposta il campo di indagine sulla società dallo statico dispiegarsi degli avvenimenti ad un più articolato e dinamico rapporto di interazione tra sistema ed ambiente in cui la ipotesi di sopravvivenza è determinata dalla capacità del sistema di adeguarsi alle sollecitazioni provenienti dall’ambiente e dalla modulazione delle interferenze che vi si insinuano con finalità distruttive e destabilizzanti. Ogni elemento del sistema sociale possiede limitate potenzialità recettive rispetto alla enorme mole di informazioni che lo assediano costringendolo ad effettuare una scelta preventiva rispetto agli scopi ed ai programmi. L’elaborazione delle informazioni sia nei sistemi sociali che in quelli biologici segue un percorso evolutivo all’interno del quale avvengono delle reazioni selettive nei confronti degli input esterni che si incaricano di instradare l’intero sistema su un sentiero di semplificazione esistenziale. I connotati assunti dal sistema, una volta raggiunto l’equilibrio, configurano la risultante di infinite possibilità di sviluppo che si cristallizzano e si consolidano momentaneamente, finché un nuovo elemento perturbatore non riesce a superare la barriera protettiva, eretta dal sistema a protezione dell’equilibrio precedente, provocando l’inizio di nuove possibili opzioni dagli esiti incerti.

Comunicazione, evoluzione, informazione e complessità sono i concetti chiave a cui Luhmann affida la chiarificazione della sua teoria dei sistemi sociali. Il concetto di "comunicazione" funziona da attrattore nei confronti degli altri sistemi ed è proprio su tale concetto e sui suoi contenuti e significati che Luhmann introduce una nuova prospettiva di indagine critica. Egli arricchisce il processo comunicativo tradizionale di una pregnanza di senso e di significato, attribuendo particolare importanza al contenuto della "comunicazione" ed ai suoi destinatari. Il processo comunicativo viene sottoposto ad una sorta di inversione dell’ordine sequenziale e valutativo del messaggio. E’ chi riceve l’informazione che deve detenerne la chiave di interpretazione ed esercitare un controllo valutativo sulle intenzioni e sui contenuti che hanno guidato l’emittente nella fase di codifica e lancio dell’informazione.

Per Luhmann la "comunicazione" non si sostanzia in un mero "trasferimento" di informazioni e di dati tra due centri di elaborazione (individui, gruppi, organi) va, bensì, intesa come una padronanza e comunanza di conoscenze preliminari che consentono la selezione e la circolazione del messaggio. Comunicare implica, pertanto, il profilarsi ed attivarsi di un circuito informativo interpersonale nel cui raggio di azione si combina ed opera un coacervo di processi interpretativi finalizzato al riconoscimento ed accettazione delle proposte di senso e contenuto, ovvero al loro rifiuto.

Il concetto di "complessità" nella teorizzazione luhmanniana, pur rappresentando un momento di stretta connessione con la teoria della "comunicazione", profila una originale dimensione di significato che la lega di più alle caratteristiche strutturali dei sistemi, mentre la peculiarità della prima è rappresentata dalla dinamicità e dalla combinazione delle operazioni. L’entità delle possibili configurazioni che il sistema può assumere, in rapporto alle caratteristiche delle variabili presenti al suo interno, disegna un "trend" a progressione geometrica che ne renderebbe problematica l’evoluzione. Ciò impone al sistema la necessità di effettuare una selezione delle opzioni.

La complessità si presenta, quindi, per Luhmann, come indispensabile strumento di conoscenza delle varianti strutturali dei sistemi, di converso, la comunicazione integra la opportunità di intervento selettivo di manipolazione sul caotico groviglio di dati disponibili, intervento che consente di tracciare dei limiti sistemico–funzionali ad alto gradiente autopoietico nei sistemi sociali in cui si è venuta manifestando una progressiva evoluzione dalla società stratificata a quella a struttura lineare e che richiede una differenziazione funzionale e segmentata.

 

 

 

 

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