Di Carlo MORABITO
La nostra società ci pone continuamente di fronte alla sistematica violazione della legge del terzo escluso. Basti pensare al bipolarismo all'italiana, con i partiti-peso che si spostano da una bilancia all'altra senza che si possa raggiungere un equilibrio stabile (vedi Regione Calabria). Si può pensare a qualcosa di molto più semplice, alla statura di un uomo (alto-basso), al gusto di un gelato (buono-cattivo), al giudizio sulla prestazione della nostra squadra (bene-male). In tutti questi casi spesso non è appropriata una scelta drastica, non è possibile confezionare un giudizio definitivo e oggettivo. Infatti, non è un caso che i talk show televisivi ci presentano ogni giorno discussioni controverse su argomenti di natura disparata. Eppure, il concetto espresso mediante l'aggettivo fuzzy non è in sé negativo: fuzzy non è sinonimo di qualunquismo, di confusione, di soggettività. Fuzzy è più appropriatamente associabile a incertezza non stocastica, a imprecisione descrivibile in forma matematica. L'incertezza è associabile oggi, dopo decenni di cambiamenti culturali, sociali e politici, a una misura quantitativa, al pari di una lunghezza o un peso. Siamo abituati a dire che abbiamo acquistato un chilo di pane o che siamo alti un metro e ottanta, e tuttavia questa abitudine di esprimerci con apparente precisione è viziata dall'altrettanto consolidata abitudine a dimenticare che la bilancia ha una sua tolleranza, l'altezza dipende dal tipo di calzatura che usiamo, e molte altre cose che si trascurano. Nel tentativo di rendere la cosa più precisa si potrebbe andare a considerare la tolleranza degli strumenti, la presenza di una tara, e quant'altro si voglia e possa complicare il modello. Il risultato è quello di aggiungere approssimazioni su approssimazioni e spaccare il capello su qualcosa che, in definitiva, non ci interessa più di tanto. L'incertezza è oggi, come il resto, misurabile, e rappresenta quantitativamente l'affidabilità circa la verità o la falsità di un'affermazione. Per misurare l'incertezza dobbiamo affidarci a nuovi strumenti matematici che ci autorizzano a violare la legge del terzo escluso o il principio di non contraddizione. Attraverso la logica a più valori e quindi la logica fuzzy, per esempio, dobbiamo consentire a un elemento atomico, a un concetto, a un evento, di appartenere a più insiemi apparentemente esclusivi. Io sono alto e basso allo stesso tempo, con un certo grado di appartenenza a entrambi gli insiemi. Questo non esclude che il pivot della Viola sia certamente, esclusivamente, alto (lo è con grado unitario, il che esprime totale certezza, totale affidabilità dell'affermazione).
Il mondo scientifico, seguendo i passi del mondo economico e della società più in generale, ha solo di recente imparato a tollerare. La mancanza di tolleranza per l'imprecisione ha altresì permeato il nostro mondo e la ricerca scientifica in tutto il passato. Acquisire come modo di pensare questa tolleranza per l'imprecisione può invece arrecarci notevoli benefici e consentire di rendere trattabili problemi che oggi non lo sono. La tolleranza per l'imprecisione può essere sfruttata anche per ottenere soluzioni di basso costo e un migliore rapporto con la realtà. Potrebbe sembrare un discorso limitato all'attività scientifica, ma in realtà non è affatto così. Il mondo fuzzy è un mondo che privilegia le interazioni, le relazioni umane, l'immaginazione, e che punta a un modello di uomo flessibile e che si adatta rapidamente al cambiamento. Il concetto di rigida specializzazione si è rivelato perdente, ad esempio, nel mondo del lavoro. Negli Stati Uniti, l'ingegnere iper-specializzato viene licenziato a 45 anni, il nostro avvocato Agnelli ha già parlato di rottamazione dei cinquantenni, la scuola punta al continuing education. Il problema occupazionale nel mezzogiorno d'Italia e nella nostra Calabria in particolare assume dei contorni inquietanti, che preoccupano la Grande Europa, ma il problema è un amalgama di situazioni complesse e variegate, che vanno dalle attitudini dell'uomo ai suoi cangianti modelli di vita, alle attività economiche del territorio, alla criminalità organizzata, alla presenza di manodopera a basso costo proveniente dall'est europeo, e così via. La nostra soluzione non è la soluzione napoletana o palermitana, come è diverso l'archetipo d'uomo nelle tre circostanze. L'uomo, fortunatamente, evolve come ogni altra specie e si adatta in un ambiente incerto, con tempi diversi ma trend costante, al cambiamento.
Uno degli indirizzi della moderna scienza guarda allo sviluppo di computer che duplichino funzioni svolte bene dall'uomo e male dalla macchina, che privilegia alacrità e precisione a motivazione, sintesi, e capacità d'aggregare informazioni qualitative al fine di esprimere decisioni a partire da eventi disparati e informazioni incomplete. Questo è utile sia per competere con eventi naturali, come sfuggire a un predatore, che per affrontare compiti artificiali, come riconoscere una firma su un assegno. Si è pensato che un importante obiettivo potesse essere quello di riprodurre con macchine ad alto IQ queste capacità umane. E' però venuto prepotentemente fuori che il principale campo di utilizzo della nuova matematica e logica non è questo, quanto il più disparato e per sua natura vago settore delle scienze economiche, finanziarie, sociali, ambientali e delle relazioni umane. In altri termini, questo tipo di approccio è veramente utile per fare una valutazione delle risorse umane disponibili in un'azienda, per migliorare l'immagine di un candidato alle elezioni, per scegliere quali sono gli investimenti ottimali per i fondi pensioni, ovvero quali devono essere i criteri di valutazione per l'assunzione di nuovo personale in un'azienda. Il punto di vista tradizionale è chiaramente noto a tutti: un candidato aumenta il suo quorum di consensi attraverso il porta a porta, attraverso i volantini finanziati più o meno lecitamente, attraverso le politiche pseudo-assistenziali (leggi, promesse di lavoro o di denaro, …). Si è visto che ciò può non essere appropriato nel nostro mondo di oggi. Purtroppo, anche nelle politiche del sociale, della sanità, o altro, queste continuano ad essere le strategie elettive. Ma nel mondo delle comunicazioni, caratterizzato dallo sconvolgimento dei tempi di accesso all'informazione, dalla telefonia cellulare e dalle strategie mediatiche di Internet, dove il problema vero è la selezione dell'informazione utile dentro l'eccesso di disponibilità, dove il vero aspetto chiave è la qualità, altre cose spostano grosse quantità di voti. L'immagine del candidato è un fatto fondamentale, siamo passati da sindaci anziani, canuti e con gli occhiali spessi ai sorrisi di Rutelli, allo sfruttamento del fenomeno donna, al ministro che necessita di una nursery e così via. Cosa c'è di più fuzzy e impreciso di questo. Oggi è utile farsi notare in Chiesa prima del voto, domani potrebbe essere importante andare in giro col codino e parlare di Buddha. Il punto è la modifica continua dell'obiettivo, il passaggio da un universo stabile, retto da poche equazioni certe (il modello della dinamica, le equazioni di Maxwell, il modello keynesiano), a un mondo dove i punti di stabilità si perdono, le traiettorie biforcano, i contorni non sono più netti come nell'occhio astigmatico. Questo è il mondo fuzzy, appunto, dai contorni indecisi.
Come esiste una politica fuzzy, esiste un'azienda fuzzy, che finge di lottare per evitare le 35 ore, ma si è già avviata realmente verso il part-time e l'orario flessibile, apparentemente chiede di prolungare l'età' pensionabile e poi facilita il pre-pensionamento, punta a costruire automobili eterne, indistruttibili e ecologiche, poi vuole la rottamazione precoce e ripropone il diesel.
In questo quadro, assume importanza preminente la flessibilità, l'adattamento, in altri termini, l'apprendimento. La capacità fondamentale è scartare informazione già nota o predicibile (linearmente), a vantaggio di ricchezza innovativa, di novità. In presenza di nuovi stimoli, il sistema, quale esso sia, reagisce attribuendo sempre più importanza alle evidenze sperimentali, mentre corregge allo stesso modo precedenti inferenze rivelatesi errate o dubbie. Questo procedimento è quello che regola l'evoluzione naturale, e quindi il procedimento darwiniano. Il ruolo della memoria a lungo termine viene a declinare, sostituito da un concetto di memoria a medio termine, dove il sistema dimentica precedenti evidenze non confermate o richiamate.
Un nuovo dato sperimentale, inquinato da diversi tipi di rumore, viene valutato attraverso una relazione di tipo entropico: quanto innovativa è l'informazione, quanto riduce l'incertezza circa la decisione da prendere? L'incertezza viene ad essere quantificata dall'entropia dell'informazione, un concetto proprio della teoria dell'informazione e delle comunicazioni. La trattabilità di un problema non è più imposta, ma la tecnica di soluzione viene appresa mentre si acquisisce l'informazione stessa. Oggi è possibile pensare a uno studio corretto di questo approccio, è possibile introdurre l'incertezza nel modello del problema, valutare il rischio e pesare la soluzione in termini di rischio entropico. Mi sembra evidente l'impatto pratico di questo metodo, si pensi ad esempio alla valutazione del rischio di mortalità a partire da un insieme di dati misurabili. Questo è quanto interessa il mondo delle assicurazioni. Cosa c'è di più fuzzy del giudizio del nostro assicuratore di fiducia che ci legge negli occhi se abbiamo un'aspettativa di vita sufficiente per proporci la polizza. Ma le aziende di oggi valutano buttando il classico sacco di informazioni in un calcolatore che ci fa l'occhiolino tra i campi elettromagnetici e manda fuori uno sberleffo con beep che vale un giudizio esperto. E' opportuno riflettere, comunque, sulle differenze con le statistiche. Lo faremo appena possibile.