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anni di piombo


COMPAGNA LUNA
Incontro con Barbara Balzerani,
Brigatista Rossa

A cura di Pino ROTTA


"Liberare la lingua dei prigionieri politici affinchè si possano ripercorrere gli anni della lotta armata e trasmettere questo tipo di patrimonio all'intera società. E' sicuramente un atto di presunzione perchè l'attuale condizione politica non è all'altezza ancora di questa analisi. Rimaniamo ancora chiusi nel gruppo. Comunque questo tentativo va fatto."
Barbara Balzerani, Brigatista Rossa arrestata nel 1985, condannata all'ergastolo e attualmente in regime di "semicarcerazione", nel senso che di giorno può lavorare in una società di informatica e di sera deve tornare in carcere per trascorrere la notte, questa è la condanna che deve scontare (con "fine pena: mai" così è scritto sul suo foglio carcerario), per una serie di delitti commessi negli anni settanta, gli "anni di piombo", compresi il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro. Barbara Balzerani, romana, oggi è una donna di 50 anni, nè dissociata nè pentita ma sconfitta per propria ammissione. Una donna intimamente inquietante, perchè parlare con lei oggi, a chi come me ha vissuto dentro il Movimento Studentesco quegli anni, non può concedere infingimenti o ipocrite frasi fatte. Nel 1976 quando Barbara Balzerani decise di aderire alla Brigate Rosse, ed io con molti altri rinunciammo a quella scelta, lei aveva 27 anni io 20, lei non aveva più scelta, la sua esperienza di vita e di lotta politica l'avevano imprigionata nella logica del "non si torna più indietro", io dovevo ancora capire molto molte cose mi sfuggivano dalla comprensione o anche solo dall'intuizione e questo mi permetteva di avere tutte le porte aperte davanti. Allora molti di noi si sentirono dei vigliacchi perchè non si era fatta la scelta della lotta armata, non era una cosa razionale, la ragione ci diceva che le BR avevano torto, che c'erano altre strade da percorrere oltre alla violenza, ma dentro si viveva una lacerazione forte, perchè comunque quei compagni erano nostri compagni, erano parte di noi. Se non si capisce questo sentimento non si può capire perchè incontrare oggi Barbara Balzerani da inquietudine, nè capire perchè la lotta armata trovò, almeno all'inizio, il sostegno e la "simpatia" di un gran numero di persone. Il suo libro "Compagna Luna" (Edizioni Feltrinelli) volutamente non è la storia delle Brigate Rosse, ma un'autobiografia storicamente contestualizzata, narrata in terza persona, con uno stile che rispecchia con grande evidenza il carattere dell'autrice. Determinata e nello stesso tempo fragile e dubbiosa. Il libro narra di una bambina nata nel 1949 nella periferia romana, da una famiglia numerosa e decorosamente povera, di un padre licenziato perchè ammalatosi sul lavoro, di una madre sempre troppo stanca al ritorno dalla fabbrica per potersi concedere il "lusso della tenerezza" verso la piccola Barbara che, crescendo, nella madre vedeva il mondo da cui voleva fuggire e la figura femminile su cui, più che su altre, gravava il peso della rassegnazione all'ingiustizia di una vita che ti costringeva ad essere riconoscente per il solo fatto di poter vivere, senza troppo preoccuparsi per la dignità e con il divieto morale per il vizio della speranza. Quella madre che avrebbe tanto amato da scegliere il suo nome, Maria, come nome di battaglia da brigatista. E narra delle emozioni provate dentro il gruppo, dentro il Movimento, dentro le manifestazioni oceaniche ("difficile crederlo oggi che ci si ritrova con difficoltà in qualche decina"...), della violenza e delle stragi di Stato, della polizia, e poi della scelta sofferta ma obbligata ("si doveva fare, non c'era via d'uscita"...) di armarsi e combattere. E ancora la solitudine della clandestinità, la chiusura nel gruppo e poi la sconfitta, la prigione e la netta sensazione di essere diventata, con il passare degli anni, solo una "ex", un fenomeno storico negato, volutamente negato, e non accettare questa condizione perchè "ognuno di noi, in genere, non è che ne abbia tante di storie, ne ha una come ha una sola vita, e non ha voglia di vedersela saccheggiata". Barbara Balzerani non si è mai pentita nè si è dissociata. Per lei ammettere la sconfitta non ha mai significato che le cose per cui ha lottato fossero sbagliate, sulla scelta della lotta armata, invece, ancora oggi continua a sostenere l'ineluttabilità, date le condizioni politiche e sociali. C'è da chiedersi che sarebbe stato dell'Italia se non ci fosse stata la lotta armata? Allora non c'erano risposte a questa domanda, ma Barbara ancora oggi non risponde. La Compagna Luna oggi sembra vivere dentro due prigioni: quella con le sbarre del carcere e quella della sua memoria. Dal carcere non può che essere così. Forse.


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