Lo specchio di Dioniso: il “Grande Cugino”

incontro con l'autore


Alexandra Marinina

a cura di Cristina MARRA


Marina Alekseeva, conosciuta con lo pseudonimo di Alexandra Marinina, si contende con l'americana Patricia Cornwell il titolo di regina del giallo per il grande successo editoriale riscosso dai suoi romanzi polizieschi. La scrittrice russa ha creato un giallo di ambientazione russa, in cui la realtà della vita quotidiana di una poliziotta viene ad incontrarsi con la criminalità di Mosca. La vita di Anastasija Kamenskaja, ispettrice della polizia di Mosca, è sempre in bilico tra la sua sensibilità personale e le indagini su crimini a volte efferati, di cui nessun particolare, nemmeno il piiù insignificante, viene tralasciato dalla sua mente analitica. Un punto di forza dei romanzi è senz'altro l'ambientazione precisa e netta tanto negli ambienti criminali quanto nelle metodologie poliziesche. Questo dettaglio non trascurabile deriva dall'esperienza lavorativa e personale della scrittrice quarantunenne, che, sposata con un poliziotto, è stata tenente colonnello della Milizia ed ha lavorato come criminologa presso il ministero dell'Interno. Dopo qualche primo passo di scrittrice condiviso con un collega del Ministero, la Marinina ha prodseguito da sola, Ha iniziato a scrivere con un collega del ministero e poi ha proseguito autonomamente creando l'antieroina Anastasija Kamenskaja. La serie conta ormai diciotto romanzi che, dopo l'enorme consenso riscosso in Russia, stanno giungendo in Europa ed in Italia. " Il padrone della città", il primo libro della serie pubblicato in Italia, ha venduto più di 350.000 copie, è stato seguito da "L'amica di famiglia" e dal recente "Morte in cambio". L'esordio in "Il padrone della città" è stato scelto dall'editoria italiana come primo romanzo della serie, anche se la sequenza originale non è questa. La scelta è stata dettata dalla costruzione della narrazione di questo romanzo e dalle sue tematiche, che riescono a dare una panoramica sia sul carattere della protagonista che sulla complessità della società e della criminalità russe. In questo modo, il lettore italiano ha potuto familiarizzare con Anastasija, trascurata nell'aspetto ma arguta nella mente, con la spietata criminalità russa e con le abitudini sociali moscovite. Nonostante la trama gialla, "Il padrone della città" si può ritenere propedeutico alla lettura di tutti gli altri romanzi della serie per la grande parte che in esso hanno le descrizioni. "L'amica di famiglia" riesce senz'altro meglio a spostare l'attenzione sul plot investigativo e sul metodo d'indagine, che la Marinina costruisce con grande dettaglio. Sullo sfondo di un incarico analitico molto noioso che Anastasija deve svolgere, la scrittrice intreccia tre storie: quella del generale Vakar spinto dalla moglie a vendicare la morte prematura del figlio uccidendo gli aggressori; quella dei "pendolari" Igor Petrovich Erokhin, Suren Shalikoevich Udunjan, Viktor Kostyrja ed il loro capo Artjiom Reznikov; la storia dell'amante del fratello, la giovane Dasha, pedinata per errore dai "pendolari". Le investigazioni di Anastasija, detta "Nastija", la portano inevitabilmente a indagare le tragiche realtà russe intrise di violenza e traffici illegali. E indaga anche personalità offese, profanate e dilaniate. Tutto attraverso una snella ragazza, dall'aspetto insipido ma che sa smettere i panni di poliziotta e farsi bella per una sera. La vita e la cronaca vengono inserite in un gioco investigativo che non si limita a svelare l'enigma, quanto piuttosto a rivelare le radici del malessere sociale. Ma perchè il giallo è così adatto a raccontare la cronaca? " Perchè la letteratura d'inchiesta non ha un confine circoscritto, è un contenitore in cui tutto è possibile"risponde la Marinina. Il personaggio di Nastija , come precisa l'autrice, è ispirato al commissario Maigret di Simenon e trae la sua stessa credibilità dal modo in cui affronta la vita. Nastija è forte e debole al momento stesso, come una qualunque persona. Trae forza dalla sua determinazione e dal grande impegno che riversa sul lavoro. Ma non è un investigatore impegnato in una sfida intellettuale con il crimiale, è una donna semplice e vera che affronta con tutte le difficoltà del caso i problemi quotidiani della sua vita privata e non rimane insensibile di fronte ai casi sui quali indaga:" per scoprire l'assassino tu ci metti l'anima, il talento, vivi di questo, non dormi la notte, rischi la vita, perdi l'appetito, ti sembra di volare per ogni mossa fortunata e cadi nella disperazione per ogni errore. Perciò ogni caso di cui ti occupi per te è come un figlio, che culli con amore, cresci con lui e soffri con lui".


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