Lo specchio di Dioniso: il “Grande Cugino”

SE LA CULTURA POTESSE PARLARE!


"La trasformazione sociale e quindi culturale ha una sola grande connotazione: la complessità".
Di Pino ROTTA


Se la Cultura potesse parlare! Chissà quanti rospi butterebbe fuori dalla gola. Quante paternità e maternità disconoscerebbe con sdegno ed irritazione. Quanti verdetti definitivi di catastrofismo o di "miracolismo tecnologico" metterebbe a tacere. Vi immaginate cosa potrebbe dire ogni volta che viene etichettata e catalogata? Cultura Cattolica, Cultura Marxista, Cultura Liberale, Cultura Ambientalista, Cultura Scolastica, Cultura Popolare, Cultura Tradizionale. Per non parlare delle "Culture del .....", non finiremmo più di elencare. Ad ognuno la sua cultura. Quest'anno assistiamo alla nuova levata di scudi della Chiesa Cattolica, espressa per voce del Cardinale Ersilio Tonini, intellettuale da noi stimato per le sue grandi doti di umanità e per l'intelletto arguto ed illuminato. Secondo l'alto prelato i cattolici italiani dovrebbero destarsi dal loro lungo torpore e riaffermare la "cultura cattolica" uscendo da quella che egli stesso ha definito la "sindrome di subalternità". Subalternità rispetto a quale concezione culturale? E qui è la sorpresa di questi ultimi tempi: il nemico da battere (caduto il comunismo) è Capitalismo. Ma non è solo la Chiesa cattolica a sferrare fendenti sul Capitalismo. Dagli Stati Uniti arriva spietata e quanto mai esplicita l'analisi di Edward Lutttwak, il commentatore politico che in questi ultimi mesi ha abbinato la sua immagine a quella dei "falchi" guerraioli americani, nelle lunghe dirette televisive da Washingthon. Secondo Luttwaak, che definisce il capitalismo della globalizzazione con il termine "turbocapitalismo" (E. Luttwak, La dittatura del capitalismo. Dove ci porteranno il globalismo selvaggio e gli eccessi della globalizzazione - Mondadori Editore, 1999) per sottolinearne (leggi Antonio Saccà, sul Secolo d'Italia di sabato 29 maggio u.s.) "la dinamicità e la capaità di spazzare ogni resistenza. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, anche di quelli che non vogliono vedere. Il ceto medio negli Stati Uniti è oppresso, compresso. Una enorme fascia, circa il 40%, si impoverisce sempre di più, una fascia minore, minima si arricchisce sempre di più. Confrontati con i salari europei i salari del lavoratore americano sono modesti; .... negli Stati Uniti è considerata occupazione, questo tipo di precarietà, di mobilità, di incertezza, di utilizzazione in orari che tolgono ogni possibilità di vita privata". Il fenomeno è vincente ed irreversibile. Se lo dice Luttwak! Comunque l'attacco alla società consumistica e centrata sul dio Denaro viene sia dalla Chiesa che dal Tempio del dio Denaro stesso. Da entrambe le parti si mette fortemente in discussione lo stile di vita che annienta la persona sull'altare del profitto. La cultura socialista europea sviluppa queste analisi da un secolo e mezzo, finalmente si prende atto e si smette di gridare allo scandalo anticapitalista e ci si interroga su come interviene la scelta dell'individuo nello stile di vita della società, cioè di cambia cultura. Si discute anche animatamente. La vivacità del dibattito culturale è un buon segno, sempre. Riflettiamo, allora, e cerchiamo di contribuire al dibattito. Intanto chiediamoci: che cosa è la Cultura? E' forse un sentimento che accomuna un certo numero di persone attorno a determinati valori o sono proprio quei valori che, affermatisi nel tempo, sono diventati patrimonio comune e quindi comune sentimento? Quindi potremmo dire che la Cultura è un sentimento che ci identifica, diremo Identità culturale? Ma l'identità senza l'azione non appartiene alla persona, non si esprime individualmente, quindi quando parliamo di cultura in effetti noi parliamo di ciò che le persone esprimono, tramite il loro agire, della propria identità. E quest'azione non ha forse effetti sulla società e la società non condiziona in ogni istante la nostra azione? Sappiamo che è così, sappiamo che ogni azione individuale ha e subisce effetti più o meno importanti da/sulla società. Quando nel secondo dopoguerra la Chiesa scomunicò i comunisti e sull'altare delle chiese fu iscritta la bolla di scomunica (in alcune chiese del sud rimase fino agli anni settanta), questo ebbe un effetto notevole sulla società italiana, soprattutto nelle campagne meridionali, e provocò un effetto reattivo per conseguenza, spaccando di fatto la società italiana in due da una parte i "cattolici" e dall'altra i "laici e i comunisti". Entrambi gli "schieramenti" erano accomunati dagli stessi valori morali: solidarietà, fratellanza, uguaglianza, giustizia. Li divideva la concezione filosofica della vita ma questa contrapposizione "al vertice", soprattutto fino agli anni sessanta (l'analfabetismo sfiorava picchi vertiginosi e per fortuna ormai superati! Ma da non dimenticare! ) non aveva nulla a che fare con la "cultura popolare" degli italiani. Questa contrapposizione ideologica, così violenta nei mezzi di comunicazione e nei luoghi della formazione, passava quasi invisibile sulla testa della gente. Ma veramente in Italia è mai esistita una cultura marxista di massa? Ma quando mai? C'erano Peppone e Don Camillo, anzi al Sud c'era solo Don Camillo! Stato, Famiglia e Religione questi i valori tradizionali della maggioranza degli italiani da sempre; anche se con gli anni è cambiata la priorità all'interno di questa sequenza e si è passati dalla gerarchia Stato-Famiglia-Religione a quella di Famiglia-Stato-Religione e a quella che si sta cercando di affermare in questi anni di Religione-Famiglia e sempre meno Stato. Anni del dopoguerra. La Democrazia Cristiana stravince e governa. I Comunisti sono scomunicati, controllati a vista (non dimentichiamo Gladio e dintorni) ed emarginati dai centri decisionali. La Chiesa Cattolica, unica istituzione uscita rafforzata dalla caduta del fascismo, è la spina dorsale del sistema e del potere italiano governato dalla Democrazia Cristiana. Governare la realtà in movimento. Ecco la chiave per capire che cos'è la Cultura. La società si trasforma e la politica cerca di indirizzarne le trasformazioni. Da sempre la scuola e l'università italiana sono regno incontrastato dei cattolici, anche volendo restare su un piano di correttezza formale (la prima Repubblica ci rimanda in mente oscuri centri di potere!) non si può disconoscere una realtà oggettiva: da sempre il Ministero della Pubblica Istruzione, la Scuola Pubblica e quella Privata in Italia (fino al 1997(?)) sono stati sempre saldamente in mano alla Democrazia Cristiana ed ai cattolici. Ora la formazione delle coscienze dalla nascita alla morte (non dimentichiamo i settori dell'assistenza e della sanità) contribuisce o no a creare cultura? Potremmo dire che, in questo secolo, la cultura italiana è stata uniformata ai valori cattolici trasmessi tramite il controllo dei centri di potere e di formazione in quasi cento anni di politica. Per i primi tre quarti del secolo crediamo sia difficile smentire questa analisi. Senza per questo voler sottovalutare l'incidenza che la cultura laica ha avuto, a partire dagli anni sessanta. Ma come è che la Chiesa cattolica lamenta una "sindrome di subalternità" culturale? In effetti crediamo che dietro le parole del Cardinale Tonini si nasconda la confessione di un fallimento della stessa Chiesa cattolica. Dopo tanto tempo e tanto potere la Chiesa si accorge che la società non si fa più governare con le prediche e con le scomuniche e non si fa più governare neanche dalle cattedre scolastiche o dalle lobbies universitarie. La Chiesa cattolica ha scoperto da tempo la complessità e sta facendo i conti con essa. Li sta facendo ad ogni livello, quello scientifico, politico, economico e della comunicazione. Conosciamo i mezzi e la capacità che ha per riprendere in mano situazioni che sembrano sfuggirle ma la Cultura ha imparato a parlare e sembra dire: nessuno può classificarmi ed ingabbiarmi! La società italiana è ormai così complessa ed articolata che produce e modifica in continuazione valori etici e comportamenti. Dalla grande risorsa del mondo del volontariato, alle lobbies finanziarie, ai movimenti politici che nascono già effimeri, tutto sta ad indicare che la trasformazione sociale e quindi culturale ha una sola grande connotazione: la complessità. In questa realtà è difficile se non impossibile classificare e fissare qualcosa che sfugge velocemente a qualunque etichetta. Oggi la cultura è come la storia: quando l'hai scritta è già un'altra cosa. Questo non vuol dire che sia però inutile scriverla. La sintesi di umanitarismo ed analisi socioeconomica impostata da Karl Marx e dai socialisti europei in questi ultimi 150 anni, sono una strada tracciata, percorrerla non vuol dire conoscere la metà, ma solo scegliere la direzione in cui cammina l'uomo con i suoi problemi, le sue angosce e le sue speranza, quello vero, non quello che vorremmo che fosse, magari "ad ogni costo" anche con la guerra.


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