Lo specchio di Dioniso: il “Grande Cugino”
Tecnologia - OPPORTUNITA’ VERSO IL 2000
Di Salvatore CICCONE
I progetti tecnologici e informatici per la Pubblica Amministrazione, aprono nuove e interessanti opportunita’ per
i system integrator, soprattutto nel settore della sicurezza.
Lo scenario dell’informatizzazione della Pubblica Amministrazione in Italia non è certo incoraggiante.
Secondo una ricerca condotta dall’Aipa (Autorità per L’Informatica nella Pubblica Amministrazione) oggi solo il
32% dei dipendenti pubblici dispone di una stazione di lavoro, per un totale di 131.000 tra pc e terminali, che
corrispondono ad una media di 0,28 per dipendente.
Questa, è paradossalmente, la situazione più rosea, visto che in numerose amministrazioni non si raggiunge
neanche la percentuale del 10-15%.
Siamo, quindi, ancora lontanissimi dagli scenari auspicati dall’Aipa: un posto di lavoro automatizzato ogni tre
dipendenti entro il 1997, ogni due nel 1998, e due posti di lavoro automatizzati ogni tre dipendenti nel 1999.
Entro il 1999 si doveva completare il collegamento di tutte le workstation delle amministrazioni centrali e
periferiche alla Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione, per garantire il collegamento telematico tra tutte le
diverse realtà dell’universo PA nell’ottica di una condivisione completa di tutte le informazioni; tutte le
amministrazioni dovranno essere dotate di posta elettronica.
Si tratta di un processo sicuramente ambizioso; irrealizzabile, penserà forse qualcuno, vista la lentezza della
burocrazia che caratterizza gli Enti pubblici italiani.La volontà di rompere con il passato e di adeguarsi ai recenti
trend del mercato dell’Information technology non manca, e il piano triennale presentato dall’Autorità per il
periodo 1997-1999 (con cui l’Aipa ha richiesto al governo un finanziamento di 13.590 miliardi, corrispondenti ad
oltre 4.000 miliardi l’anno) comprende temi che vanno dall’aggiornamento dell’hardware, alla reingegnerizzazione
dei processi, dei dati e delle applicazioni, alla creazione di nuovi servizi applicativi alla formazione del personale.
Il lavoro da compiere per proiettare, finalmente, la Pubblica Amministrazione verso il 2000, dotandola di strumenti
paragonabili a quelli in uso nei paesi tecnologicamente più avanzati d’Europa, non manca di certo, e crea
opportunità di business aggiuntivo per tutti gli operatori dell’Information Technology, compresi i rivenditori e gli
integratori di sistemi.
Le aree d’intervento vanno, infatti, dalla fornitura di stazioni di lavoro alla realizzazione d’interi progetti
d’informatizzazione e all’attività di formazione del personale, punto cruciale dell’intera operazione.
Per gestire e rendere effettiva la metamorfosi che sta per compiere la PA, dovranno crescere le professionalità
informatiche al suo interno e molti dipendenti dovranno completare la loro alfabetizzazione informatica.
Serviranno programmi di formazione professionale che aiutino i lavoratori a seguire la rapida evoluzione della
domanda del mercato delle nuove tecnologie.
La percentuale di spesa italiana rispetto al PIL nel settore delle nuove tecnologie, è nettamente inferiore a
quell’inglese, francese, o tedesca.
Nel 1998 il 40% dei nuovi posti di lavoro e un terzo della crescita USA sono dipesi dalle nuove tecnologie.
Questi dati ci danno un’idea della potenzialità della società dell’informazione; ma anche dei ritardi e dei rischi di
perdere molte opportunità.
Maggiori cofinanziamenti pubblici per le autostrade dell’informazione, consentirebbero di utilizzare le nuove
tecnologie digitali per migliorare i rapporti con le istituzioni e la qualità della vita.
La realizzazione della Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione costituisce sicuramente uno dei punti chiave,
riguardo allo sviluppo della società dell’informazione portatrice non solo di nuovo lavoro, sviluppo e
competitività, ma anche di miglioramento della qualità della vita e vantaggi economici per cittadini e consumatori.
La rete Unitaria consentirà, infatti, da un lato l’interazione tra le singole amministrazioni per lo scambio di
documenti e informazioni, e dall’altro la costituzione di un centro unitario erogatore di dati e prestazioni
amministrative, alleggerendo il cittadino-utente da una lunga serie d’anacronistici adempimenti.
Il passaggio da uno scenario in cui i sistemi informativi delle amministrazioni sono isolati, ad uno in cui i sistemi
eterogenei sono interconnessi tra loro, solleva specifici problemi di sicurezza la cui soluzione è vitale per la
funzionalità stessa della Rete.
Quello della sicurezza è uno dei temi più "gettonati" dell’Information Tecnology, soprattutto in un momento
come questo in cui il gran successo del fenomeno Internet ha evidenziato tutti i punti deboli dei vari sistemi
informativi.
Dilagano i cosiddetti computer crime, che vanno dal danneggiamento o alterazione di hardware e software
all’intrusione illegittima nei sistemi informativi.
In alcuni casi si assiste, inoltre, all’utilizzo abusivo di programmi da parte degli Enti, che non acquistano le licenze
o utilizzano inconsapevolmente programmi abusivamente duplicati.
Il fenomeno incontrollato della pirateria del software ha fatto il suo ingresso anche nel mondo della Pubblica
Amministrazione, con conseguenze dannose per gli Enti stessi, che se da una parte vanno incontro al rischio di
pesanti sanzioni per l’utilizzo di programmi pirata, dall’altra espongono maggiormente il proprio sistema
informatico al pericolo di virus informatici, con effetti spesso disastrosi per il sistema stesso.
In Italia la pirateria del software rappresenta il 61% del mercato, con un danno che ammonta ad oltre 770 miliardi
di lire.Dopo la percentuale allarmante del 1992, che ha raggiunto l’85% grazie all’attiva azione delle associazioni
(Business Software Alliance) e all’opera di repressione da parte delle forze dell’ordine, nel 1993 il fenomeno è
sceso del 30%, allineando il nostro paese nella media europea.
Tuttavia l’azione antipirateria in Italia, richiede un continuo sforzo, per individuare e perseguire tutti quei
fenomeni di riproduzione illecita del software, che minacciano lo sviluppo del mercato e della libera concorrenza.
Gli Enti devono quindi adottare adeguate metodologie e strumenti per la sicurezza, intesa come sicurezza fisica
(per la salvaguardia delle persone, degli uffici, degli impianti e delle attrezzature) e logica (per la tutela delle
procedure informatiche e delle informazioni utilizzate nella gestione delle attività).
Tanto più che ormai l’attuazione della sicurezza non è più un optional degli Enti più sensibilizzati al problema, ma
è imposta da una serie di leggi che definiscono comportamenti precisi.
Le aree d’intervento sono molte e a più livelli.Prima di tutto è essenziale fare opera d’informazione all’interno
degli Enti sui rischi potenziali nell’area della sicurezza.
L’efficacia delle misure adottate dipende, infatti, dalla cultura della sicurezza che gli utenti hanno, e l’intero
personale, deve avere coscienza della necessità di un sistema efficiente.
Dovrà essere realizzato un preciso e dettagliato piano di sicurezza che tenga conto d’ogni possibile rischio cui
risulta sottoposto il sistema informativo e che quantifichi, in termini monetari, i danni che può provocare.
Nonostante l’applicazione di misure di sicurezza, non si può escludere in assoluto l’eventualità che si verifichino
circostanze eccezionali, che causino interruzione del funzionamento del sistema informativo.
Per fronteggiare questa eventualità è opportuno predisporre un piano di pronto intervento.Il piano deve
comprendere le fasi d’emergenza, di backup e di recovery, fornendo indicazioni per il ripristino a livello stabile
delle attività.
La realizzazione di piani di disaster recovery a hoc per gli Enti Pubblici rappresenta, quindi, un’ulteriore
opportunità per gli integratori di sistemi che si occupano, in particolare, di questa attività.
Insomma, vista la particolare situazione d’arretratezza informatica della pubblica amministrazione, non si può
certo affermare che non ci siano cose da fare.
Auguriamoci che si compia il "miracolo" promesso dall’Aipa e che la situazione della PA in Italia possa essere
paragonata alle altre realtà europee.