recensioni: IL NOVECENTO E LO SPECCHIO DI DIONISO di Luigi Caminiti

a cura di Pino Rotta


Nascondere il piacere di presentare il primo libro di Luigi Caminiti "Il Novecento e lo specchio di Dioniso" (Phoenix editrice, lire 24.000) non sarebbe cosa facile e neanche veritiera, non foss'altro che per il fatto che molta parte di questo libro l'abbiamo lentamente vista "nascere" proprio sulle pagine di Helios Magazine, ne abbiamo assaporato la ricerca del percorso che Luigi Caminiti ha seguito per darci la sua visione del pensiero contemporaneo, fino a farla diventare anche la nostra visione.900.gif (13450 byte)

Le due parti che compongono il libro sono un'intelligente metafora che spiega il titolo del libro stesso.

Nei capitoli di "Analisi di una civiltà informatizzata", infatti si rispecchia quella interpretazione del pensiero di Nietzsche descritta con accuratezza nei capitoli de "Il divino pagliaccio. Uno studio su Friedrich Nietzsche".

Il tema dello specchio è la linea guida del lavoro di ricerca filosofica di Luigi Caminiti che ci da una chiave di lettura del pensiero occidentale contemporaneo. Caminiti ci porta al mito di Dioniso per spiegare metaforicamente il senso della frantumazione dell'individuo: "…Dioniso fanciullo fu attirato allo scoperto dai Titani con dei giochi, un pomo, un rombo e uno specchio e proprio mentre guardava dentro lo specchio fu fatto a brani. Lo specchio di Dioniso ha contenuto per un attimo il riflesso, non il contenuto del Dio.". L'uomo contemporaneo viene descritto da Caminiti mettendo in discussione totale e definitiva la visione unitaria ed armonica che ha pervaso la filosofia moderna.

E' un radicale mutamento del genere umano che viene descritto nel libro, un mutamento che ha portato alla frantumazione dell'individuo rimettendo in gioco il razionalismo determinista che ha caratterizzato gran parte del secolo passato. Quello che ne viene fuori non è un uomo migliore o peggiore ma solo un uomo diverso, che oggi come 2500 anni fa, avendo smarrito la strada e la sua identità, si lascia naufragare senza né mete né radici.

Non è affatto un visione catastrofica quella che ci offre l'autore, anzi nella sua visione dell'uomo ricompare il piacere del gioco di una vita in cui finalmente, morto Cronos, il dio dell'origine e del tempo, il destino dell'individuo torna ad essere affidato al casuale risultato del "lancio dei dadi".


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