incontro con l'autoreENZO BIAGI

Di Giuseppe BALDESSARRO (in basso a sinistra con E. Biagi)


Pacato, sereno, cordiale, schietto senza scadere mai in sterili cinismi. BIAGI.gif (17568 byte)

Il pubblico lo apprezza per la grande professionalità, per l'acume e per la capacità di affrontare anche gli argomenti più complessi, con quella punta di ironia che ne ha caratterizzato lo stile. Una lunga carriera, oltre mezzo secolo di giornalismo alle spalle e pochissimi rimpianti. Enzo Biagi, a Reggio Calabria per la presentazione del suo ultimo libro "Odore di cipria" (Rai-Eri Rizzoli 26.000 lire), anche in quest'occasione si accosta alla gente con il garbo di sempre. Quello, per intenderci, che se non fosse per il volto fin troppo noto, ci porterebbe a confonderlo per un qualsiasi turista inglese. Un viaggio nel sud che lo ha portato - come lui stesso sostiene - "a riassaggiare la splendida cortesia calabrese, i sapori di un popolo gentile ed ospitale". Deve molto a questa terra e ammette di avere un rammarico: "mi spiace solo di non aver incontrato Corrado Alvaro, credo che sia una delle poche interviste che mi mancano e che avrei voluto fare. Ho letto molti dei suoi lavori e credo che Gente in Aspromonte sia una delle opere più importanti del secolo. Forse gli avrei chiesto di spiegarmi la gente di questa terra, la straordinaria cultura di un popolo tanto complesso". Uno dei padri del giornalismo italiano, non ne sono rimasti molti. Quando gli chiediamo di raccontarci i motivi che lo hanno spinto a questa professione, risponde: "ho fatto il giornalista perché non sapevo fare altro. Lo avrei fatto anche gratis, per fortuna non se ne sono accorti e mi hanno anche pagato. Meglio così". Telegrafico, pungente, un bagaglio di conoscenze da inviato in mezzo mondo. Nel corso degli ultimi cinquant'anni ha raccontato la storia del pianeta, la società che cambia: "non cambia il modo di fare informazione, il mestiere di giornalista. Esserci per raccontare quello che si vede a partire dalle storie della gente comune. Senza altra pretesa e senza la presunzione di cercare la domanda più imbarazzante. In questo senso il primato resta a Dio che chiese a Caino notizie del fratello Abele". Dai gerarchi fascisti, alla caduta del muro di Berlino. Dall'omicidio di Kennedy alla morte di Stalin. Le guerre di liberazione, le storie dei popoli oppressi, il terrorismo sono veramente pochi gli eventi che hanno cambiato il mondo e che non ha affrontato. Puntuale, sempre, e tiene a sottolineare: "ho sempre scritto quello che volevo scrivere, in maniera convinta, da questo punto di vista credo sia già triste fare i fessi per conto proprio, figuriamoci per conto terzi". Grande inviato e grande narratore dicevamo, dote che ha mutuato anche in una vasta produzione di libri. Solo per ricordare alcuni dei suoi titoli più apprezzati: Un anno Una vita, La disfatta, "I" cime italiani, L'albero dei fiori bianchi, Il fatto, Lunga è la notte, Quante donne, La bella vita, Sogni perduti, Cara Italia, Racconto di un secolo, e poi molti altri (come dimenticare la lunga intervista a Tommaso Buscetta di Il boss è solo. Oggi, a ottant'anni suonati, Biagi non è ancora stanco e propone "Odore di cipria", un delizioso spaccato sull'Italia degli anni del dopoguerra. Un libro pulito, chiaro, ricco di episodi, piccole storie quotidiane. Protagonisti minori che quella storia hanno vissuto sulla propria pelle. Un gioventù della quale rimane solo un vago odore di cipria. "Il passato - dice il giornalista - ha sempre il culo più rosa. Ma pensando all'Italia degli anni cinquanta non è giusto dire che era migliore. Oggi si sta bene allora c'era il problema di procurarsi di che vivere. Non è giusto rimpiangere la miseria". Si potrebbe pensare alla fine di una grande carriera. Neanche per sogno: Enzo Biagi vuole continuare a fare il mestiere di giornalista, l'unico che sa fare: "quando mi chiederanno di scendere dal ring sarà un brutto giorno, spero che lo facciano con garbo". E per il futuro "sarebbe inutile illudersi e fare progetti a lungo termine. Diciamo solo che l'obiettivo principale è continuare a vivere".


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