Dato Magradze  Intervento Estate italiana per Dato Magradze, il poeta georgiano, voce della libertà del suo popolo, ospite in diverse località del Bel Paese per ritirare premi e riconoscimenti dedicati alla sua poesia ed al suo impegno civile. In Calabria ha ricevuto il Premio dell’Associazione culturale “Anassilaos”, per la poesia, ed il premio “Gaetano Cingari”, nella sezione “Raccolta edita di Poesie”, mentre a Roma, il Premio Internazionale di Poesia “Don Luigi Liegro”. Il poeta ha ricevuto qualche mese fa, sempre a Roma, il premio “Giacomo Leopardi”, assegnatogli dall’Accademia d’Arte moderna. Magradze, scrittore, giornalista e politico è nato nel 1962 a Tbilisi, laureato in filologia, è stato Ministro della Cultura dal 1992 al 1995 ed eletto in Parlamento fino al 1999, anno delle sue dimissioni. Autore dell’Inno Nazionale della Georgia ha ricevuto numerosi premi letterari tra cui nel 2003 la medaglia d’oro quale “migliore scrittore” dell’anno dal Consiglio degli esperti e scienziati del Dizionario Biografico di Cambridge e la Golden Eagle dall’Istituto Biografico americano. Lo scorso anno a Lugano l’Associazione Culturale Universum gli ha conferito una medaglia d’argento offerta da Papa Benedetto XVI, premio che per il suo prestigio viene assegnato ad un poeta particolarmente apprezzato. Vincitore anche de “L’ala d’oro” premio della Federazione Internazionale dei Giornalisti e del Premio Statale nell’ambito Letterario nel 2005, per la collana “Salve”. Dal 1997 è presidente del Club PEN georgiano (Associazione Mondiale Scrittori) fondato a Londra nel 1921 per promuovere l’amicizia e la cooperazione intellettuale tra gli scrittori di tutto il mondo. E’ un autore “impegnato” e molto legato alla sua terra, ma anche aperto alla cultura europea. Un intellettuale di grande rilievo, amato perché canta per il popolo georgiano che ha ancora tanta fiducia nel ruolo della poesia, anche in un’epoca come quella attuale. Tra le raccolte di maggiore successo, “Giacomo Ponti” e “Salve”. La conferma, se mai ce ne fosse bisogno, del livello di popolarità che Dato Magradze ha in Italia, dove sono state pubblicate molte sue opere, da “Giacomo Ponti”, (Borgomanero-Landolfi, 2013) a “Salve”, (Edizioni Lontra, Genova, 2007), fino al suo ultimo lavoro, “Eco”, edito da Giuliano Landolfi Editore (Nunu Geladze traduttrice, redattore Marienza Coraci). E non è un caso che “Eco”, si apra con una poesia dedicata all’Italia. L’eco del tempo che Dato Magradze ghermisce nelle atmosfere di una Roma eternamente antica ma coinvolgente, nella campagna toscana, tra i canali di Venezia, fotogramma dei fasti e delle glorie di un tempo, come anche Pompei che come un’araba fenice è rinata dalle sue ceneri. “Tu, Italia, possiedi in eterno un lasciapassare con formula immortale di bellezza”. Non è solo bellezza della storia, della cultura, dell’arte, ma anche dei sapori, degli odori, del fascino che emana ogni cosa. E’ un approcciarsi da straniero. Per Magradze l’Italia è una continua ed infinita scoperta, ma anche se viene da lontano, da molto lontano, da quel Caucaso che Magradze ama definire ponte tra Oriente ed Occidente, l’Italia si concede generosa, si fa sentire tua, ti accoglie con le sue meraviglie, i suoi pregi ed i suoi difetti. Ecco che emerge, chiaro, come sempre nella poesia di Dato Magradze il valore civile della poesia, che non è lirica, è impegno civile, passione politica, amore per la libertà. Dato Magradze primo piano
Per Magradze non c’è radicale differenza tra poesia lirica e poesia civile. Esiste la parola, e le parole sono parole. Egli accompagna con delicatezza il lettore verso una riflessione più alta. Non si tratta di una verità assoluta, ma della ricerca della verità, di un proiettarsi verso la verità, magari solo sfiorandola, ma alla continua ricerca di essa. Non sono, le sue, parole improvvisate, gettate così, in mezzo alla gente. No. C’è sempre un’idea, un obiettivo sullo sfondo. Magradze osserva il mondo, per guidarlo, per accompagnarlo verso obiettivi migliori, senza dimenticare la bellezza del passato, che spesso affiora nei suoi versi. Indica la strada, il percorso, che sa bene essere tortuoso, ma obbligato. Sulla poesia Dato Magradze fonda il denominatore comune di tutti i popoli del mondo, che al di là delle differenze, di razza, di religione, di colore della pelle, di tradizioni storiche e culturali, possono convivere pacificamente, comprendersi, amarsi. Non è un obiettivo utopistico, ma la strada obbligata verso la quale devono necessariamente convergere tutti i popoli del mondo. La cultura unisce, la poesia è elemento di integrazione, per comprendere e cogliere quello che le altre forme d’arte e di comunicazione non riescono a fare. E Magradze lo fa percorrendo la strada più difficile, quella dell’anticonformismo, senza scendere a compromessi, senza adeguarsi a idee e mode del momento. Ha sempre scelto da che parte stare, unicamente dalla parte della libertà. E di questa si è assunto l’onere di esserne testimone, a qualsiasi costo. “Sono lusingato, forse, perché ho una visione diversa delle cose. Il mio obiettivo principale è, comunque, dare voce a chi è alla ricerca della libertà e se questo coincide con il pensiero della Nazione non posso che esserne contento. A volte la poesia rivela verità scomode specie a chi governa. Traggo ispirazione dalla vita, dalla quotidianità che ognuno di noi vive, nasce dal rapporto che si ha con la gente, dalle relazioni tra gli esseri umani, dalle loro emozioni. Sentimenti che, successivamente, diventano versi delle mie opere”. dice il poeta, e poi continua sulla domanda: “La Georgia è un Paese di antica tradizione, forse, poco conosciuto”. Ritiene ci siano delle affinità con la cultura italiana? “La cultura ovunque sia è sempre un bene da condividere. Per quanto riguarda la cultura georgiana penso che si fondi su basi cristiane e sulla ratio classica che ha costituito la base della tradizione culturale e letteraria italiana. Non dimentichiamo che il nostro Rinascimento si è sviluppato un secolo prima rispetto all’Italia. La Georgia ha una storia antica, che meriterebbe di essere recepita meglio nel resto d’Europa. Gli elementi della cultura classica così come quella giudaica hanno fatto sì che la Georgia si presentasse all’Europa come una nuova Atene e una nuova Gerusalemme”. Sono parole di una intervista rilasciata l’11 marzo del 2014 in Calabria e tratta dal libro a lui dedicato: “Dato Magradze – fra Oriente ed Occidente”, (Autori Giorgio Neri e Giovanni Nucera). La sua poesia ha al suo interno, strettamente intrecciato, quel filo conduttore che ha legato autori e opere lungo i secoli, da Omero ai giorni nostri. Affascinato dal Rinascimento, che è stata la culla ed è alla base della cultura, dell’arte e della scienza dei secoli successivi. Non c’è un’Italia perduta nelle sue sestine. Non è solo una rivisitazione del passato, seppure glorioso. C’è anche l’Italia di oggi, gravata, si, da mille problemi, ma giudicata con ottimismo, sempre con ammirazione. Il suo è amore per l’Italia. E l’Italia, per questo a Maestro Magradze gli è grata. Molto grata.