L’amore è un disastro?- di Elisa Cutullè
Un disastro chiamato amore è il suo romanzo d’esordio. Grazie al suo lavoro, Chiara ha avuto la fortuna di conoscere personalmente i personaggi a cui questo romanzo, «Un disastro chiamato amore», si ispira: da Maria Luisa Spaziani ai figli di Audrey Hepburn, da Marta Marzotto a Rossana Podestà, fino ai grandi registi e sceneggiatori della Commedia all’Italiana, quali Furio Scarpelli, Ettore Scola e Mario Monicelli.
disastro-chiamato-amore
Quanto c’è di te nella figura della simpatica rimbambita?
Moltissimo: Vivienne è il mio alter ego letterario, quindi mi hai appena dato della rimbambita! In realtà è un personaggio certamente goffo, maldestro, capace di cacciarsi in ogni guaio e situazione imbarazzante possibile, ma è anche una ragazza sensibile e profonda che sta lottando per raggiungere un sogno e per superare le proprie fobie nonostante abbia perso i genitori in un incidente aereo prima ancora di riuscire a diventare adolescente. Io la amo molto, specie nelle sue fragilità e in quella preziosa capacità di prendere la vita con auto-ironia.

È proprio necessario, avere, come controparte questo ragazzo giovane ricco e affascinante. Non è uno stereotipo ormai già troppo utilizzato?
Sei la prima giornalista che mi fa questa domanda, perché di solito mi viene chiesto esattamente il contrario: come mai hai scelto un protagonista in controtendenza? A me sembra che gli scaffali delle librerie oggi come oggi siano pieni di protagonisti maschili affascinanti ma sfuggenti, seducenti ma egoisti, virili ma mai protettivi. Christian Grey di “50 sfumature di grigio” li riassume tutti nell’abominio generale dei protagonisti maschili contemporanei, i quali si differenziano dalla seconda categoria tutta italiana: i perdenti mediocri che in qualche modo trovano un senso nella propria via di mezzo e vanno in pace. Alex è invece secondo me un personaggio atipico sia nei suoi pregi che nei suoi difetti. Pregi poco comuni negli uomini: è estremamente paziente, si mette sempre in discussione, è autocritico, è sensibile, è ricco eppure non risponde al canone dell’egocentrico superficiale e spaccone, anzi è molto riservato. Difetti, o meglio punti di umanità: è fragile, non è un maschio alpha (come ha constatato qualcuno), non ha ancora superato importanti traumi del passato, non riesce a perdonare suo padre e per questo vive una costante rabbia contro di lui, è solitario e non lega facilmente con gli altri ragazzi, è impegnato a caricarsi di tutte le colpe del mondo a fronte di una bassa autostima. Insomma, Alex Lennyster, per come lo vedo io, è tutto il contrario dello stereotipo: è un uomo vero, in carne ed ossa, una persona ricca, capace di amare, a cui tutti dovremmo guardare come esempio. Creare questo modello positivo da raccontare alle masse era per me importantissimo, quindi la risposta alla tua domanda è sì, non solo è fondamentale, ma è un dovere di noi scrittori. Io credo che in quanto narratori abbiamo una responsabilità sociale nei confronti di chi ci legge e i personaggi maschili che generalmente popolano le storie italiane e straniere sono tremendamente negativi. C’è bisogno di far vedere alle persone che si può essere migliori, proprio perché ci hanno insegnato che questo è uno stereotipo, il quale nella realtà non esiste. Beh, questa è una delle più grandi bugie circolanti nella nostra società. Se certi uomini sono rari, non vuol dire che sono stereotipi o che frequentano solo le pagine dei libri, semplicemente sarà più difficile trovarli. Per concludere, argomento anche al lato pratico il fatto che Alex non sia uno stereotipo da libro spiegando che la sua figura non è affatto inventata, come molti credono, ma al contrario è quasi interamente ispirata a Sean Hepburn Ferrer, il figlio di Audrey Hepburn che come lui è Presidente di una fondazione umanitaria attraverso la quale tiene vivo il ricordo della madre e fa del bene agli altri. Ne avrebbe bisogno? Non credo proprio, con i diritti d’autore dei genitori potrebbe campare di rendita a vita. Invece se ne va in Paesi del terzo mondo a costruire ospedali, orfanotrofi, a contatto con la sofferenza, con una pazienza e una generosità enormi. Si arrabbia solo quando gli dicono che i personaggi ispirati a lui sono stereotipi!

Quanto hai lavorato al romanzo?
Il giusto. Un paio di mesi per scriverlo, più diversi editing. Abituata alla saggistica, è stata una passeggiata!

La protagonista, è piena di paure, quasi avesse paura della vita. Una realtà secondo te attuale ancora al giorno d’oggi?
Posso dirti che ricevo ogni giorno una decina di messaggi da lettrici da tutta Italia che mi dicono di essersi riconosciute fortemente in Vivienne e di averla molto amata per questo. Forse ciò che non è più attuale non è tanto l’avere delle fobie o l’essere fragile, quanto piuttosto il coraggio e la spontaneità di mostrarle. Viviamo in una società piena di ipocrisia.

L’amore , vince ogni problema, evince, altresì anche le convenzioni sociali . Qual è il vero potere dell’amore?
Il vero potere dell’amore consiste nel riuscire a migliorare se stessi e il mondo in cui viviamo giorno dopo giorno, goccia dopo goccia. Se ci guardiamo attorno e prendiamo atto di tutto ciò che sta accadendo ci potremo rendere conto da soli di quanto bisogno d’amore abbia questo povero mondo.