E’ stata la seconda volta di  Giacomo Rizzolatti a Reggio Calabria, ospite dell’Università degli Studi Mediterranea su invito del prof. Carlo Morabito, Pro Rettore dell’ateneo reggino. Questa volta per la presentazione del suo libro, o per meglio dire del ‘libro-intervista’ nato da una intervista di Antonio Gnoli, filosofo e giornalista de “la Repubblica”, al neuroscenziato  passato alla storia come lo scopritore dei “neuroni specchio”. Circuiti neuronali dalle proprietà uniche localizzati nella corteccia frontale e premotoria. Una scoperta che ha avuto importanti applicazioni mediche, soprattutto nelle cure dell’autismo. “In te mi specchio. Per una scienza dell’empatia” il titolo del libro realizzato a quattro mani ed edito da Rizzoli.

Il Prof. Carlo Morabito con gli autori del libro, Antonio Gnoli e il prof. Giacomo Rizzolatti

Il Prof. Carlo Morabito con gli autori del libro, Antonio Gnoli e il prof. Giacomo Rizzolatti

“Un libro nato in maniera un po’ curiosa – ha rivelato  il prof Rizzolatti – Gnoli venne da me per una intervista a “Repubblica”. Quell’intervista ebbe molto successo; piacque ai lettori, ma soprattutto piacque anche alla casa editrice Rizzoli che ci interpellò per chiederci se volevamo scrivere un libro assieme. Seguirono vari incontri. Io ero convinto che non sarebbe venuto fuori niente. Antonio Gnoli mi faceva delle domande un po’ a caso. Sembrava che andassimo assolutamente senza nessun ordine. Invece, da quel disordine, miracolosamente – commenta Rizzolatti  – è nata una struttura”.

E dunque un libro che parla di una scoperta. “Ci hanno detto, nata per caso – ha ricordato Rizzolatti – è vero. Ma c’è da dire che abbiamo creato le condizioni affinché questo avvenisse: non abbiamo studiato l’animale, nei nostri esperimenti abbiamo utilizzato alcune scimmie, come qualcosa da condizionare. Ma ci siamo messi a studiare il sistema nervoso in una maniera etologica. Questo ha portato ad una serie di sorprese”.

Rizzolatti, ha così ripercorso e dettagliato le tappe della sua ricerca e delle sue scoperte. “La prima sopresa è stata – ha raccontato – che la maggior parte dei neuroni delle regioni motorie non rispondono al movimento, ma rispondono a quello che è chiamato ‘atto motorio’, cioè più movimenti messi insieme per raggiungono uno scopo. Questi neuroni codificano uno scopo, non il movimento”.

Giacomo RizzolattiUn aspetto  emerso con chiarezza negli  esperimenti. Il prof. Rizzolatti ha mimato l’azione di prendere un semino, o comunque, un oggetto molto piccolo. “Nel mostrare un oggetto piccolo, e comunque con la scimmia sempre immobile, registravamo una scarica neuronale. C’è, quindi, la trasformazione della forma dell’oggetto, o meglio della maniera in cui l’oggetto può essere preso in una scarica motoria. Fu un risultato interessante, molto apprezzato dalla comunità scientifica, ma non era rivoluzionario. La vera rivoluzione fu aver dimostrato, successivamente, che i neuroni si attivano quando c’è la congruenza tra l’azione codificata da mio sistema motorio e l’azione che io osservo”.

Sono i cosidetti “neuroni specchio” circuiti neurali dalle proprietà uniche localizzati nella corteccia frontale e premotoria. I neuroni specchio si attivano si quando si compie un’azione, sia quando si vede compiere un’azione. La scoperta è stata fatta nel corso di esperimenti scientifici riguardanti la rappresentazione neurale di movimenti nelle scimmie. I neuroni specchio hanno un ruolo determinante sia nell’apprendimento per imitazione, sia nel fenomeno dell’empatia. Il professor Rizzolatti, in particolare, ha mostrato che un atto motorio, quale quello di sollevare una tazzina di caffè con l’intenzione di berlo, implica due diversi tipi d’informazione, ovvero l’azione stessa e l’intenzione che è sottesa al movimento. Le scoperte realizzate hanno importanti applicazioni mediche e cliniche, ad esempio nella cura dell’autismo nei bambini, ma anche in ambiti disparati: nelle scienze sociali, nella comunicazione ottimale, nei calcolatori neurali.
Con riferimento all’autismo, il professor Rizzolatti coordina una linea di ricerca che riguarda la percezione dell’azione nei bambini con autismo. Le tecniche utilizzate includono test comportamentali e acquisizione di segnali elettroencefalografici multicanale con procedure non invasive ad alta densità.