“L’ontologia precede la deontologia”. Sono parole del  Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della cultura che lo scorso 6 settembre, all’Università degli Studi “Mediterranea” ha ricevuto dalle mani del Ministro per l’università e la Ricerca Scientifica la Laura  Magistrale ‘Honoris Causa’ in Giurisprudenza.

Un riconoscimento deciso dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, che a Reggio ha scelto di svolgere una solenne  cerimonia, alla presenza di una folta rappresentanza di Rettori di numerose università italiane, e dei Ministri, dell’Istruzione e della Ricerca, Valeria Fedeli, e dell’Interno, Marco Minniti.

“Le sue opere parlano per lui e di lui, e la loro eco va ben oltre il suo nome” ha affermato nella “Laudatio” il prof. Ivano Dionigi, Presidente di AlmaLaurea e Presidente della Pontificia Accademia di Latinità, già Rettore dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, mentre per  il Presidente della CRUI, Gaetano Manfredi, che ha spiegato il perché della laurea a Ravasi ha parlato dei grandi cambiamenti delle regole, economiche, della conoscenza, le conseguenze della globalizzazione, davanti alle quali – ha affermato – le vecchie mappe che ci hanno guidato nel 900’ non ci aiutano più. Occorre, dunque, disegnare nuove mappe, creare nuovi strumenti di orientamento”.

Mons. Gianfranco Ravasi ha posto, un punto di vista che esula dalla Fede, dalle scritture, che pure pongono al centro l’uomo’. La sua provocazione è attuale. “Vitale, attuale, per qualsiasi disciplina, è la questione della ‘natura umana’ , un concetto che in questi giorni si sta sfrangiando – afferma – per molti aspetti, si sta estinguendo, si sta spegnendo. Meriterebbe, invece, di essere ricostruito, a partire dalle grandi riflessioni del passato”. E qui, il Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura si è soffermato “sul rapporto delicatissimo e tormentato, nell’interno della storia della cristianità, non solo, di tutte le culture, il rapporto tra fede e politica. Il rapporto tra la dimensione strettamente ecclesiale e la dimensione strettamente civile. Due mondi – ha aggiunto Mons. Ravasi – che spesso si sono posti in posizione conflittuale e che invece devono coesistere sulla base del celebre asserto: «Date a Cesare quel che è di Cesare; date a Dio quel che è di Dio».

Due, dunque,  i temi centrali della “Lectio Magistralis” di Mons. Gianfranco Ravasi, la natura umana ed il rapporto tra politica e religione. “Compito della politica è quello di tenere conto dell’insieme dei problemi e cercare di inserirli nell’insieme di uno schema concreto. Il compito della religione è quello di essere una ‘spina nel fianco ricordando alcuni valori che se anche non sono del tutto declinati, incarnati in quel momento, devono essere sempre come una sorta di «stella polare»”.

Ed accanto a questo, “c’è uno dei grandi temi che non ho  potuto sviluppare qui oggi – ha ancora detto Mons. Gianfranco Ravasi – ma che io considero fondamentale. Non ci si può confrontare, a livello di dialogo culturale. Non ci si può incontrare a livello di incontro religioso, non ci si può incontrare nemmeno a livello politico, se non si risolve prima la domanda: chi è l’uomo. Perché ai nostri giorni questa figura è stata del tutto dissolta, distribuita all’interno del vago, dell’incompleto, dove ognuno può decidere come vuole sul modello, come ha detto una filosofa americana, della ragnatela. Cioè, abbiamo sempre modelli fluttuanti. Invece dobbiamo scoprire qual è la radice profonda dell’esistere umano”.-