Di eresie non se ne hanno mai abbastanza, Soprattutto quando il mondo sembra rassegnarsi all’omologazione ed alla rinuncia della ragione. Le eresie aiutano a guardare passato e futuro con occhi diversi. Molte cose contenute nel precedente saggio (Pino Rotta, E’ un mondo complesso) si sono realizzate nella realtà sociale e politica dell’Occidente a cominciare dal clima di terrore, alla conseguente riduzione delle libertà personali, allo scontro tra civiltà, al dominio del mercato sull’individuo e sulle collettività ed alla conseguente implosione dello stato di diritto che aveva caratterizzato l’Europa fino al 2000. Non solo queste cose erano già presenti nelle analisi del saggio del 2001 ma anche le azioni di denuncia, divulgazione su stampa e televisione, impegno politico e sociale, che mi hanno visto coinvolto assieme a milioni di persone nel mondo. Azioni che non sono servite ad impedire che una guerra inutile sconvolgesse prima gli assetti politici degli Stati e poi le vite di ognuno di noi. E non sono servite a fermare il ritorno di una politica mediocre e corrotta, di cui l’Italia detiene il primato in Europa pur essendo in buona compagnia. Oggi viviamo in quelle condizioni di ricatto esistenziale e materiale che pure avevamo in tanti previsto e denunciato. C’è quindi una prima considerazione da fare nell’accingersi a pubblicare un libro: a che serve? Forse a mettere a fuoco con maggiore chiarezza le lacune dello studio passato o anche per rivolgersi a chi aveva il compito di agire per il bene comune e non ha saputo o voluto farlo. Rivolgersi quindi alla politica ed ad un’opinione pubblica sempre più confusa e smarrita. In un primo momento mi sembrava opportuno rivolgermi ad un pubblico che, per l’esperienza fatta nel campo degli studi sociologici e dell’impegno sociale, avesse condiviso una certa visione dei fatti politici e sociali con il background ideale e culturale in cui io stesso mi sono formato. Sono un uomo che ama definirsi “di Sinistra” ed in tale campo politico e sociale ho da sempre operato. Ma questo saggio con una tale impostazione, sarebbe stato solo un ulteriore contributo ad un dibattito che da tempo sento non appartenermi più, quello cioè di quale sia in Italia il ruolo della Sinistra, se non addirittura arrivare a porsi in forma assolutamente seria la domanda: esiste ancora la Sinistra? Non era questa l’esigenza che sentivo ed allora ho provato a continuare a fare quello che, più o meno bene, mi riesce di fare: studiare ed esporre fenomeni sociali, fare sociologia, in questo caso sociologia politica. E proprio facendo questa considerazione mi sono accorto che un discorso del genere si ricollegava perfettamente alla questione della Sinistra politica e sociale. Mi è venuto in mente l’atteggiamento che, fino agli anni ’80 del secolo scorso, la Sinistra ha tenuto proprio nei confronti della sociologia. Un atteggiamento perlomeno diffidente essendo questa disciplina considerata, dalla Sinistra, una scienza “borghese”. Questa etichetta è sempre stata stridente con la mia formazione culturale e lo è divenuta sempre di più mano a mano che avanzavo nei miei studi. Ho sempre considerato l’atteggiamento di gran parte della Sinistra, nei confronti delle scienze sociali, non solo sbagliato ma addirittura miope e autolesionista. Uno dei motivi per cui oggi la Sinistra si trova in una condizione di minoranza politica e sociale è senza dubbio il ritardo culturale che ha accumulato in questa branca di studi che, tra l’altro, gli ha impedito di intercettare il punto di rottura tra il pensiero liberale ed il pragmatismo liberista. Povera di strumenti di analisi adeguati ai mutamenti imposti dal liberismo, la Sinistra si è limitata a denunciare ma non ha saputo affrontare e governare, nei tempi e nelle forme opportune, le trasformazioni che si vedeva scorrere davanti. Ai sociologi spetta il compito di studiare e di tentare di spiegare la realtà, ai filosofi di cercare risposte esistenziali ed alla politica di trovare strade per cambiarla la realtà. Ecco che, affrontando l’analisi degli avvenimenti politici e sociali verificatesi negli ultimi dieci anni, non solo in Italia, ho provato a darne una lettura in termini sociologici, concentrandomi, soprattutto nella parte finale del testo, sulle dinamiche della comunicazione strumento fondamentale non solo per capire la realtà ma anche per intervenire su di essa. Che il mio approccio metodologico si possa inquadrare in quel filone considerato un pò eretico è un fatto, ma non dimentichiamo che siamo in Italia, paese di democrazia populista e confessionale (imposta dalla destra e ampiamente condivisa dalla Sinistra!) che non ha mai conosciuto una vera epoca liberale e socialista. Il mio approccio eretico, perchè laico e perchè pone problemi inerenti al progressivo svuotamento del senso della democrazia, credo di poterlo rivendicare, ma gli strumenti di analisi adoperati sono quelli di una “scienza” che per me era e rimane semplicemente scienza sociale senza ulteriori aggettivi. In definitiva questo saggio si propone di offrire ancora strumenti di riflessione e di conoscenza con l’auspicio che la risposta sia certamente critica e dialettica ma contestualizzata su analisi ragionate e non su semplici reazioni emotive agli eventi che subiamo spesso con un senso di impotenza. (redazionale, tratto dal testo)

(presentato al Salone del Libro di Torino 2013)

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