Usa parole semplici Mimmo Lucano. “Nessun essere umano può restare indifferente quando qualcuno chiede di essere aiutato”. Sta tutta qui la filosofia dell’ex Sindaco di Riace, che la rivista “Fortune” ha inserito tra i 50 potenti del mondo, quando parla della sua ‘idea’ che ha trasformato un piccolo paese di appena 700 anime arroccato sull’Aspromonte orientale in un esempio mondiale di accoglienza, di solidarietà, di convivenza di popoli, di culture, di religioni. Un luogo in cui sono svanite, come in un miracolo, barriere culturali, ideologiche, etniche, religiose, linguistiche. A Riace, quello che altrove, in Italia, in Europa, nel mondo, è considerato un problema, qui è diventata un’opportunità.

Lo ha fatto riempendo gli spazi, di un paese mortificato dall’isolamento, divorato dall’emigrazione, aggredito dalla povertà, indebolito dall’invecchiamento dei suoi abitanti, di nuova linfa, di entusiasmo, di nuovi colori, di un sentimento, mai provato prima, di solidarietà, di accoglienza e di sincera e disinteressata collaborazione.

Una rivoluzione fatta in casa quella portata avanti da Mimmo Lucano.   Fatta con poco, fatta con amore. Nata per caso. Utilizzando quel poco che un piccolo paesino come Riace poteva dare. Un grappolo di case in gran parte vuote, lasciate al loro destino da riacesi costretti ad emigrare lontano, a cercare fortuna lontano dall’Italia, con la certezza di non potervi mai più ritornare. Poche centinaia gli abitanti rimasti, rassegnati al loro destino, fatto di misere pensioni ed una economia principalmente di sussistenza. E il dramma, comune a tutti, di non saper dare opportunità ai giovani, per dare loro anche un solo motivo valido per restare.

Ma è spesso il caso a dare una svolta, a mostrare improvvisamente le possibilità che mancavano.

E’ una storia semplice quella di Mimmo Lucano, che sulla ribalta nazionale de “Il tempo che fa” di Fabio Fazio, appuntamento preceduto da feroci polemiche, ha saputo dare il meglio di sé, descrivendo una rivoluzione ‘dolce’, scaturita da un idea, fare di Riace il paese dell’accoglienza, del ‘paese globale’, partendo dallo sbarco di poche centinaia di profughi curdi, iracheni e turchi, sul litorale del piccolo centro ionico. Uomini, donne e bambini, che non avevano nulla, se non la loro stessa vita. E allora ecco la regola di Lucano: “impossibile restare indifferenti di fronte a tanta disperazione”.

Quella esperienza, iniziata vent’anni fa, non può morire, non può essere sconfitta a colpi di articoli di legge. “Sono certo che riuscirò a chiarire tutto – afferma fiducioso in risposta a Fabio Fazio che gli chiede conto delle accuse che gli sono state rivolte nell’inchiesta “Xenia” da parte della Procura della Repubblica di Locri, nella quale è stato accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, e di aver commesso vari illeciti amministrativi e penali.

Lucano offre l’immagine della Riace di oggi: rinata, ripopolata di giovani, colorata, multietnica, vivacizzata dalle numerose  attività artigianali ed eno-gastronomiche che hanno dato lavoro a tanti giovani, che adesso non pensano più di andar via, di abbandonare il paese dove sono nati e cresciuti. Che mostrano con orgoglio quello che è avvenuto nel loro piccolo paese, diventato negli anni meta turistica che attira ogni anno migliaia di studenti, di volontari, di una umanità che a Riace viene a scoprire valori offesi e dispersi. “Una mescolanza di colori, una ‘geografia umana’ che ha permesso alla stessa gente di Riace di maturare una nuova e diversa coscienza.

“Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina significava – risponde da ex Sindaco, Mimmo Lucano – costringere i pescatori a vedere annegare i profughi in mare. Perché salvandoli avrebbero perso tutto, e sarebbero stati a loro volta considerati dei fuorilegge. Che senso ha rispettare quelle leggi. La giustizia è qualcosa di molto più profondo. La legalità è un’altra cosa. Anche le leggi del periodo nazista rappresentavano la legalità, ma sono state un dramma per tutta l’umanità”.

Sulle infrazioni che gli sono state contestate Lucano mostra tutta la sua semplicità: “Nessuna violazione” – risponde.

Oggi quel ‘modello’, che Mimmo chiama ‘idea’, è a rischio. Ma per lui la cosa non è in discussione. Non appena potrà tornare, da uomo libero, nella sua Riace, “si andrà avanti, così come abbiamo fatto nei primi quattro anni, senza nessun contributo, senza alcun aiuto pubblico”.

Riace non può rischiare di perdere la scuola, con la sua unica ‘pluriclasse’ e nemmeno l’asilo nido multietnico. Senza pensare ai tanti laboratori artigianali multietnici sorti spontaneamente in questi anni. Ai servizi che ne sono derivati, con una ottantina di giovani che hanno trovato lavoro, o come il piccolo poliambulatorio medico specialistico nato grazie alla disponibilità di sanitari del comprensorio, che potrebbe essere chiuso.

“Questo paradigma che gli stranieri ti prendono il lavoro, portano problemi di ordine pubblico, portano le malattie, portano problemi di convivenza tra le religioni e le diverse culture, a Riace – sentenzia ‘Mimi Capatosta’ – si è completamente dissolto”.  Ecco perché bisogna cancellare l’esperienza Riace. Ecco perché non se ne deve parlare. Ecco perché questo ‘messaggio’ non deve essere divulgato.

“La Costituzione l’abbiamo rispettata noi – afferma – a cominciare da quell’art. 10 che impone di accogliere lo straniero al quale sia impedito nel suo paese l’esercizio delle libertà democratiche…”

Riace è un’idea, ma anche una speranza per una diversa umanità. “È la cultura della nostra terra – risponde Mimmo Lucano – che nel mio caso si è combinata con i miei ideali. Dobbiamo ripartire dalle nostre identità, da quel patrimonio di umanità e di spontaneità tipico della nostra cultura”.

Non è poco per una idea diventata l’esempio di una piccola grande rivoluzione.