CHE COS’E’ LA FILOSOFIA?

Aristotele è stato un filosofo, scienziato e logico greco antico

1. Aristotele scrive nella Metafisica: «Basta guardare a quelli che per primi hanno esercitato la filosofia, perché risulti chiaramente che la sapienza non è un sapere produttivo. Infatti gli uomini, sin da principio sia ora, hanno cominciato a esercitare la filosofia attraverso la meraviglia. Da principio esercitarono la meraviglia sulle difficoltà che avevano a portata di mano; poi, progredendo così poco alla volta, arrivarono a porsi questioni intorno a cose più grandi, per esempio su ciò che accade alla luna, al sole e agli astri e sulla nascita del tutto». Poco più sotto scrive ancora: «Quando ormai possedevano quasi tutte le cose necessarie e quelle occorrenti per un’esistenza confortevole e piacevole, gli uomini cominciarono a esercitare questo tipo di sapienza». C’è dunque un primo livello che riguarda i beni materiali della vita e c’è poi un secondo livello (quello della filosofia) che riguarda i beni spirituali. La meraviglia è la cifra distintiva che seca i due livelli. Al primo livello non ci si meraviglia; al secondo livello ci si stupisce.

2Emanuele Severino scrive ne Il muro di pietra: «Credendo di ripetere Aristotele, si dice di solito che la filosofia nasce dalla “meraviglia”: non si scorge che la parola thaûma, pronunciata da Aristotele e appunto tradotta con “meraviglia”, indica innanzitutto l’angosciato terrore di fronte al tempo e al divenire, cioè alle sconvolgenti trasformazioni del mondo che, imprevedibili o inesorabili, colpiscono senza senso o secondo un “senso”, quello del mito, che ormai non è più capace di rassicurare e di salvare». E scrive ancora: «La filosofia nasce dalla forma estrema del terrore: quella che si fa innanzi quando ci si rende conto che il rimedio costituito dal mito è soltanto apparente». La filosofia nasce dallo sconcerto.

3. Meraviglia e stupore, disillusione e sconcerto sono degli stati d’animo molto caratteristici. C’è qualcosa che provoca qualcos’altro: qualcosa provoca meraviglia; qualcosa provoca sconcerto. Questo primo qualcosa che provoca fa formulare una impressione: rimane impresso qualcosa e questo qualcosa fa meravigliare; rimane impresso qualcosa e questo qualcosa fa sconcertare. Ci sono almeno quattro livelli: al primo livello ci sono i bisogni materiali dell’uomo, al secondo livello c’è un elemento che provoca e desta un’impressione di meraviglia; al terzo livello c’è un elemento che provoca e desta un’impressione di sconcerto; al quarto livello c’è la filosofia, disciplina spirituale lontana dai bisogni materiali dell’uomo. Che cos’è la filosofia dunque?

Il filosofo Emanuele Severino

Fino a un certo livello esiste uno stato di normalità: mangiare, bere, avere un tetto sotto cui stare. Al di sopra di questo livello c’è uno stato di anormalità: nasce la filosofia. Il primo di questi due livelli è uno stato ordinario; il secondo livello è uno stato straordinario. La filosofia (sia essa sconforto o meraviglia) nasce una volta superato lo stato ordinario per andare a finire nello stato straordinario. La filosofia nasce nell’anormalità, nello straordinario, nell’insolito.

Dopo lo step dello stato ordinario la realtà cattura il filosofo. E questa cattura è un desiderio. La realtà attrae il filosofo (nello stato di meraviglia o di sconforto) e questa realtà è l’interesse che il filosofo ha per quella filosofia. Quando comincia lo stato straordinario il filosofo diventa anormale: si meraviglia o si deprime. La provocazione lo chiama a uno stato d’animo preciso. E ne nasce un’impressione che rimarrà indelebile.

La filosofia è un’aggiunta. E’ una vita in più. Essa allarga l’orizzonte dell’essere. In quello stato straordinario – nel quale il filosofo si trova lontano dall’uomo comune – la filosofia si pone delle domande e cerca delle risposte. Il tutto al livello contrario a quello della normalità dove la filosofia è stata catapultato dalla provocazione che desta un’impressione indelebile in lei e che fa sì che l’orizzonte delle aspettative viventi si allarghi improvvisamente. Ovvero che tutto diventi più grande, magnifico, immenso. Che improvvisamente tutto diventi più spazioso. Insomma l’epistemologia dimostra alla filosofia che esistono delle cose che ancora non si sanno; mentre l’ontologia attesta alla filosofia che quello che c’è non è semplicemente lo stato della normalità o quello della ordinaria vita di ogni giorno. Ci sono altre cose, dice l’ontologia. Ci sono altre cose che non so, afferma l’epistemologia. Nello scarto fra epistemologia e ontologia si innalza quello stato straordinario dell’allargamento degli orizzonti. La filosofia è un’aggiunta allo straordinario di una vita che altrimenti trascorrerebbe materiale e poco affascinante. Il fascino dell’aggiunta o l’aggiunta del fascino!

La filosofia non è mai indifferente. Il filosofo sceglie la partecipazione rispetto a ciò che lo provoca. E da questa partecipazione allo straordinario nasce la repulsione o lo stupore. Quale delle due cose nasce per prima? Da dove nasce la filosofia? Dipende dal modo con il quale il filosofo percepisce quello straordinario. Quello smisurato. Quello sconfinato. Certo provocare un’impressione è l’opposto dell’indifferenza. Per cui la filosofia nasce dalla compartecipazione, dalla condivisione di un’emozione, dalla messa in atto di un punto di vista che è partecipato. Dunque: cosa è più popolare: il trauma o la meraviglia? L’uomo ha più paure o più desideri? Ne ha egualmente tanti in eguale misura. Dunque alla fine la filosofia nasce dal gesto estremo di mettere in primo luogo in evidenza le paure o i desideri. Nasce come orizzonte allargato per sfogare i propri desideri e per ammorbidire le proprie paure.

Ma la filosofia nasce nello straordinario. Per cui…