LA LIBERTÀ SORELLA DELLA
TIRANNIA? SIMON BOLIVAR E MARX

di Elisa Cutulle’
Il marxismo rappresenta una delle componenti
intellettuali e politiche più importanti dell'età moderna. E Marx, oltre ad
essere il "filosofo del comunismo" è anche un "classico"
della cultura, il cui pensiero riveste dunque un interesse ed una portata
universali.
Il primo contrassegno del pensiero di Marx è la sua irriducibilità alla
dimensione puramente filosofica, sociologica ed economica ed il suo porsi come
analisi globale delle società e della storia, in grado di rivestire l'intero
aspetto strutturale e sovrastrutturale del capitalismo, ossia il mondo borghese
nella molteplicità delle sue espressioni. Rivela così la tendenza ad indagare
il fatto sociale non a compartimenti stagni, ma nell'unità organica delle sue
manifestazioni. Un secondo contrassegno del marxismo è il suo legame con la
prassi, ovvero la tendenza a fornire un'interpretazione dell'uomo e del suo
mondo che sia anche impegno di trasformazione rivoluzionaria. Un punto chiave
del marxismo, che sta alla base della scelta rivoluzionaria che lo
contraddistingue: l'ideale di tradurre in atto quell'incontro tra realtà e
razionalità che Hegel aveva solo pensato e che Marx si propone di attuare con
la prassi, mediante l'edificazione di una nuova società. Le influenze culturali
che stanno alla base del marxismo sono essenzialmente tre: la filosofia classica
tedesca da Hegel a Feuerbach; l'economia politica da Smith a Ricardo; il
pensiero socialista da Saint Simon ad Owen. Queste tre espressioni intellettuali
che fungono da coordinate teoriche della genesi del marxismo, vengono ripensate
da Marx alla luce di una sintesi creativa che, pur muovendo da esse, procede
criticamente oltre i loro risultati, mettendo capo ad una nuova visione del
mondo. Alla base della teoria di Marx e della sua adesione al comunismo,
esplicita nel 1844 vi è una critica globale della civiltà moderna e dello
stato liberale, che rappresenta uno dei nuclei teorici più importanti del
marxismo. Il punto di appartenza del discorso di Marx è la convinzione mutuata
da Hegel che la categoria del moderno si identifichi con quella di
"scissione" che prende corpo innanzitutto, nella frattura fra società
civile e Stato. Nel mondo moderno l'uomo è costretto a vivere come due vite:
una "in terra" come borghese, cioè nell'ambito dell'egoismo e negli
ambienti particolari della società civile e l'altra "in cielo" come
cittadino, ovvero nella sfera superiore dello stato e dell'interesse comune.
Tuttavia "il cielo" dello stato secondo Marx, è puramente illusorio,
poiché la sua pretesa di porsi come organo comune, ossia come universale che
persegue gli interessi particolari della società, è verificabilmente falsa. Lo
Stato però comune, ossia come universale che persegue mete generali, non fa che
riflettere e sanzionare gli interessi particolari dei gruppi e delle classi.
Tant'è vero che la stessa proclamazione dell'uguaglianza "formale"
dei cittadini di fronte alla legge che è la grande conquista della Rivoluzione
Francese, non fa che presupporre e verificare la loro disuguaglianza
sostanziale. In sintesi, la civiltà moderna rappresenta al tempo stesso la
società dell'egoismo e delle particolarità "reali" e
dell'universalità "illusoria".
E proprio in quest'ottica di individualità si inquadra il saggio su Simon de
Bolivar, scritto nel 1858 in inglese e tradotto a cura dell'Institut für
Marxismus-Leninismus allo ZK della SED di Berlino, solo nel caso dell'edizione
completa delle opere presso la casa editrice Dietz nel 1974, cosa che
sottolineano gli stessi curatori (ricordano infatti che questi saggi scritti in
inglese tra il 1857 e il 1858, sono stati pubblicati una prima volta nel 1893,
in lingua originale con il titolo "Grundrisse der Kritik der politischen
Ökonomie" e poi solo in questa occasione sono stati tradotti ben 54 saggi
contenuti nell'enciclopedia americana). Il saggio "Bolivar y Ponte"
venne scritto da Marx in un periodo in cui la storia della lotta per la libertà
dei paesi latinoamericani per l'indipendenza (dal 1810 al 1826) era ancora poco
studiata. All'epoca erano molto diffusi i resoconti di viaggi e le memorie di
quegli avventurieri europei, che avevano partecipato alla lotta per motivi
egoisti. E visto che tra di loro ben pochi riuscirono a raggiungere i propri
scopi, la descrizione che ne davano era molto spesso distorta. Questo è anche
il caso delle memorie del francese Ducodray Holstein, prima amico e poi nemico
di Bolivar, del libro dell'inglese Hippisley, un disertore delle truppe di
Bolivar, come pure delle memorie del generale Miller, che partecipò alla guerra
del Perù. In questi libri su citati la lotta dei latinoamericani e anche molti
dei suoi condottieri sono rappresentati in maniera tendenziosa. Bolivar, per
esempio, per loro è rappresentato con molte caratteristiche negative (mancanza
di fiducia, prepotenza e viltà), per cui anche i "difetti" più
palesi, come la grande voglia di potenza e di lusso, sembrano no avere un grande
valore: la sua lotta contro i dominatori è stata da questi autori rappresentata
come un atto tirannico, dittatoriale. Da ricordare che poi in questi resoconti
vi sono molte illazioni assurde ed inverosimili; perfino in quello di Ducodray,
dove viene citato il rifiuto di Bolivar di partecipare alla lotta per la
liberazione del Venezuela. Come invece è stato comprovato da studi posteriori,
Simon Bolivar ha ricoperto un ruolo importantissimo nella lotta per la libertà:
per un certo periodo riuscì anche ad unire nella lotta gli elementi patriottici
dei proprietari terrieri creoli, la borghesia e la massa del popolo. E' da
notare inoltre che, nonostante tutte le possibili contraddizioni, la lotta di
Bolivar ha portato alla liberazione di tutta una serie di paesi latinoamericani
dal giogo spagnolo, alla creazione di forma di governo repubblicane in questi
paesi e all'attuazione di alcune riforme civili "all'avanguardia".
Marx non aveva nessuna altra fonte, tranne i libri prima citati, a cui riferirsi
e non era nemmeno a conoscenza del loro pregiudizio. L'idea di Bolivar che
rispecchia il saggio di Marx, è naturalmente derivata da questa
rappresentazione univoca della sua personalità; in modo particolare non poteva
passare inosservata la "brama politica", a volte simile anche ad
alcuni tratti del carattere di Napoleone Bonaparte, personaggio contro cui sia
Marx che Engels conducevano una guerra accanitissima. Marx però si distacca da
queste idee e non lascia passare inosservate le manovre "progressiste"
di Bolivar, come per esempio quella di liberare gli schiavi. Il saggio alla
prima apparenza non risulta altro che essere uno scritto atto a chiarire il
periodo di transizione dalla fase politica a quella economica; ad un'analisi
più profonda però ne ritroviamo alcuni aspetti che da un lato si ricollegano a
delle sue idee precedenti e dall'altro precorrono dei concetti che saranno poi
elaborati nei suoi lavori posteriori. Marx mette in evidenza come per Bolivar la
sua "rivoluzione" non sia sta configurata semplicemente come lotta
politica, ma anche economica. Sebbene la libertà economica non fosse
sufficiente a creare un nuovo status, era sicuramente il primo gradino da
percorrere per svincolarsi dal dominio straniero, in modo da potersi avviare
sulla strada verso il progresso in cui tentare di riflettere la propria idea di
patria. In questa sua presa di coscienza Bolivar appare simile ad Epicuro,
protagonista della tesi di laurea di Marx "Differenza della filosofia della
natura di Democrito e quella di Epicuro": in quest'opera infatti Epicuro è
rappresentato come il "più grande illuminista " greco, che tenta di
liberare l'uomo dalla schiavitù degli dei. Una sorta di "programma
prometeico" di Marx in cui l'uomo, capace di cogliere l'attimo della
trasformazione storica diventa artefice e responsabile del destino di altri
uomini. Anche Bolivar seppe desumere perfettamente le condizioni di quel
determinato momento storico, seguendo le pressanti richieste che ne venivano dal
popolo, non trascurando le richieste di una rivendicazione sul punto di vista
politico-amministrativo. Un processo di acquisizione che porta ad una necessità
di potere, autorità ed influenza. D'altro canto poi Bolivar risulta la
personificazione della "lettura della storia" che Marx ripropone nel
"Capitale", una prospettiva assolutamente nuova di leggere la storia
che contribuisce a svelare le contraddizioni del sistema di produzione facendo
perno sull'inganno che sottostà allo sviluppo storico da quell'oggetto
materiale che per l'uomo rappresenta un valore d'uso, alla merce al denaro, al
capitale, dal valore al plusvalore, dal lavoro al pluslavoro e poi dalla vendita
di se stesso che è costretto a fare l'uomo sul mercato della forza lavoro alla
mistificazione tutta borghese, il cui errore più lampante, secondo Marx, è di
scambiare per leggi naturali ed eterne, categorie che vanno invece considerate
nella loro storicità, e più esattamente la produzione rivolta
all'appropriazione di lavoro altrui, non come forma storica, ma come forma
naturale della produzione sociale.
Il saggio dovrebbe allora essere interpretato come una semplice cronostoria
riassunta delle imprese di Bolivar? Limitare lo scritto in questo ambito sembra
piuttosto riduttivo: già la semplice esposizione dei fatti, fa risaltare
immediatamente agli occhi che a Marx preme mettere in evidenza, non tanto il
gesto di Bolivar , e cioè quello di diventare il "libertador"
dell'America Meridionale (manca, per esempio un assoluta mancanza di accenno
alla Carta di Giamaica, documento importantissimo per le lotte d'indipendenza di
Bolivar), ma di far emergere come questo personaggio avesse assunto il potere in
un clima non sempre favorevole: intrighi, lotte, compromessi e tradimenti da
parte sua nei confronti dei suoi alleati e viceversa. L'idea di fratellanza
portata avanti appare infatti permeata da una scissione antropologica e dalla
presenza di questa doppia vita, che a volte pare anche quasi risolversi in una
lotta contro il popolo stesso.
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