Ferdinand Gregorovius Wanderjahre in Italien, C.H.Beck, München, 1997, XX, 886 pp., DM 48,-
di Elisa Cutulle’
Tra le infinite produzioni letterarie concernenti l'Italia che apparirono nel XIX secolo, solo poche sono riuscite ad affermarsi e pochissime a perdurare con la propria fama attraverso i secoli, riuscendo a mantenere ancora vivo l'interesse che hanno saputo suscitare già con la prima apparizione. Di queste poche fanno parte le opere di Burckhardt "Cicerone" e di Gregorovius "Wanderjahre in Italien".
Hanno-Walter Kruft, che ha curato la quinta ristampa dell'opera di Gregorovius, non ha potuto esimersi dal constatare che il testo è completo, interessante e senza dubbio di prim'ordine e può essere considerato, accanto a quello di Burckhardt, una delle guide più complete. Le opere di Burckhardt "Cicerone" e di Gregorovius "Wanderjahre in Italien" si differenziano però principalmente, per il modo in cui sono state strutturate. A differenza di Burckhardt, infatti, Gregorovius non privilegia l'aspetto artistico delle città o dei luoghi descritti, bensì la cultura o meglio la storia della cultura, storia che scaturisce però da esperienze personali. Sono le esperienze personali infatti che, secondo Kruft, conferiscono a Gregorovius, rispetto a Burckhardt, quella connotazione di maggiore panoramica sistematica della storia acquisita in valore attraverso una valorizzazione del passato. E' in quest'ottica che la landa di terra, l'incontro con delle persone o la partecipazione a feste tradizionali, grazie alla loro descrizione meticolosa e con un linguaggio molto figurativo (caratteristico di Gregorovius) attirano il lettore e lo rendono protagonista dell'avvenimento stesso. Tutto infatti, sia persone, che panorami, città o oggetti, vengono non solo descritti ma interrogati sulla propria storia, sul proprio percorso storico, condizione necessaria ed irrinunciabile affinché si possa intendere la situazione attuale. E' pur vero che solo la descrizione dettagliata e meticolosa di tali eventi storici può fornire e rappresentare il modo più adatto per guardare e per intendere la storia, ma ponendo l'accento eccessivamente sul passato si rischia, come fa notare Kruft citando a p.X l'esempio della descrizione della città di Roma, che il presente venga completamente soffocato da esso. Nonostante ciò si può affermare che la prospettiva storica di Gregorovius lo preserva dalle tendenze coeve a considerare determinate epoche più o meno degne. Gli spetta infatti il merito di aver saputo schiarire l'oscuro medioevo, anticipando così delle idee contemporanee; secondo Kruft infatti vi si possono ravvisare dei tratti ironici quasi manniani (p.XII)
L'iniziale romanticismo in alcune sue descrizioni può essere addotto all'influenza dell'adeguamento ai sentimenti italiani, rappresentati per lo più da elementi specifici.
Secondo Kruft poi la cornice geografica, è estesa al punto da racchiudere non solo le province dell'Italia del nord, ma da includere anche zone del Sud, e con ciò si presenta più che completa. A termine della sua introduzione ritiene utile fornire una breve biografia di Gregorovius in cui non tralascia di porre enfasi sulla formazione filosofica e non storica dell'autore, di citare il diario come illuminante per la sua formazione e di considerare la storia di Roma il "capolavoro" della sua produzione.
Un'introduzione mirata quindi a ribadire, aiutandosi con paragoni contrastivi con altre opere, come sia la storia che gli eventi narrati nel testo di Gregorovius, non hanno perso d'efficacia nemmeno dopo cento anni dalla loro stesura.
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