Knockin’ on the heaven’s door - La metafora della fusione degli elementi

 di Elisa Cutulle’


Per tutti noi, italiani, è semplicemente il titolo di una canzone molto trascinante… una canzone che ci porta a riflettere come sarà poi… l’aldilà…

Una canzone che dà titolo e colonna ideale ad una film che, come meta finale, ha la definizione dell’aldilà, di quello che succederà poi.

Knockin’ on the heaven’s door, è una film tedesco, diretto da Thoma Jahn e co-prodotto da uno dei suoi protagonisti, Til Schweiger, uno degli attori simbolo del nuovo cinema tedesco.

Til Schweiger è un attore difficile da definire: impersona il povero disoccupato, l’uomo di successo, il diavolo… tutto con una bravura ed una classe che fanno sorvolare e dar poco peso alla sua voce non proprio "maschile".

La notorietà gli era arrivata con film come "Der bewegte Mann", ma Knockin’ on the heaven’s door, rimane, finora una delle sue massime espressioni.

La trama del film è un po’ fantastica: due malati terminali di cancro e tumore si incontrano per caso in clinica, dove sono costretti a dividere una camera. In un momento di follia, aiutati dalle non indifferenti dosi di alcool ingerite, rubano una vettura per riuscire a raggiungere il mare che non hanno mai visto. Inizia così una rocambolesca avventura, che si conclude con il raggiungimento dei propri sogni, e con la morte di uno dei protagonisti. A priori non le premesse per una commedia, quale in effetti il film è. Ma la storia è ambientata in maniera tale da poter fornire sempre, grazie ai suoi doppi sensi verbali, alle sue parodie dell’arguzia del poliziotto e ai film d’azione americani, uno spunto di ironica riflessione.

Chi sono i due personaggi? Til Schweiger è Martin Brest, dongiovanni e inseguitore di grandi sogni, tra i quali c’è quello di comprare una cadillac alla madre che non sa Guidare (come aveva fatto Elvis), con un tumore al cervello che gli da solo pochi giorni di vita.

Jan Josef Liefers è Rudi Wurlizter, probabilmente impiegato, timido e pauroso, che ha tra i suoi sogni alcune perversioni sessuali…

Entrambi outsider, entrambi fuori dal mondo e senza amici né famiglia. L’unico legame familiare presente nel film è la madre di Brest. Nessun riferimento a quello che Wurlitzer è, ha fatto o appartiene.

In una clima di morte non si può non parlare di morte… il discorso cade sull’argomento di conversazione che esiste in paradiso per non essere fuori: il mare.

Entrambi sono fuori nella vita reale, e si aggrappano immediatamente al sogno per non essere fuori anche nell’altra vita. Devono aggrapparsi al sogno di poter appartenere a qualcosa, a qualcuno. Iniziano i percorso incominciando ad appartenersi l’un altro.Una amicizia così improbabile che in altre condizioni non sarebbe mai nata. Iniziano una scalata verso il raggiungimento della loro meta, compiendo azioni che non avrebbero mai compiuto: rubare una vettura, rapinare una banca, minacciare gli altri per ottenere qualcosa.

Ma loro non sono malvagi, non vogliono "far male" al gruppo che a cui non hanno mai appartenuto. Rubando in banca lasciano la mancia al cassiere ed appena possibile ridanno tutti i soldi che avevano rubato in precedenza. Vogliono appianare le cose… vogliono allontanarsi da un mondo che non capiscono: vestiti di classe, macchine di lusso, menu scritti in lingue incomprensibili per cui chic. La stampa non riesce ad inquadrare la notizie per cui nascono teorie su rapimenti, scopi e modalità.

La storia di questa amicizia vera è contrapposta alla storia di un’appartenenza forzata al gruppo. L’autovettura che infatti entrambi rubano, appartiene ad un gangster che manda due dei suoi scagnozzi a recuperarla. Due "macchie": un tedesco, tranquillo, ligio al dovere ed un turco, che ama la classe e non riesce ad avere dimestichezza con la lingua tedesca dicendo spesso frasi senza senso grammaticale vero e proprio.

Il viaggio di entrambe le coppie, finisce, guarda caso, proprio nel covo del gangster… a cui però di due malati terminali riescono a sfuggire, perché, come ricorda il gangster :

"lassù, tra le nuvole, non si fa altro che parlar del mare. Di come sono i tramonti al mare, di come quella palla di fuoco, si fonde in terra tra l’acqua non perdendo nulla della sua magnificenza…. Del sapore salato… del vento che ti soffia la sabbia in faccia. Se non hai mai visto il mare… sei tagliato fuori"


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