Donne contro: Nora come Antigone
Di Maria BARRECA
Casa di bambola fu scritto da Henrik ibsen nel 1878 e rappresentato a Oslo nel 1881.
Ibsen era nato a Skien, in Norvegia, nel 1828, costretto a diversi mestieri a causa del fallimento del padre, ma dedito fin da giovane alla passione per il teatro. Trentacinquenne, lasciò la Norvegia per giungere in Italia, dove produsse i suoi "drammi a tesi" più famosi.
Protagonista di Casa di bambola è Nora, sposata a Torvald Helmer, avvocato e funzionario di banca, madre di tre figli. Salva il marito, gravemente ammalato, prestandosi in segreto una grossa somma di denaro da Krogstad, collega del marito di dubbia reputazione, a cui firma un’obbligazione, falsamente, a nome del padre già morto.
Helmer guarisce, ma Krogstad, desideroso di riavere il suo denaro e di un posto più alto nella banca diretta da Helmer, in una lettera svela ogni cosa al marito di Nora. Egli assale la donna infuriato, senza alcuna gratitudine per il sacrificio di lei. Ma all’improvviso ecco Krogstad pentirsi: ha trovato un’improvvisa felicità nella conoscenza di Cristina Linde, amica di Nora. Helmer, sollevato e felice che il suo caso familiare non sia diventato uno scandalo pubblico, ora vorrebbe che tutto fosse come prima, proprio lui che ha minacciato la moglie di toglierle la tutela dei figli. Ma Nora va via, preferisce andare ad "educarsi" nella libertà della solitudine.
Il dramma si apre con una scena che svela lo stato sociale di una famiglia borghese dell’Ottocento, e il rapporto tra i coniugi: Nora è inconsapevolmente portata a farsi "bambola" del marito per compiacerlo. Egli la chiama "la mia allodola", il "lucherino grazioso che va a caccia di denaro", "la mia ghiottona"; i loro discorsi hanno un tono lezioso e affettato, senza nulla di autentico. Anche il rapporto tra Nora e i suoi bambini, in apparenza felice, è in realtà estraniato: essi sono i suoi trastulli, le sue bambole. Unici personaggi positivi, indice di una libertà che Nora non possiede, ma che imparerà a costruire, sono Cristina e il dottor Rank. Cristina, amica d’infanzia di Nora, vedova, è costretta a lavorare per mantenere i suoi figli; il dottor Rank, frequentatore della casa di Helmer, è l’ideale "amante" di Nora, che è pronto ad ascoltarla, che la ammira e la tratta da persona, e a cui ella confida le proprie pene. La pubblicazione del dramma nel 1878 suscitò un enorme scalpore e l’attacco della censura: veniva intaccato dal profondo il mondo borghese, dissacrato il valore della famiglia; la scelta di Nora era impopolare, non c’era un lieto fine a coronare il tutto.
Antigone viene composta duemilatrecento anni prima di Casa di bambola, ma i valori che la tragedia difende sono uguali.Rappresentata da Sofocle intorno al 441 a.C., essa è la prima delle tre tragedie dedicate al mito di Edipo: Antigone, Edipo Re, Edipo a Colono. Siamo a Tebe, in Beozia: Eteocle e Polinice si sono vicendevolmente uccisi per la lotta al potere, e il trono è passato al legittimo erede, lo zio Creonte. Poiché Polinice aveva attaccato il fratello con un esercito di argivi, ora creonte lo condanna come traditore della patria, a rimanere senza sepoltura. Le sue sorelle, Antigone e Ismene, soffrono di questo. Ismene tacerà, timorosa delle leggi e delle pene, ma Antigone si oppone, e seppellisce il corpo del fratello ingannando le guardie, viene catturata e chiusa in una grotta a morire di fame. Non sopportando il tormento, e non volendo morire per decisione altrui, si impicca. Emone, figlio di Creonte, era il suo fidanzato. Aveva pregato il padre di risparmiarla. Trovatala morta, in un impeto di rabbia e di desolazione, anch’egli si uccide, e dietro di lui anche sua madre Euridice. Il vate Tiresia si reca da Creonte e gli apre gli occhi su ciò che la sua cecità ha provocato: una tragedia a catena.
Antigone e Nora sono in apparenza così lontane, separate da una distanza enorme, nello spazio e nel tempo: due momenti storici, due civiltà diverse. Ma ambedue le protagoniste si ribellano ad una società basata sulla legge dell’uomo, ad una condizione di subalternità, con una lucida determinazione, con poca cura per quello che accadrà loro. La loro trasgressione è il rifiuto della sopraffazione del potere, è frattura con la società e con la legge, di fronte alle quali conta maggiormente la propria interiorità e il rapporto con chi si ama.
C’è una legge della coscienza che esula e trascende la legge della società, in ogni tempo. Ribellarsi alla legge scritta per la legge del cuore è un "santo crimine": come dice Antigone:"E’ sacra la pietà verso i propri cari".
Antigone e Nora sono "diverse", staccate dalla società in cui si trovano a vivere. Esse esaltano la propria femminilità e la dignità di esseri umani nel momento stesso in cui paiono negarla: Nora rinunciando ai figli, Antigone al matrimonio e alla vita. Gli oppositori al ruolo femminile, Helmer e Creonte, non comprendono in profondità il senso dell’azione delle loro avversarie. Creonte se ne accorgerà alla fine, Helmer resterà sempre incapace di comprendere le motivazioni e i gesti di sua moglie.
Con la stessa presa di coscienza di sé l’una e l’altra donna pagano con la vita: Antigone privandosene, Nora cosciente di andare incontro a un destino di incomprensione, di isolamento, di rifiuti che d’ora in avanti sarà chiamata ad affrontare.
Casa di bambola porta a maturazione un processo di presa di coscienza da parte del mondo femminile, dopo secoli di oppressione. Un primo segno l’aveva dato la Rivoluzione francese nel 1791, con la pubblicazione della Dichiarazione dei Diritti della donna. Nel 1915 negli Stati Uniti, nei Paesi bassi e in Danimarca verrà introdotto il suffragio universale, in Inghilterra nel 1918.
Nora è simile a molte protagoniste ibseniane. Nel 1881 viene pubblicato Spettri: qui Helene Alving rivela ciò che Nora sarebbe diventata senza andare via da casa. Helene si è infatti sacrificata per tutta la vita cercando di salvare il figlio dalla corruzione del marito. Ma il giovane Osvald le morirà comunque tra le braccia, di sifilide. Figura che realizza invece positivamente la propria vita è Ellida, protagonista di La donna del mare (1883): innamorata dello Straniero, il marito le dà la possibilità di scegliere, trattandola come persona. Ellida allora capisce di amarlo e rimane con lui, cosciente che fra di loro sia accaduta "la cosa meravigliosa", il riconoscimento della reciproca dignità e libertà, da cui scaturisce l’amore.
Bibliografia:
Sofocle, Antigone, in Tragici greci, a cura di R. Cantarella, A. Mondadori, 1977;
H. Ibsen, Casa di bambola, a cura di M.E. Raggio Salvi e L. Chiarelli, Gherardo Casini Editore, 1966;
H.C. Baldry, I Greci a teatro, Bari, 1972;
G. Perrotta, Sofocle, Messina-Firenze, 1934;
P. Amendola, Casa di bambola – Esempi di interdisciplinarità, in "Avanguardia", N° 22, anno 2002.
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