Sostiene Pereira: la vita è impegno verso la rinascita

Di  Maria BARRECA


Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi, cui è ispirato il bel film di Roberto Faenza con Marcello Mastroianni, viene pubblicato nel 1993: nel settembre dell’anno successivo vince il premio Campiello.

E’ la storia di una rinascita, a Lisbona, nel 1938, in piena dittatura salazarista, quando l’Europa sta per precipitare nella tragedia del Nazismo e della Seconda Guerra Mondiale. Il governo salazariano rimarrà in carica fino al 1974, quando la "Rivoluzione dei Garofani", il 25 aprile ’74, spazzerà via il governo fascista.

Il romanzo comincia: "Sostiene Pereira di averlo conosciuto un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava [] . E lui, Pereira, rifletteva sulla morte [] Pereira era cattolico, un buon cattolico, ma in una cosa non riusciva a credere, nella resurrezione della carne. Nell’anima sì, certo, perché era sicuro di avere un’anima; ma tutta la sua carne, quella ciccia che circondava la sua anima, ebbene, quella no, quella non sarebbe tornata a risorgere, e poi perché?, si chiedeva Pereira. Tutto quel lardo che lo accompagnava quotidianamente, il sudore, l’affanno a salire le scale, perché dovevano risorgere? No, non voleva più questo in un’altra vita, per l’eternità, Pereira, e non voleva credere nella resurrezione della carne."

In un linguaggio limpido e sintetico, nella forma di una testimonianza giurata, in terza persona, con l’uso del discorso indiretto libero, Pereira, giornalista di mezza età, ci racconta la sua vita, o meglio la sua più grande avventura.

In quella splendida città di mare e di sole, sotto un cielo di un azzurro sfavillante, egli vive per la morte e per i ricordi: la giovinezza, la moglie amata morta di tisi, l’università a Coimbra, i bagni sulla spiaggia alla Granja, di cui adesso non gli rimane più nulla. La sua vita è proiettata verso la morte:"Gli venne la bizzarra idea che forse lui non viveva, anzi era già morto".

Pereira, che da giovane si è occupato di cronaca, adesso è il redattore della pagina culturale del "Lisboa", un giornale del pomeriggio. Fare cultura gli serve a sfuggire dal mondo reale, alla politica, alla Storia, ma chi è sensibile ai valori dell’uomo, non può non esserlo al dolore che nella Storia si dipana. Pereira se ne accorge presto:" E intanto la gente moriva e la polizia la faceva da padrona… Questa città puzza di morte, tutta l’Europa puzza di morte".

Così Pereira ha bisogno di parlare, o meglio di farsi raccontare i fatti dagli altri: va spesso al Café Orquidea, dove il cameriere Manuel, mentre gli serve limonate con una grande quantità di zucchero, racconta gli ultimi fatti, a lui, a un giornalista. Talora Pereira si reca alla chiesa della Mercê s, dove padre Antonio cerca di guarire i suoi dubbi sulla resurrezione della carne e sensibilizzarlo ai problemi della vita reale.

Pereira decide di dedicare una rubrica del "Lisboa" ai necrologi anticipati: un’idea strana che gli consente di avere un necrologio già pronto nel caso della morte di un grande scrittore, o di celebrarne uno già morto. Conosce così Francesco Monteiro Rossi, giovane disoccupato di origine italiana, che si procura da vivere cantando nei caffè, e che si è laureato in Filosofia con una tesi sulla morte. Scoprire Monteiro Rossi e la sua fidanzata Marta è una evento straordinario che muterà profondamente la sua vita. Pereira si ricongiunge subito al suo passato: il giovane Francesco è la sua giovinezza perduta, il figlio che non ha mai avuto, i ricordi di Coimbra e della Granja. Anche Monteiro, come Pereira da giovane, porta un ciuffo di capelli cascante sulla fronte. Così Marta, anarchica militante e anima ribelle di Monteiro, rappresenta l’alter ego della moglie di Pereira: ballando con l’uomo, gli fa provare sensazioni che lo ricongiungono al passato e al rapporto con la moglie, di cui rimane ora solo il ritratto con cui Pereira si confida.

Monteiro Rossi, assunto come praticante al giornale, scriverà molti articoli per Pereira: su D’Annunzio, Marinetti, Garcia Lorca, ma in ognuno di essi si compromette politicamente, seguendo " le ragioni del cuore". Pereira non li pubblicherà in Portogallo, ma manterrà economicamente Monteiro, non riuscendo a dirgli di no, come un padre ad un figlio, e aderendo senza accorgersene alla causa repubblicana antifranchista.

Monteiro Rossi muore torturato e ucciso dalla polizia salazarista, che irrompe prorpio in casa di Pereira, dove il giovane si era rifugiato. Pereira, di fronte ai "tre tangheri" che lasciano il giovane corpo disfatto e senza vita, che scherniscono lui di fronte al tentativo di difendere il giovane, accusandolo di preferire i "giovinotti biondi", solo allora trova il coraggio di denunciare ciò che accade di fronte agli occhi di tutti, di non aver paura. Pubblicherà una articolo con la sua firma, eludendo la censura con uno stratagemma, svelando al mondo ciò che anche nel pacifico Portogallo succedeva.

In realtà non è solo la conoscenza di Monteiro Rossi che provoca questo mutamento nella vita di Pereira: egli era infatti già predisposto al cambiamento, gli mancava solo il coraggio di attuarlo.

Determinante nell’itinerario verso la presa di coscienza è la conoscenza del dottor Cardoso, presso la clinica talassoterapica di Parede, seguace delle teorie dei médecins-philosophes, secondo i quali nell’essere umano più anime contrinuiscono alla formazione della personalità, tra le quali un io diventa egemone, in base alle teorie di Alfred Binet. Pereira si pente del suo modo di afrontare la vita: prevale nella sua identità un nuovo io egemone.

Determinante è anche l’incontro con una donna ebrea, la signora Delgado, conosciuta in treno. E’ l’unico accenno alla questione ebraica: la donna, di origini portighesi, è in fuga dalla Germania, diretta in America dove spera di trovare un’accoglienza migliore. Ella, saputo che Pereira è un giornalista, gli chiede di denunciare ciò che accade in Europa:"Esprima il suo libero pensiero, faccia qualcosa". Pereira promette che lo farà. Eventi scatenanti dell’assunzione di responsabilità di fronte alla Storia sono anche l’assassinio politico di un carrettiere dell’Alentejo, che svolgeva lotta sindacale, e l’incendio alla macelleria ebraica del giovane David Mayer.

Ma Pereira si accorge anche che quelli che credeva suoi amici, come Silva, suo compagno in gioventù ora docente universitario asservito al regime, o lo stesso direttore del giornale, non sono più in consonanza con lui, sente di essere solo in un Portogallo in cui non ci può essere né libertà, né cultura: gli intellettuali scappano e il clima è di desolazione e morte.

In 25 capitoli Tabucchi ci racconta "una testimonianza", la soria di un uomo che riesce a vincere se stesso, a mutare vita, a lottare per qualcosa, a fare la Storia senza fuggire di fronte ad essa.

Andrà a Parigi Pereira, con un passaporto falso scelto tra quelli che aveva trovato nella giacca di Monteiro Rossi, col nome di François Baudin. Solo, con una cartella contenente tutti gli articoli scritti dal giovane, con in valigia il ritratto della moglie "posto a testa in sù perché respiri meglio", Pereira si volge ad una vita nuova, in fretta, "perché non c’era tempo da perdere, sostiene Pereira".

Bene è reso nel film il "ringiovanimento" di Pereira con la trasformazione fisica di Marcello Mastroianni mentre si allontana.

 

Bibliografia

A. Tabucchi, Sostiene Pereira, Feltrinelli, Milano, 1994;

E. Collotti, Fascismo, fascismi, Sansoni, Firenze,1989;

H.F. Ellensberg, La scoperta dell’inconscio, Bollati Boringhieri, 1972;

R. Di Caro, Finché Pereira diventò un altro, in "L’Espresso", 28 gennaio 1994;

G. Bogani, Lisbona, Italia, in "Michelangelo", anno XXIII, N° 1, gennaio-marzo 1994.

 

 


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