UN CAFFE' CON PETER PAN
Dialoghi immaginari quasi seri
di Pino Rotta
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DIALOGO DI PABLO CON GESU'
OVVERO: DISCORSO SULLA SPERANZA
PABLO: Mi chiedo perchè dalle tue parole che hanno espresso tutta la voglia di amore che da sempre l'uomo ha sentito non sia ancora nata un'umanità come tu la volevi, non dico in tutto il mondo ma almeno in quella parte di esso che ha abbracciato i tuoi insegnamenti.
GESU': Gli uomini sono deboli come bambini, davanti alle responsabilità del mondo.
Io vi ho amati tutti come fratelli, ma voi avete preso l'amore da me e l'avete restituito a mio padre perchè diventasse anche vostro padre; non da me avete accettato restituito amore, non da un uomo che ha dato amore e a cui avreste dovuto restituire amore, ma da un Padre Astratto a cui si puù chiedere senza dare, così come si chiede senza dare al proprio padre naturale.
L'egoismo ha prevalso sull'amore, ammantato nella fede nel perdono.
PABLO: Vuoi dire che per riuscire ad amare bisogno essere adulti, staccarsi dal padre a cui si chiede egoisticamente protezione, e perdono per le proprie debolezze?
GESU': Certo. Amare è donare senza senza aspettarsi una ricompensa, un premio. Anzi è di più. E' donare senza sentire bisogno di ricevere, perchè si riceve già tanto nella felicità stessa che si prova amando.
PABLO: Perù l'uomo l'uomo sente anche il bisogno di essere amato, quindi di ricevere amore; e questo non è affatto una questione di calcolo, è semplicemente nella natura dell'essere uomini.
GESU': E' vero, ma questa non è una contraddizione. Anzi è proprio la dimostrazione di quanto poco ancora l'uomo riesca ad amare; di quanto poco amore ci sia nei rapporti tra gli uomini.
Per amare veramente bisogna conoscere e stimare prima di tutto sè stessi, essere soddisfatti della propria vita e desiderare di condividere con gli altri quest'appagamento che si è riusciti a trovare in sè stessi.
PABLO: Eppure dalla tua nascita ad oggi sono innumerevoli le persone che hanno dato prova di averti amato; pensa a quanti hanno dato la vita per seguire i tuoi insegnamenti, per te.
GESU': La mia vita è durata trentatre anni, ed in quei trentatre anni non sono state poi molte le persone che mi hanno veramente amato.
Poi gli altri, tanti altri, hanno amato un'idea di me, hanno amato ciù che essi hanno pensato che fossi stato o che avrei dovuto essere. Hanno inventato l'ideologia dell'amore, che come tutte le ideologie ha portato con sè sia bene che male; ha portato la maturazione della cultura della solidarietà, ma ha anche portato il fanatismo e l'abbandono della propria dignità umana.
PABLO: Dunque non vi è stato nessuno che ti abbia amato per quello che eri?
GESU': Uno almeno c'è stato di sicuro, Giuda. Lui mi ha amato per le mie idee e per quello che esse potevano diventare per gli uomini.
PABLO: Ma ti ha venduto ai tuoi carnefici, ti ha tradito per trenta denari. Come puoi dire che ti ha amato?
GESU': Di me si raccontava che avevo camminato sulle acque, che avevo ridato la vita ai morti, che avevo trasformato in vino l'acqua, ero ormai famoso, tutti mi conoscevano, tutti sapevano dove io mi trovassi, nè io mi sono mai preoccupato di nascondermi, i romani per primi mi conoscevano, Pilato, Erode tutto il Sinedrio sapeva tutto di me, credi che avessero bisogno di pagare qualcuno per potermi arrestare?
No, la storia dei trenta denari io non l'ho mai creduta, avevano solo bisogno di trasformare un atto politico in un piccolo gesto di squallore quotidiano; in una piccola storia di soldi.
E' vero perù che Giuda non rimase al mio fianco fino alla fine, e che anzi mi accusù di avere tradito il nostro popolo, non fece nulla per impedire la mia morte, e poteva farlo, lui era un capo, aveva dei seguaci, poteva farlo e non lo fece, ed il rimorso di avere abbandonato l'amico lo uccise.
Non è questo un grande gesto di amore?
PABLO: Dici che ti ha amato per le tue idee, ma allora perchè ti abbandonù? Le tue idee era cambiate rispetto alla prima ora o fu lui a cambiare la sua opinione?
GESU': Io ero figlio di una filosofia antica ed allo stesso tempo rivoluzionaria, per quei tempi così come lo è anche oggi: la filosofia dell'amore non violento.
Ma il mio linguaggio era quello dei miei tempi, io parlavo come a quel tempo parlavano i profeti, per parabole, per immagini che infiammavano la fantasia, e la mia legenda precedeva i miei passi, ma alla fine quando cercai di far capire che le mie non erano idee politiche, e non erano le idee di un nuovo dio del popolo giudaico, ma un nuovo modo di vivere, nessuno mi capì; i romani mi credettero pazzo, gli ebbrei mi accusarono di voler sovvertire la loro religione, e Giuda, non capendo il mio messaggio, pensù che non avessi avuto il coraggio di guidare il popolo nella rivolta contro i romani.
Nessuno capì, ma non potevano capire.
Se fossi nato sulle rive del Gange anzicchè del Giordano forse sarei morto ad ottantanni rispettato come un lama.
Ma Israele era troppo vicina all'Egitto e troppo vicina alla Grecia, e lì c'era bisogno di un Dio, di un messia e di una legge, non della filosofia dei Magi.
Giuda non tradì me, si rifiutù solo di tradire sè stesso e ciù in cui credeva, anche a costo di perdere l'amico più caro e pagare con la vita poi per il dolore e la disperazione.
Quale atto di amore più grande poteva compiere?
PABLO: Ma in fondo gli ebbrei avevano ragione, tu sovvertivi la legge della loro religione.
Dicendo che non l'uomo era stato fatto per il sabato, ma il sabato per l'uomo, e non per tutti gli uomini in senso generale, ma per ogni uomo, ogni persona umana, tu gettavi le basi per un umanesimo che solo oggi riusciamo a capire e solo dopo che per molti secoli tanti filosofi, un pù per volta, hanno fatto a pezzi tutto l'apparato teologico che teneva l'uomo separato dalla natura.
Quell'uomo che per tanti millenni era rimasto sospeso tra la vita reale e lo stato di divinità. Ma la tua non era solo una nuova filosofia dell'uomo era anche una nuova filosofia della realtà oggettiva.
Ma perchè parlavi di un regno dei cieli? In fondo l'amore che predicavi era un amore che si concretizza sulla terra. Non c'era una contraddizione tra quello che predicavi e la prospettiva ultraterrena che offrivi come meta dopo la morte?
GESU': Mi hanno ucciso per molto meno.
Pensa se avessi portato alle estreme conseguenze il mio pensiero, cosa sarebbe successo. Ma in fondo non avevo nemmeno la possibilità di fare questo salto, le conoscenze scientifiche dell'uomo, in quell'epoca, erano ancora troppo limitate.
Come avrei potuto spiegare che la vita dell'uomo era vita naturale e che lo spirito stesso dell'uomo era il risultato dell'esperienza reale, e che ogni progresso nella conoscenza portava anche un progresso nella coscienza che l'uomo aveva di sè stesso e della realtà.
Era un discorso che solo oggi, con il progresso delle scienze e della comunicazione, si comincia a capire. Solo oggi si comincia a capire che lo spirito dell'uomo, con tutte le idee, i sentimenti, le ansie, deriva dalla coscienza della realtà fisica e non viceversa, non è la realtà che proviene da uno spirito assoluto, preesistente alla realtà ed all'uomo stesso, e quindi al di fuori della realtà, sovrannaturale.
PABLO: Dici che oggi si comincia a capire, ma intanto quasi tutta l'umanità ha ancora una concezione metafisica della realtà e di sè stessa.
Come è possibile che dopo tanti secoli ancora l'uomo non abbia compiuto questo passaggio culturale?
GESU': Perchè fino a quando l'uomo sarà convinto che la sua esistenza dipende da un'entità sovrannaturale ci sarà bisogno di qualcuno che spieghi come si deve interpretare la legge divina, la morale, le abitudini di vita, e questo qualcuno, che è stato chiamato Chiesa, Papa, Sacerdote, Imam, Guru, Lama o Mago per molti secoli ha tenuto saldo in mano il destino morale e politico degli uomini, fino a poco tempo addietro questo potere era tenuto nelle stesse mani dei papi, dei lama, o degli ayatollha.
Poi quando, nei paesi euro-americani, il potere politico e quello religioso si sono separati hanno trovato il modo di reggersi l'uno con l'altro, l'uno governando le cose materiali, l'economia e le istituzioni e l'altro la cultura e le coscenze, l'uno servendosi degli eserciti l'altro servendosi delle scuole.
Accumulando assieme ricchezza e potere, l'uno non permettendo di violare la proprietà privata, l'altro frenando lo sviluppo della scienza e vietando o sfigurando e denigrando lo studio di quei filosofi che avevano capito già da tempo che la realtà crea lo spirito e non viceversa.
Se avessero permesso che questa concezione filosofica si affermasse e diventasse cultura di massa gli eserciti e le chiese non sarebbero più esistiti perchè gli uomini poco per volta avrebbero capito che il loro destino e quello dei loro figli dipende solo dalle scelte di vita di ognuno degli abitanti di questa terra.
PABLO: Già, pensa quante cose sarebbero andate diversamente nella storia dell'uomo.
Niente guerre di religione, o per il possesso della terra, niente distruzione delle risorse naturale per soddisfare la sete di arricchimento e di potere di pochi a danno di tutta l'umanità e soprattutto nessuno più che nelle scuole possa decidere cosa è più intelligente leggere o cosa possono leggere i giovani senza diventare dei ìdeviatiì.
Ma forse siamo ancora in tempo a recuperare il nostro diritto ad essere dei "deviati" e magari questa devianza ci farà ritrovare la strada che porta a quell'amore che è l'unica legge che l'uomo deve e vuolo rispettare.
GESU': Forse. Ma non siate troppo ottimisti. Un altro grande pericolo è ormai alle porte e minaccia l'esistenza dell'umanità.
Oggi che il capitalismo ha vinto e la libertà di pensiero e di azione possono camminare più spedite sta per nascere un'altra grande Alleanza che potrà portare solo odio e guerra l'alleanza tra le grandi Ideologie Religiose del Mondo: Il Cattolicesimo, l'Islam e l'Ebbraismo.
Assieme possono diventare potenza politica e far precipitare il mondo in un nuovo Medio Evo.
PABLO: Come possono vincere nel 2.000 la superstizione ed il fanatismo?
GESU': Il pensiero illuminato dalla scienza è patrimonio di pochi, troppo pochi ancora nel mondo. Non c'è ragione che possa far cambiare idea a chi è in preda al fanatismo ed alla superstizione.
Basta avere fame o avere paura per non ragionare più e rifiutare la realtà accettando qualunque promessa che ci faccia sognare, anzi più è inverosimile e più è credibile.
Il duemila è una data scritta sul calendario occidentale, ma per tutto il resto del mondo il duemila è ancora lontano, molto lontano, tanto che si puù ancora fermarlo, anche in occidente.
Dialogo con CHE GUEVARA