UN CAFFE' CON PETER PAN

Dialoghi immaginari quasi seri

di Pino Rotta

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DIALOGO DI PABLO CON PETER PAN
OVVERO: DISCORSO SULLA FANTASIA



PABLO: Da bambino me ne stavo per delle ore a guardare le nuvole in cielo che disegnavano delle forme strane, mutevoli, che ai miei occhi assumevano, di volta in volta, l'aspetto di strane figure umane, di volti, di lunghe braccia, di mani enormi, di uccelli, di cavalli, e, immaginando quelle nuvole come degli esseri che viaggiavano in continuazione nel cielo, cercavo di pensare da quali paesi lontani erano partite, quali avventure avevano vissuto nel loro lungo viaggio, quanti altri bambini avevano visto prima di me quelle immagini. Poi, da adolescente, mi fermavo a sognare sull'atlante geografico, materializzando, nei miei sogni ad occhi aperti, strani mondi meravigliosi, uomini e donne lontati e strani, nei loro villaggi in cima alle montagne e nel mezzo delle savane sterminate, sulle loro imbarcazioni che solcavano i mari. Poi sono diventato adulto e, come accade per i fiumi che non sono più arricchiti dalla pioggia, la mia immaginazione non è più riuscita a rivivere quei sogni ad occhi aperti.
PETER PAN: Io invece su quelle nuvole ci sono nato, e sopra di esse ho continuato per sempre a viaggiare ed a vedere quei mondi lontani e misteriosi, e ti giuro che quei mondi esistono veramente, non sono un sogno di bambini.
PABLO: Ho letto tutti i libri di Giulio Verne, di Emilio Salgari, di Peter Asbjornsen, di Omero, di Virgilio, di Marco Polo, quante volte ho immaginato di vivere dentro le loro storie.
PETER PAN: Lo so. Ti ho visto sull'Isola Misteriosa quando guardavi, nascosto dentro la caverna sulla parete rocciosa, il mare in cerca di una nave di pirati, e ricordo quanta paura avevi quando ti sentivi inseguito nella notte buia dai kroll nelle Fiabe Norvegesi. C'ero anch'io l" con te, ma tu non potevi saperlo, non potevi vedermi. Poi piano piano mi hai allontanato da te, perchè io potevo entrare solo nei tuoi sogni, e quando tu non hai più sognato io mi sono sentito un pò solo, perchè avevo perso un compagno di sogni.
PABLO: Mi piacerebbe tanto ritornare a vivere in quei mondi fantastici.
PETER PAN: Questo è possibile. Mi hai chiamato per questo no?
PABLO: sì. Ma ho fatto venire te nella mia realtà non sono venuto io nella tua fantastilandia.
PETER PAN: Se sei riuscito a farmi tornare nella tua realtà vedrai che sarà facile tornare assieme a fantastilandia.
PABLO: Ma io non voglio fare, solo ancora per una volta, un altro sogno ad occhi aperti. Alla mia età che senso vuoi che possa avere.
PETER PAN: Lo scoprirai da solo. E poi quando tornerai, alla tua età, nel mondo della fantasia, vedrai che non te ne separerai più.
PABLO: Ma non è giusto. Si deve pur crescere e diventare adulti nella vita, prima o poi.
PETER PAN: Nel mio mondo non ci sono cose giuste o ingiuste, c'è solo un attimo. Basta volerlo e potrai viverlo questo attimo.
PABLO: Ma un attimo, proprio perchè è un attimo, è già passato nel momento stesso che l'hai vissuto, e non resta nulla di più.
PETER PAN: Un attimo della fantasia non passa mai.
PABLO: Allora buttiamoci, non chiedo di meglio. Viviamo quest'attimo.
PETER PAN: Chiudi gli occhi ed immagina di volare. Guarda giu' nel mondo che sta sotto di te.
PABLO: sì, ci riesco. Ma vedo sempre il mio mondo reale. Gli uomini, le automobili, i palazzi. Non è il mondo delle mie fiabe da bambino.
PETER PAN: Aspetta. Non è come credi. Guarda bene. Quello che vedi non è il mondo reale. Vedi gli uomini sorridono, parlano serenamente, giocano come i bambini. E poi guarda, riescono a volare come stai facendo tu adesso.
PABLO: E' vero. Li vedo. Scendiamo un poco. Voglio guardare la gente più da vicino.
PETER PAN: Bene. Guarda quelle due persone, quell'uomo e quella donna. Guarda, sono strani, sembrano emozionati da qualche cosa. Chi sa cos'è che li sta trascinando?
PABLO: Si guardano negli occhi. Stanno in mezzo a tanta altra gente eppure, sembra che cerchino un cantuccio per starsene soli; guarda, si sono sfiorati la mano l'uno con l'altra; adesso si sono separati, c'è altra gente con loro, non riescono a toccarsi, hanno distolto i loro sguardi. Adesso, con gli occhi, si cercano ancora. Si sono avvicinati di nuovo; guarda ora si prendono per mano; stanno volando, sono un turbine che si alza in alto, girano sempre più velocemente. Guarda, ora sono spariti in alto.
PETER PAN: E' un effetto straordinario, eppure succede spesso, sono solo innamorati.
PABLO: Ma anche nella realtà la gente si innamora. Però non avevo mai visto che accadesse tutto questo.
PETER PAN: Perchè non guardavi con gli occhi delle tue emozioni. Queste cose non si riesce a vederle con gli occhi della realtà.
PABLO: Ma che succede ora? La case, i palazzi cambiano forma.
PETER PAN: Aspetta. Non è ancora tutto.
PABLO: E' vero, anche il loro colore sta cambiando. Sono diventati più piccoli, si sono arrotondati, ed hanno tanti colori differenti. Sembrano dei funghi disseminati in un prato.
PETER PAN: Ed anche le strade sono cambiate. Guarda, sono diventate ruscelli d'acqua. E guarda quanti ponticelli di legno per attraversarle.
PABLO: E quanti alberi. Ma questo è il villaggio delle mie favole di bambino.
PETER PAN: No. Questo accade ora, qui. Si materializzano i pensieri di tutta quella gente che vedi per le strade.
PABLO: Quella gente che prima se ne stava infilata dentro le loro automobili, in fila una dietro l'altra, come un lungo enorme serpente d'acciaio. Ma ora non vedo più auto, tutti vanno a piedi, si fermano, alcuni si sono seduti in gruppo sui prati, a parlare.
PETER PAN: Già a parlare. Ma non ti sembra incredibile che la gente possa parlare.
PABLO: E' importante parlare. Vuoi dire che è incredibile che la natura ci abbia fornito questa facoltà così straordinaria.
PETER PAN: No, volgio proprio dire che le parole sono una cosa straordinaria. Vieni, facciamo un altro viaggio.
PABLO: Ehi?! Ma che succede siamo diventati invisibili. Ed è tutto buio.
PETER PAN: No, siamo solo diventati piccolissimi.
PABLO: E adesso dove siamo? Mi sembra di muovermi su un rullo di gomma.
PETER PAN: Siamo atterrati su una parola.
PABLO: Come su una parola?..Una parola è un suono, non ci puoi camminare o starci seduto sopra.
PETER PAN: Non dimenticare che stai viaggiando con me. Nulla è impossibile. E poi chi lo dice che le parole sono solo dei suoni? Adesso vedrai. Questa ad esempio, sta per iniziare a muoversi...
PABLO: Hai ragione. Guarda, che strana luce; è comparsa soloper un attimo e poi è sparita.
PETER PAN: Doveva essere il segnale. Ora ci muoviamo. Ecco il movimento diventa sempre più forte.
PABLO: Accidenti! Sembra di stare sulle montagne russe. Guarda, la luce. Ora mi sembra di stare su una freccia. Che strana faccia ha quella persona che abbiano di fronte. Guarda verso di noi. L'abbiamo raggiunto. Ma ora che succede? Il movimento è cambiato, e stiamo tornando indietro più lentamente, più dolcemente.
PETER PAN: Siamo usciti dai pensieri di una persona, entrati in quelli di un'altra, e stiamo tornando indietro.
PABLO: Ma perchè il movimento è cambiato?
PETER PAN: Ancora non riesci a capire il linguaggio della fantasia? Siamo usciti dai pensieri di una persona che ha lanciato con una parola la sua ostilità e l'altra che ci ha ricevuti, nei suoi pensieri, ci ha restituiti indietro con un messaggio di pace.
PABLO: Vuoi dire che le parole assumono consistenza a secondo dei sentimenti che esprimono, non è così?
PETER PAN: sì, è proprio così. Sarà forse per questo che ci sono parole che feriscono e parole che ti fanno star bene.
PABLO: E' meraviglioso; sto scoprendo un mondo, per me, assolutamente nuovo ed incredibile.
PETER PAN: Forse è incredibile, ma di certo non è nuovo. E' solo che lo avevi dimenticato. Diventando adulto non riuscivi più a vederlo, a capirne il linguaggio. Ora lo stai riscoprendo?
PABLO: Credo di sì. Voglio provare a portarti io in un'altra fantasia. Voglio creare per te una fiaba.
PETER PAN: Puoi farlo. Ma la fantasia si può usare meglio per leggere le fiabe che già stanno scritte nella vita di ogni giorno, di ogni persona.
PABLO: Cosa c'è di fiaba nella mia vita di ogni giorno? Non faccio altro che alzarmi ogni mattina alla stessa ora, andare a lavorare nello stesso posto, fare sempre le stesse cose, incontrare le stesse persone. Insomma io so sempre ogni giorno in anticipo come sarà la mia giornata, cosa farò, chi incontrerò, di cosa parlerò, tutto sempre monotonamente ripetuto e prevedibile.
PETER PAN: Questo perchè non riesci a capire il linguaggio degli oggetti, delle parole, dei pensieri, degli sguardi, dei sogni, di tutta la realtà, insomma, che ogni giorno forma la tua vita. Prova ad immaginare, e raccontarmi, la fiaba di una tua giornata qualunque, leggendola nel libro della fantasia, tua e di tutti coloro che ti stanno intorno. Se fai uno sforzo puoi riuscirci. Dai! prova.
PABLO: Va bene. E' mattina, però è ancora buoio, io mi alzo appena suona la sveglia alle sette in punto. Mi lavo, mi vesto, esco di casa, prendo la macchina, vado in ufficio, guarda come è buio, non deve ancora essere sorto il sole...
PETER PAN: Aspetta. Fermati. Ma sei già in ufficio?! Se vai di questo passo sarà subito di nuovo mattina e tu non avrai vissuto nemmeno un solo minuto della tua vita, avrai solo corso dietro le lancette dell'orologio. No, non è così che devi raccontarmi la tua fiaba. Voglio sentire il rumore del tempo che scorre, il fruscio dei tuoi pensieri, voglio vedere il colore degli occhi delle persone che incontri, questo mi devi raccontare. Dai! ricomincia.
PABLO: sì, ho capito. Va bene ci provo...allora comincio. Ascolta. E' mattina. Lo senti il mio respiro calmo, sotto le coperte? Quando fa freddo, sotto le coperte sembra di essere proprio in un nido. Adesso c'è un raggio di sole che mi tocca la fronte, ogni sera dimentico sempre di chiudere bene la finestra. Sento un solletico lieve sulla pelle, ecco il sole accende i miei occhi, è ora di tirar fuori il naso da sotto le coperte. Fuori già c'è gente per strada, la vedi? Guarda un attimo fuori dalla finestra.
PETER PAN: Senti anche il rumore dell'acqua. Non solo lo puoi sentire, puoi anche vedere le gocce che escono dal getto della doccia, mentre ci stai proprio sotto.
PABLO: Mi piace molto cercare di prendere le gocce d'acqua con le dita, mentre stanno uscendo dalla doccia; mi scappano dalle dita e rotolano sulla pelle, guarda come luccicano. Ed il tepore dell'accappatoio addosso mentre mi asciugo l'acqua dal corpo... Oggi metterò quel maglione rosso che ho comprato l'anno scorso in montagna, mi ricorda la neve e gli alberi imbiancati... Ora sono già fuori. Quanta gente per strada, hanno tutti l'aria ancora un pò assonnata. Guarda quell'uomo dentro quel bar, sta giocando con i suoi pensieri dentro la tazzina del caffè, faccio anch'io lo stesso ogni tanto. E' come se dentro il caffè riuscissi a vedere i buffi disegni creati dal cucchiaino che gira. Ora sento delle vibrazioni, sono delle senzazioni piacevoli, che conosco da tanto tempo ma che non mi ero mai fermato ad ascoltare. Sono i pensieri dei miei amici, quanta gente conoscono in questo posto... Ma questo è proprio il posto dove io lavoro. Oggi però ha un colore diverso dagli altri giorni. Anzi ha moltissimi colori.
PETER PAN: Sono i colori dei pensieri degli altri che stanno attorno a te. Guarda come si toccano, rimbalzano, tornano a nascondersi e poi ricompaiono di un altro colore.
PABLO: Qui ce n'è uno più caldo, più intenso. Questa persona mi sta parlando. Guarda riesco a capire i suoi pensieri ma non vedo muovere le sue labbra.
PETER PAN: Ti sta parlando con gli occhi. E' contento di vederti, di cominciare una nuova giornata con te.
PABLO: Guarda quei fogli si muovono da soli... ma... sono il mio lavoro. Però io non sono dentro quella stanza, come è possibile che stia lavorando? Io sono qui fuori, per strada, sto camminando, sento il vento sulla pelle. Adesso sento il calore di una mano che mi sfiora. C'è una luce strana che entra nei miei pensieri, però è piacevole mi fa compagnia. E c'è anche un profumo gradevole...ora cosa succede? Questo colore improvvisamente grigio e stridente; mi fa star male. Non è possibile che sia tutto sparito d'un tratto...
PETER PAN: Le fiabe della vita non sono sempre belle e serene ogni istante. Ora ti hanno colpito delle parole stridenti, ed il buio è il colore dei pensieri di quella persona che vive meccanicamente; anche tu prima vedevi tutto buio, ricordi? Ma non ti agitare, continua a vivere la tua fiaba. Le sensazioni piacevoli non sono sparite. Sono la' ancora, attorno a te. Cercale e vedrai e che ricompariranno. Devi cercarle, la fantasia non è come i sogni della notte che vengono da soli, la fantasia la devi tenere per mano e se ti sfugge, a volte, la devi rincorrere e riprenderla per mano, accarezzarla, e soprattutto devi dividerla assieme a qualcun'altro. Altrimenti diventa solitudine.
PABLO: Forse è proprio questo che non avevo capito. Ho continuato a credere di avere un mondo fantastico tutto per me, il mondo dei miei sogni di adulto, ad occhi aperti, e invece questi sono solo la mia solitudine. Solo quando i sogni si incontrano diventano fantasia.
PETER PAN: Ora non hai più bisogno di me. Ora tu sei me, continua a vivere le tue fantasie, le vivremo assieme. Noi non ci separeremo mai fino a quando vorrai restare bambino e vivere la tua vita nel mondo delle tue fiabe; gli altri ti diranno di crescere ma tu lo sai che lo fanno solo perchè non si ricordano più il linguaggio della fantasia. Non dargli ascolto. Alzati in volo. Ora puoi farlo.


Dialogo con SOCRATE



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