UN CAFFE' CON PETER PAN

Dialoghi immaginari quasi seri

di Pino Rotta

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DIALOGO DI PABLO CON SOCRATE
OVVERO: DISCORSO SULLA GIUSTIZIA



PABLO: Quando ero ragazzo, a scuola, mi insegnavano che la saggezza consisteva nel riconoscere i propri limiti di conoscenza, e portavano come esempio il tuo famoso detto . Non riuscivo a capire, allora, perchè un uomo che sosteneva di non sapere nulla potesse essere considerato un saggio. Era piú logico, per me, pensare che la saggezza e la sapienza dovessero essere l'una conseguenza dell'altra. E per molti anni ho continuato a pensare a SOCRATE non come ad un saggio ma come ad un perseguitato politico che aveva deciso di sacrificare la sua vita per non rinunciare alla dignita' delle proprie idee.

SOCRATE: La dignità di un uomo non consiste nella capacità di sostenere le proprie idee ad ogni costo, ma nell'attitudine ad avere sempre idee proprie. Il sacrificio non era la mia vocazione; ero vecchio ormai quando bevvi la cicuta, la mia fu una rinuncia non un atto di coraggio. Avrei dovuto, semmai continuare a battermi per le mie idee, ed a modo mio forse l'ho fatto, ma ero stanco non ne avevo piú voglia, e poi ero ormai abituato all'ingratitudine ed all'insofferenza dei miei concittadini, che non chiedevano la virt della giustizia, ma lo spettacolo del martirio. Perchè privarli di un tale piacevole epilogo? Perchè rinunciare a chiudere le pagine della propria storia con un bel gesto?
PABLO: E' dunque preferibile essere protagonisti per un giorno, anche a costo di accettare un'infamia ingiusta, anzicchè accettare un compromesso che allontani la fine e sperare che il tempo renda giustizia?

SOCRATE: Quante volte un uomo ha accettato un verdetto iniquo ma clemente pur di salvare la vita? Forse avrei dovuto farlo anch'io, forse..,ma non l'ho fatto.
PABLO: Facendolo avresti rinunciato a tracciare un solco netto tra un'azione ingiusta ed una giusta. Tu non lo hai fatto. Per stanchezza o per dignità, ma comunque non hai accettato di rinunciare alle tue idee.
SOCRATE: Per stanchezza, solo per stanchezza. Che senso aveva battersi per tentare di far capire a chi non voleva o non poteva capire.
PABLO: Non è dunque possibile cercare di affermare la giustizia con la forza della ragione?
SOCRATE: Il tempo mi ha comunque reso quella giustizia che i miei contemporanei non vollero concedermi. Se ti mettono di fronte ad un'azione palesemente ingiusta, che provoca un danno immediato, quantificabile, allora è facile decidere da che parte stare; il bianco è bianco, il nero è nero, e uno sceglie. Se ti rubano la borsa chiedi di averla indietro e che il ladro venga punito. Ma se devi mettere in discussione lo scorrere tranquillo del tempo, se devi aprire gli occhi sulla consuetudine della tua ignavia, tacitamente condivisa dalla maggioranza, allora è molto più difficile accettare di rinunciare al quieto vivere per amore di giustizia.
PABLO: Ma giustizia e libertà sono inscindibili. Nessuna società puo' dirsi libera se non vi regna la giustizia.
SOCRATE: Questo è sicuro. Ma la giustizia è figlia della verità, e la verità spesso si preferisce ignorarla. Questo è sempre accaduto, oggi come ai tempi miei. Nessuna giustizia e più ingiusta di quella decretata dall'opinione dei più. I cinquecento che votarono al mio processo non decisero se la mia azione fosse stata empia o meno, contarono solo i voti di chi mi credeva colpevole e di quelli che mi volevano salvo e come tu sai vinse la maggioranza dell'opinione pubblica.
PABLO: Un po' come succede ai giorni nostri, spesso sono i mezzi di informazione che condannano o assolvono la gente ancor prima delle sentenze dei tribunali e spesso anche nonostante le sentenze dei tribunali. In fondo se qualcuno ti accusa, sembra dire l'opinione della gente, qualcosa di vero deve pur esserci.
SOCRATE: Ai miei tempi la gente era anche più cinica, bastavano seimila firme apposte sull'ostracon e, senza che ti fosse dovuta alcuna spiegazione o processo, eri destinato a lasciare la polis, i tuoi affetti, i tuoi averi, tutto cio' che avevi e partire per l'esilio. Ma per me non si scelse l'ostracismo, le mie polemiche avrebbero superato i confini della polis e avrebbero continuato a tormentare le coscienze degli ateniesi anche senza la mia presenza fisica dentro le mura della città. I miei concittadini credettero che solo la mia morte avrebbe messo a tacere le loro coscienze.
PABLO: Non fu cosi' in effetti, perchè dopo di te i tuoi discepoli, Platone primo fra tutti, continuarono a far vivere le tue idee.
SOCRATE: Platone!.. il giorno della mia condanna era a letto con il raffreddore, Pietro rinnego' tre volte Cristo e Paolo rinnegò Pietro. Solo quando sei in vita e la tua voce puo' scandalizzare la gente con la tua verità, guardando gli altri negli occhi con tanta forza da farglieli abbassare a terra, puoi far valere la tua ragione, ma la ragione e la verità non sempre portano alla giustizia.
PABLO: Intendi dire che la giustizia in terra è un raro avvenimento, che bisogna aspettare la giustizia divina.
SOCRATE: La storiella del Tartaro e della Vera Terra...vedo che ti ha colpito. Si, aveva colpito anche me da giovane quando ascoltavo le antiche leggende sugli Inferi e sull'Isola dei Beati, ma erano solo i racconti dei vecchi che rammentavano ad alta voce le elegiache teogonie di Esiodo. Io non ho mai creduto che gli dei tenessero in alcun conto le sorti degli uomini; certo il fulmine di Zeus cadde spesso sui greci, ma solo per capriccio, o per punire la presunzione degli uomini che osavano sfidare la potenza divina; ma null'altro. Non giudizi divini sulle azioni umane. L'unica giustizia in terra è quella degli uomini.
PABLO: Dunque la giustizia è il rispetto delle leggi che vengono scritte dagli uomini.
SOCRATE: Sempre. Anche quando le leggi colpiscono i tuoi più importanti interessi e convenienze personali ad esse si deve rispetto ed obbedienza.
PABLO: Ma con il tempo una legge puo' non rappresentare più il sentimento di giustizia espresso dalla società. Bisogna dunque rispettarla anche in quel caso? Anche quando quella tale legge è ormai sorpassata dai tempi?
SOCRATE: Conosci forse tu una legge che non sia stata abrogata? Le leggi sono fatte dagli uomini per gli uomini e quindi possono e debbono nascere, vivere e morire nel tempo esattamente come chi le crea. Ma finchè esse sono in auge le si deve rispettare. Cambiarle si puo', spesso si deve, mai disobbedirle.
PABLO: Oltre alle leggi degli uomini però vi sono anche quelle divine. Quelle non si puo' certo cambiarle.
SOCRATE: I vostri dei sono troppo umani e troppo vecchi per dire che abbiano facoltà di dettare leggi immutabili. Anche quando cinge il capo con la corona di dio è sempre un uomo che detta la legge; ed è proprio quando è la testa cinta da tale corona che detta leggi, e che tali leggi dichiara siano immutabili che bisogna pensare di cambiare legge, corona e testa.
PABLO: Ne capisco ora meno di prima. Ma insomma che cos'è la giustizia allora? E' solo il rispetto di formule scritte?
SOCRATE: La legge scritta, quella è solo la legge dei tempi. La giustizia è parte delle categorie dello spirito. Ogni società, in ogni tempo e cultura ha un proprio senso della giustizia. I tribunali giudicano sulla scorta della legge. Ma ogni uomo giudica in base al suo senso della giustizia. E anche quando viene emessa una sentenza di condanna o di assoluzione da parte di un tribunale ogni uomo, dentro di sè sa che la sentezza puo' essere giusta in base alla legge ma assolutamente contraria al senso di giustizia. Quale tribunale puù giudicare il danno subito dai sentimenti feriti o umiliati da un'azione magari del tutto conforme alla lettera della legge scritta?
PABLO: Con questo vuoi dire che la giustizia non esiste, che quasi mai ci si puù aspettare di avere riparato un torto subito?

SOCRATE: Si puù ottenere il risarcimento di un danno, ma dimmi, saresti soddisfatto se dopo essere stato privato del diritto di amare la tua donna perchè un prepotente la allontana da te, dopo molti anni il prepotente fosse punito e tu ricevessi una somma di denaro per risarcimento? Giustizia è che nessuno ti privi del diritto alla tua libertà, alla tua dignità, ai tuoi sentimenti, ma una volta privato di questi tuoi diritti nessun tribunale potrà mai far tornare indietro il tempo e restituirtelo, ma solo quantificare il danno e fissare l'eventuale risarcimento. Se poi il tuo senso di giustizia e la tua verità sono in conflitto con la morale comune non solo nessun tribunale difenderà il tuo diritto ma quasi sicuramente verrai condannato ed additato a pericolo per la società.
PABLO: Già, e se i giudici non ti condannano per la tua diversità, sarà la gente, la famosa opinione pubblica, a bollarti come anormale, pazzo, o anche solo "eccentrico".
SOCRATE: Vedi come è difficile definire la giustizia. Tanto vale vivere la propria vita rispettando fino in fondo le proprie idee e convinzioni, senza curarsi di quello che gli altri considerano giusto o sbagliato e senza neanche condannare i tuoi accusatori, se non riescono a capire il tuo senso di giustizia, ma cercando di essere giusti per scelta e non perchè esiste o non esiste una legge che detta le norme della giustizia. Rispettando la libertà di ognuno di essere sè stesso e difendendo il proprio diritto ad essere diverso.


Dialogo con Vladimir MAJAKOVSKIJ


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