UN CAFFE' CON PETER PAN
Dialoghi immaginari quasi seri
di Pino Rotta
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DIALOGO DI PABLO CON MONSIEUR FRANÇOIS MARIA AROUET
DETTO VOLTAIRE
OVVERO: DISCORSO SULLA MORALE E L'EGUAGLIANZA
PABLO: No, non si allarmi monsieur!...Non sta sognando, non so spiegarle come è arrivato qui...ma...si, insomma lei si trova nel ventesimo secolo!
VOLTAIRE: Ma come è possibile? E perchè?...
PABLO: Non lo so. E' la televisione, come faccio a spiegarle... E' uno strumento tecnologico per guardare cose e uomini a distanza, per la comunicazione visiva a distanza, è un nuovo tipo di tivu interattiva, solo che questa interagisce con il tempo, io ho solo scelto un canale, spinto un tasto del telecomando, e lei era qui... Insomma lei è stato attratto solo dalla mia curiosità.
Si, la curiosità di parlare con un filosofo come monsieur de
Voltaire, qui nel mio tempo.
VOLTAIRE: Ma il ventesimo secolo deve ancora arrivare.
Come può dire che siamo nel ventesimo secolo?
PABLO: Glielo posso dimostrare. Non vede i miei vestiti?
S", questo è solo un pigiama, ma anche come pigiama non le sembra che sia diverso dalla sua giacca da camera?
VOLTAIRE: Un vestito, per quanto possa essere stravagante non dimostra un bel niente.
Un uomo appartiene alla sua epoca per il suo modo di pensare, non per il suo modo di vestire.
PABLO: Più che giusto. Ma nella mia epoca il vestire indica anche il modo di pensare della gente.
Ed io non andrei mai a letto in camicia da notte, non si usa piu'. E' fuori moda, e la moda è segno dei tempi e del modo di pensare.
VOLTAIRE: Va bene, contravverrò per una volta alla mia natura filosofica, le credo. Siamo nel ventesimo secolo.
Ma cosa vuole da me? Tutto questo per parlare di filosofia? Non poteva leggere i miei scritti?
PABLO: No, non per parlare di filosofia...o forse si ... Ma soprattutto per avere la sua impressione sul modo di vivere di oggi.
La voglio portare in giro a conoscere la società dei miei tempi. Non le interessa?
VOLTAIRE: Come potrebbe non interessarmi.
La sete di conoscenza spinge da sempre l'uomo a superare sè stesso in ogni sua azione.
Conoscere è la cosa più importante nella vita di ogni uomo.
PABLO: Sapevo che non mi avrebbe deluso.
Bene allora usciamo e cominciamo il nostro viaggio nel ventesimo secolo.
Prima però mi scusi devo fare una telefonata...già, ma lei non sa cos'è un telefono.
Le spiego...E' un'altro strumento tecnologico per parlare a distanza con altre persone. Oggi si può parlare con chiunque, in qualsiasi momento ed in qualunque punto del mondo ci si trovi. Non è fantastico?
VOLTAIRE: E' in effetti straordinario. Ma come si fa ad averne uno?
PABLO: Diciamo che lo si paga, anzi piu' che altro si paga l'uso. Piu' si parla e piu' si paga.
VOLTAIRE: Ma allora chi non possiede denaro non può parlare con gli altri usando il telefono?...e chi ha pochi soldi può parlare solo un poco.
Questo però non è bene, perchè per capire e farsi capire spesso c'è necessità di parlare senza star l" a contare il tempo che passa.
PABLO: Devo ammettere che è vero! Questo è un limite.
Ma oggi quasi tutti possiedono un telefono e ne fanno un largo uso.
VOLTAIRE: Vuol dirmi che tutti oggi possiedono tanto denaro da non doversi preoccupare di ben amministrarlo?
PABLO: No! Tutta'altro. Sono in pochi ad averne tanto.
Ma magari uno preferisce spendere un pò di piu' per una telefonata e un pò di meno per fare qualche altra cosa.
VOLTAIRE: Sì questo è giusto, lo capisco.
PABLO: Il telefono del mio amico è occupato, lo richiamerò dopo; possiamo uscire per la nostra passeggiata.
La prego non risparmi le sue domande su qualunque cosa colpirà la sua attenzione, sarò felice di farle da guida.
VOLTAIRE: Ho già visto che usate strane carrozze per spostarvi, ma, se non le dispiace, preferirei andare a piedi; a piedi si osserva meglio le cose e soprattutto la gente.
PABLO: Volentieri. Come vede siamo già in centro.
VOLTAIRE: Il centro di una grande città, vedo.
Tutte le grandi città, anche ai miei tempi, erano un brulicare di gente. E vedo che oggi come allora tra la folla si distinguono chiaramente i ricchi dai poveri.
Non è stata ancora raggiunta l'uguaglianza, come del resto io stesso avevo previsto già due secoli fa.
PABLO: Si è vero. Ma l'uguaglianza, oggi come allora, è un traguardo che in ogni società democratica si tende a raggiungere.
VOLTAIRE: Un traguardo irragiungibile, amico mio, mi creda.
Fino a quando tutti gli uomini non saranno affrancati dal bisogno l'uguaglianza resterà solo un'utopia.
PABLO: Però oggi la gente è più cosciente dello stato di sfruttamento che i ricchi operano sui poveri.
VOLTAIRE: più coscienti dice. Crede che ai miei tempi, o anche ai tempi dell'antica Roma, i poveri non avessero coscienza della loro condizione di sfruttati?
No, non è affatto così.Gli umili hanno sempre avuto coscienza di questo stato di cose. E' solo che quando un uomo è impegnato a procurarsi di che vivere non ha tempo di elaborare teorie filosofiche.
Non crederà che se io fossi stato costretto ad alzarmi ogni mattina all'alba per andare a lavorare nei campi sarei diventato il filosofo Voltaire?
Niente di più inverosimile, sarei rimasto per sempre Francois Marie Arouet, poco illustre e molto sconosciuto.
Ma la sorte mi ha fatto grazia di agiatezza e con essa del tempo per pensare, scrivere e non preoccuparmi dei roghi su cui i grandi teologi della Sorbonne bruciavano i miei libri.
PABLO: L'agiatezza ed una sonora dose di randellate, diciamo la verità, hanno innestato in lei lo spirito critico, ed il suo pensiero, assieme a quello di altri famosi pensatori suoi contemporanei, ha dato vita al senso critico liberale ed alla filosofia politica marxista.
VOLTAIRE: Nel mio viaggio nel tempo, fatto per arrivare fino ad oggi, ho potuto vedere gli accadimenti storici del XIX e del XX secolo, e devo dire che nulla di quello che è successo non fu da me preannunciato.
PABLO: Questo è vero. Ma non mi dirà che si è ricreduto sulla teologia e sulla metafisica.
VOLTAIRE: Tutt'altro. Proprio il fatto che si sia realizzato quanto io avevo presagito sta a dimostrare che non vi è alcun destino e nessun ordine sovrannaturale che regola le azioni umane.
PABLO: Si spieghi meglio. Perchè non mi pare che questo lo
abbia già descritto nei suoi scritti, almeno non mi pare che l'abbia fatto chiaramente.
VOLTAIRE: Prendiamo le rivoluzioni cosiddette proletarie. Guardiamole dal punto di vista delle cause che le hanno prodotte, innanzitutto.
Sono partite dalla presa di coscienza dei teorici marxisti della necessità di abbattere lo sfruttamento dei padroni sugli operai ed i contadini e dalla volontà di realizzare condizioni di uguaglianza tra tutti gli uomini.
Ora questo io lo avevo già teorizzato. Ma avevo anche teorizzato che quando un gruppo sociale (ricorda il mio esempio delle due famiglie povere e della famiglia ricca?) vuole cambiare la sua condizione l'unica soluzione che ne può derivare è o una sorta di sottomissione volontaria alle condizioni di servitu' per trarne i vantaggi possibili, o una un'azione violenta della famiglia (società o classe che si voglia) per impadronirsi dei beni della famiglia ricca.
E queste due ipotesi si sono realizzate entrambe nella storia di questi ultimi due secoli.
Le società liberali hanno realizzato il volontario asservimento dei poveri ai padroni, le società sorte dalle rivoluzioni proletarie hanno realizzato, con la violenza, la rivoluzione proletaria appunto, la presa del potere, che prima era dei ricchi, da parte dei poveri.
Ma in entrambi i casi non si sono realizzate condizioni di uguaglianza tra tutti gli uomini.
Anzi le rivoluzioni proletarie hanno prodotto un nuovo ceto di ricchi e potenti ed un sistema di sfruttamento di massa che ha impoverito di più quelle società ed ha portato a realizzare un'altra mia precognizione.
In una società in cui si vive male, avevo previsto, si sarebbe imposto di non lasciare uscire i cittadini da quel paese a loro piacimento, perchè in tal caso tutti sarebbero andati via e quel sistema sarebbe crollato.
E' quello che è successo nei paesi comunisti, ma anche in tutti gli altri stati che hanno imposto regimi totalitari, sia laici che religiosi, sia in Europa che in Asia, che in Africa o nelle Americhe.
PABLO: Non mi vorrà dire che, con il solo uso della ragione, lei è riuscito a prevedere tutti i mali della nostra società di oggi?
VOLTAIRE: Perchè non dovrei affermarlo? E' la pura verità. Piuttosto, cos'è quel fumo che esce dalle carrozze senza cavalli? Fa un puzzo insopportabile.
PABLO: Ecco appunto. Questo è uno dei problemi che affliggono le nostre città oggi. Si chiama inquinamento. Quel fumo sono i gas di scarico del carburante che serve a far andare le automobili, le carrozze senza cavalli, come le chiamate voi.
Avevate previsto anche questo?
VOLTAIRE: Mio giovane amico, vi devo richiamare ad un maggior impegno di studi. Non avete dunque letto le mie opere?
Proprio nel mio Dizionario Filofosico, alla voce "uguaglianza", parlo giusto dell'inquinamento dell'aria; già nel mio secolo l'aria che deve contribuire alla nostra vita ci dava già malattia e morte.
Cos'altro era se non quello che oggi chiamate con il complicato termine di inquinamento?
PABLO: Dunque la ragione può spiegare tutto. Tranne l'esistenza di Dio, questa vostra teoria la conosco.
Il mistero di Dio e dell'esistenza dell'universo non può essere nè spiegato, nè indagato dalla mente umana.
VOLTAIRE: Il Grande Architetto del mondo non ha lasciato traccia dei suoi progetti, nè leggi da rispettate per le sue creature, se non le leggi della natura scritte nella natura degli esseri e nell'essenza delle cose.
Spetta all'uomo scegliere l'uso che deve fare della sua vita e della stessa natura.
Una pietra è stata creata per essere una pietra, ma l'uomo la può trasformare in mattone per costruire una casa o in un'arma per uccidere un altro uomo.
Nell'un caso o nell'altro si potrà dire che la pietra è stata creata per essere un mattone o un'arma? No, non tutti gli effetti possono dirsi cause finali.
Di un occhio potrà dirsi che sia causa finale il cogliere la luce per guardare, di una pietra non potrà dirsi che l'effetto dato dall'uso o il non uso che se ne fa.
E questo è anche il senso della libertà di ogni uomo, egli può scegliere del come far uso della propria vita.
Ma nessuno potrà affermare che la sua verità sia la sola ed unica verità esistente al mondo e valida per il mondo.
PABLO: Qui viene fuori la sua ispirazione massonica.
VOLTAIRE: Il XVIII secolo è stato il secolo delle grandi elaborazioni del libero pensiero, ma andrei cauto con il dare etichette al modo di pensare di un uomo.
Ai miei tempi la massoneria era ancora troppo giovane per esercitare una sua influenza sul mio pensiero, forse accadde il contrario con i miei posteri che hanno conosciuto il mio pensiero.
Ogni epoca intrepreta idee ed ideali secondo la sensibiltà etica contemporanea; ciò che era un'idea sul mondo e sulla filosofia ai miei tempi non può essere trasportata sic et simpliciter in un altra epoca; con il tempo cambiano non solo le motivazioni filosofiche che sono alla base di certe concezioni di vita, ma cambia anche l'uso che si fa della conoscenza e della cultura.
Quanti nella vostra epoca si dedicano alla ricerca filosofica con lo strumento dello spirito critico, solo per esprimere il libero pensiero, dissertare sulla libertà di coscienza, sulla eguaglianza e sulla tolleranza?
Non mi pare siano tanti, a giudicare dai pochi progressi che sono stati fatti in questo campo negli ultimi due secoli.
PABLO: Senta, ho notato sa che non riesce a non seguire con
lo sguardo le ragazze che passano, capisco che ai suoi tempi non si usava la minigonna, non che a me dispiacciano ma non vorrei che fosse un segno di noia nei miei confronti, questo suo continuo distrarsi, mi dispiacerebbe se fosse cosè.
VOLTAIRE: Devo ammettere che l'avvenenza di tale moderno abbigliamento mi attrae non poco; d'altra parte con lei amico mio c'è solo un rapporto intellettuale, continui a parlare e non si curi della mia distrazione visiva, e se questo non la lusinga non so che farci.
PABLO: Un filosofo non ha dunque il senso selettivo del bello espresso nella dialettica?
VOLTAIRE: Tutto ciò che suscita ammirazione e piacere è bello, come può parlare di senso selettivo, lei ad esempio mi attrae perchè mi sta offrendo una sensazione intellettiva molto piacevole, ma altrettanto emozionante è la vista sensuale di quelle splendide gambe orgogliosamente nude.
PABLO: Guardi, la nostra passeggiata ci ha condotti davanti ad uno dei monumenti di architettura ecclesiastica più importanti di questa città, come sicuramente riconoscerà, è una cattedrale cattolica del 1600, in puro stile barocco.
Una straordinaria testimonianza della cultura europea.
VOLTAIRE: I monumenti dovrebbero rappresentare la grandezza del pensiero, delle idee che li ispirano, invece quasi sempre sono glorificazione di chi li commissiona e li paga. Anche se l'arte non è mai il frutto di un contratto commerciale, altrimenti non può definirsi arte, chi paga l'artista fa spesso un uso strumentale dell'opera, per far diventare l'opera stessa un simbolo del proprio status sociale, ma non dico che questo può sempre essere imputato come colpa dell'artista, ma tale è sempre stato nella storia.
PABLO: Certo è indubbio che l'arte ha uno straordinario potere comunicativo...
VOLTAIRE: Non solo comunicativo, ma anche persuasivo, direi perfino ammaliante, perchè mai, altrimenti, la Chiesa di Cristo, di quel Cristo che predicò l'umiltà e la povertà, si sarebbe fortificata dentro sontuose cattedrali e ricchi palazzi?
Perchè avrebbe accumulato, secolo dopo secolo, ricchezze tali che avrebbero da sole potuto sfamare tutti i poveri del mondo, se non per competere con la potenza dei principi e dei governanti di regni e nazioni?
PABLO: Questa visione negativa del potere temporale della Chiesa è pienamente condivisibile.
Ma non si può criticare il fatto che la Chiesa cattolica si sia dotata dei mezzi necessari per diffondere la magnificenza di Dio se si condivide la bontà della dottrina cattolica, e non mi pare che lei si sia mai dichiarato ateo o non cristiano, semmai ha polemizzato con i potenti della Chiesa per difendersi dalle accuse di ateismo, ed ha sempre sostenuto che chi non conosce Dio può definirsi ateo, ma non il filosofo, il quale conosce le cause finali che dimostrano l'esistenza di Dio, sulla cui natura non è dato teorizzare, ma unicamente accettare la rivelazione del Cristo.
VOLTAIRE: Bisogna distinguere accuratamente la religione dello Stato dalla religione teologica.
Quella dello Stato esige che ci siano moschee, chiese, templi, giorni consacrati alla adorazione ed al riposo, riti stabiliti dalla legge; che i ministri di questi riti godano di considerazione ma senza alcun potere; che insegnino i buoni costumi al popolo, e che i ministri della legge veglino sui costumi dei ministri dei templi.
Questa religione dello Stato non può in nessun tempo provocare disordini.
Non è cosè per la religione teologica; quest'ultima è la fonte di tutte le sciocchezze e di tutti i disordini immaginabili; è madre del fanatismo e della discordia civile; è la nemica del genere umano.
Un bonzo pretende che Fo sia un Dio; che egli sia stato predetto dai fachiri; che sia nato da un elefante bianco; che ogni bonzo possa fare un Fo con qualche smorfia.
Un talapoino dice che Fo era un sant'uomo di cui i bonzi hanno corrotto la dottrina e che è Sammonocodom il vero Dio. Dopo cento argomenti e cento smentite, le due fazioni convengono di rimettersi al dalai lama, che abita a trecento leghe di dstanza, che è immortale e perdipiù infallibile.
Le due fazioni gli inviano una solenne legazione. Il dalai lama comincia, secondo il suo divino costume, a distribuire loro ciò che la sua seggetta contiene. Le due sette lo ricevono dapprima con uguale rispetto, lo fanno seccare al sole, e lo incastonano in piccoli rosari che baciano devotamente; ma appena il dalai lama e il suo consiglio hanno pronunciato il nome di Fo, ecco che il partito condannato getta in faccia i rosari al vice dio, e vuole dargli cento scudisciate. L'altro partito difende il suo lama, da cui ha ricevuto buone terre; entrambi si battono a lungo; e quando sono stanchi di sterminarsi, di assassinarsi, di avvelenarsi reciprocamente, seguitano a scambiarsi grosse ingiurie; e il dalai lama ne ride; e distribuisce ancora la sua seggetta a chiunque gradisca ricevere le deiezioni del buon padre lama. (letteralmente tratto dal Dizionario Filosofico alla voce < Religione>, Ed. Newton, pag.261, n.d.r.).
PABLO: L'ho ascoltata con molta attenzione, ed ora capisco anche per quale motivo l'hanno accusata di ateismo.
Sì, insomma le stronzate del Dalai Lama come quelle del Papa cattolico.
Ciò che lei sostiene, in sostanza, con queste tesi è la morale cristiana non certo la religione cattolica.
Però colgo nel suo discorso una contraddizione per niente trascurabile: sostenere la legittimità della religione dello Stato equivale ad affermare che la Chiesa possiede l'autorità spirituale sugli uomini che gli proviene da quella che lei stesso definisce "la nostra santa religione che senza dubbio è la sola buona", ma se non accetta la consustanzialità Cristo/Dio come può poi sostenere l'autorità morale della fede cattolica? Da dove proverrebbe alla Chiesa la legittimità di questa autorità?
VOLTAIRE: Dal fatto che ogni uomo ha una natura spirituale
che lo porta ad accettare la validità dei principi morali rivelati dal cristianesimo.
PABLO: Un conto è dire questo, un conto è sostenere che il Cristianesimo deve essere religione di Stato e che la Chiesa ne debba detenere il monopolio dell'insegnamento morale, per giunta sotto l'egida dello Stato.
VOLTAIRE: La Chiesa è pur sempre la Chiesa di Cristo, essa possiede la tradizione cristiana, che è fondamento del nostro ordine sociale.
PABLO: L'umanità intera possiede la tradizione cristiana, i sentimenti di amore, uguaglianza e solidarietà sono sentimenti universali, e duemila anni di cultura cristiana hanno portato a maturare una coscienza laica del cristianesimo.
Lo Stato non deve affatto regolare la morale che è cosa attinente alla sfera della personalità di ogni individuo.
Lo Stato deve rendere la vita di ognuno sicura ed affrancata dal bisogno e dall'oppressione.
VOLTAIRE: Ai miei tempi nemmeno io ero ancora arrivato a tanto, credo che lei, amico mio, stia correndo qualche pericolo a parlare cosÒ, anche se non esiste più la santa inquisizione, non è certo ben accetto dalla società, ieri come oggi, un uomo che parla in questi termini. Se fossi in lei non lo farei con tanta spregiudicatezza.
PABLO: Sa cosa le dico, monsieur de Voltaire, parafrasando proprio il suo motto, "non condivido questa sua idea e non mi dispiace affatto di non dover dare la mia vita perchè lei possa continuare ad esprimerla". Anche se confesso che lei mi è molto simpatico. Adesso però la saluto. Cambio canale e vado in cerca di un'altra storia e di un altro personaggio.
VOLTAIRE: Adieu mon cher.
Dialogo con Sigmund FREUD